<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780</id><updated>2011-10-01T20:59:08.403+02:00</updated><title type='text'>Senza peli sulla lingua</title><subtitle type='html'>Pensieri in libertà di un Querciolino errante</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://querculanus.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>359</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-538421533525306244</id><published>2011-07-10T16:51:00.001+02:00</published><updated>2011-07-10T16:58:00.466+02:00</updated><title type='text'>Vescovi e Vescovi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se c’è una questione chiara, definitivamente risolta, questa è l’esclusione delle donne dal sacramento dell’Ordine. Tutti gli elementi per risolverla erano già contenuti nella dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede &lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19761015_inter-insigniores_it.html"&gt;&lt;i&gt;Inter insigniores&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; del 15 ottobre 1976. L’unico limite di quella dichiarazione era la sua “nota dottrinale”: essa veniva presentata come un documento “disciplinare, autorevole e ufficiale”, ma non “infallibile né irreformabile” (cf &lt;i&gt;Enchiridion Vaticanum&lt;/i&gt;, vol. 5, pp. 1392-3, in nota). Forse proprio per tale motivo quella dichiarazione non pose fine alle discussioni in materia. Fu cosí che Giovanni Paolo II si sentí costretto a intervenire di nuovo, in maniera piú autorevole, con la lettera apostolica &lt;a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_22051994_ordinatio-sacerdotalis_it.html"&gt;&lt;i&gt;Ordinatio sacerdotalis&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; del 22 maggio 1994. Non venivano portate nuove motivazioni a sostegno della non-ammissione delle donne al sacerdozio. Si trattava semplicemente di porre fine alle interminabili discussioni in materia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Benché la dottrina circa l’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini sia conservata dalla costante e universale Tradizione della Chiesa e sia insegnata con fermezza dal Magistero nei documenti piú recenti, tuttavia nel nostro tempo in diversi luoghi la si ritiene discutibile, o anche si attribuisce alla decisione della Chiesa di non ammettere le donne a tale ordinazione un valore meramente disciplinare.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa&lt;/i&gt;» (n. 4).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Le espressioni usate mi sembra che non lascino dubbi. Eppure anche in questo caso ci fu bisogno di un ulteriore intervento della Santa Sede per precisare il valore del pronunciamento pontificio. Ciò avvenne con la &lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19951028_dubium-ordinatio-sac_it.html"&gt;risposta a un dubbio&lt;/a&gt; da parte della Congregazione per la dottrina della fede in data 28 ottobre 1995:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«Dubbio: &lt;i&gt;Se la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera Apostolica &lt;/i&gt;Ordinatio Sacerdotalis&lt;i&gt;, come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede.&lt;/i&gt; Risposta: &lt;i&gt;Affermativa&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall’inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale&lt;/i&gt; (cf Concilio Vaticano II, &lt;i&gt;Lumen Gentium&lt;/i&gt;, 25, 2). &lt;i&gt;Pertanto, nelle presenti circostanze, il Sommo Pontefice, nell’esercizio del suo proprio ministero di confermare i fratelli &lt;/i&gt;(cf Lc 22:32) &lt;i&gt;ha proposto la medesima dottrina con una dichiarazione formale, affermando esplicitamente ciò che si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tale intervento della CDF precisa che la dottrina contenuta nella lettera apostolica &lt;i&gt;Ordinatio sacerdotalis&lt;/i&gt; è definitiva e infallibile (praticamente si tratta del secondo caso in cui è stata esercitata l’infallibilità pontificia dopo la sua definizione nel Concilio Vaticano I; la prima volta era stata con il dogma dell’Assunzione). A questi interventi specifici vanno aggiunti il can. 1024 («&lt;i&gt;Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile&lt;/i&gt;») e, se questo non dovesse apparire sufficiente per il suo carattere giuridico, il n. 1577 del &lt;i&gt;Catechismo della Chiesa cattolica:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«“&lt;i&gt;Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile&lt;/i&gt; [“vir”]”. &lt;i&gt;Il Signore Gesù ha scelto uomini&lt;/i&gt; [“viri”] &lt;i&gt;per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Che altro ci si dovrebbe aspettare dalla suprema autorità della Chiesa per porre fine alle discussioni su una determinata questione?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Eppure recentemente il Patriarca di Lisbona, il Card. José da Cruz Policarpo (quindi non Hans Küng o un qualsiasi altro teologo progressista), in un’&lt;a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/jose-da-cruz-policarpo-3374/"&gt;intervista&lt;/a&gt;&amp;nbsp;ha avuto la dabbenaggine di affermare che non esiste nessun ostacolo fondamentale dal punto di vista teologico all’ordinazione delle donne; si tratterebbe solo di una tradizione risalente ai tempi di Gesú. «&lt;i&gt;Giovanni Paolo II in un certo momento è sembrato dirimere la questione. Penso che la questione non si possa risolvere cosí. Teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale; c’è questa tradizione, diciamo cosí: non si è mai fatto in altro modo&lt;/i&gt;». Mi piacerebbe capire quale nozione abbia il Card. Policarpo di “teologia” e di “tradizione”. Ma, a parte questo, ciò che lascia piú allibiti è che un Vescovo-Patriarca-Cardinale non riesca a cogliere il valore degli interventi pontifici: un Papa dirime in maniera definitiva e infallibile una questione, e il Vescovo-Patriarca-Cardinale che fa? Si sente in diritto di affermare: «&lt;i&gt;Penso che la questione non si possa risolvere cosí&lt;/i&gt;». Di grazia, ci dica Sua Eminenza: come si dovrebbe risolvere?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Accortosi della gaffe, il Card. Policarpo ha cercato di correre ai ripari. Lo ha fatto scrivendo una &lt;a href="http://www.zenit.org/article-27336?l=italian"&gt;lettera&lt;/a&gt;, nella quale riconosce di non aver mai trattato sistematicamente la questione (ma allora, perché ne ha parlato?). «&lt;i&gt;Le reazioni a questa intervista mi hanno costretto a considerare il tema con piú attenzione, e ho verificato che, soprattutto per non aver tenuto in debito conto le ultime dichiarazioni del Magistero sul tema, ho dato luogo a queste reazioni&lt;/i&gt;» (c’era bisogno che qualcuno si indignasse per accorgersi di non “aver tenuto in debito conto le ultime dichiarazioni del Magistero sul tema”?). Passa quindi a riaffermare la sua assoluta comunione col Santo Padre (se è comunione l’ignorare o il prendere sottogamba il suo magistero infallibile…) e la dignità della donna nella Chiesa (che nessuno si era mai sognato di mettere in discussione). Termina ribadendo che solo inizialmente poteva sembrare che si trattasse si una questione aperta; gli interventi piú recenti del Magistero interpretano la tradizione di ordinare esclusivamente uomini «&lt;i&gt;non solo come un modo pratico di procedere, che può cambiare al ritmo dell’azione dello Spirito Santo, ma come espressione del mistero stesso della Chiesa, che dobbiamo accogliere nella fede&lt;/i&gt;». Mi chiedo: queste cose perché non le ha dette nell’intervista? Doveva aspettare le polemiche, per approfondire la questione e giungere a tali conclusioni? In poche parole, una toppa peggiore dello strappo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, a quanto pare, non si finisce mai di stupirsi. Sono di questi giorni le &lt;a href="http://www.cmjornal.xl.pt/detalhe/noticias/exclusivo-cm/bispos-solidarios-com-d-policarpo-212508167"&gt;dichiarazioni di solidarietà&lt;/a&gt; dei Vescovi portoghesi col Card. Policarpo. Essi trovano “esagerate” le pressioni che hanno costretto il Patriarca a pubblicare la precisazione. Sembra che anche i confratelli del Patriarca non si rendano ben conto delle loro affermazioni. Essi infatti sostengono che le dichiarazioni di Dom Policarpo sono di indole teologica e non intendono in alcun modo mettere in causa le regole della Chiesa (e ci risiamo: continuano a considerare la questione come puramente disciplinare, mentre essa è stata risolta, in maniera definitiva, proprio sul piano dottrinale!): «&lt;i&gt;Non si tratta di una questione dogmatica e, come tale, può essere discussa&lt;/i&gt;»; «&lt;i&gt;La questione deve essere dibattuta e studiata dai teologi&lt;/i&gt;»; «&lt;i&gt;Questo richiederà un dibattito molto lungo e allargato e la convocazione di un sinodo o anche di un concilio&lt;/i&gt;». E questi sarebbero i Vescovi portoghesi? Due sono le cose: o sono eretici, o sono ignoranti. Non volendo mettere in dubbio la loro buona fede, sono costretto a concludere che sono semplicemente ignoranti, che cioè non hanno mai letto né il Codice di diritto canonico né il &lt;i&gt;Catechismo della Chiesa cattolica&lt;/i&gt; né, tanto meno, la dichiarazione &lt;i&gt;Inter insigniores&lt;/i&gt; o la lettera apostolica &lt;i&gt;Ordinatio sacerdotalis&lt;/i&gt;. E, oltre a ciò, non sanno come funziona la Chiesa. Ma è proprio questo che lascia di stucco: come fanno certe persone a diventare Vescovi?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per fortuna non tutti i Vescovi sono cosí. Ho letto con grande piacere la &lt;a href="http://www.catholicnewsagency.com/news/bishop-aquila-urges-sacrament-of-confirmation-before-first-eucharist/"&gt;notizia&lt;/a&gt; che il Vescovo di Fargo, in North Dakota, Samuel J. Aquila, ha sostenuto di recente, in una conferenza, la necessità di amministrare il sacramento della Confermazione prima della prima Comunione. Oggi è diventato pressoché un dogma affermare che la Cresima è il “sacramento della maturità cristiana”, e si fa discendere da tale affermazione,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;affrettata e superficiale,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;la prassi pastorale di conferire tale sacramento durante l’adolescenza (il compianto Padre Nocent sosteneva che si era fatto della Cresima il “sacramento degli sbarbatelli”). Mettere la Confermazione dopo la prima Comunione non fa che oscurare il primato dell’Eucaristia come completamento dell’iniziazione cristiana. Secondo Bishop Aquila i bambini dovrebbero ricevere la Confermazione e la prima Comunione durante la stessa Messa (come avveniva una volta anche da noi e come è avvenuto per me 48 anni fa). La lunghezza della preparazione alla Cresima potrebbe dare l’impressione che essa sia piú importante del Battesimo e dell’Eucaristia. La convinzione che la Confermazione sia per un giovane il modo per prendere un impegno personale nella vita cristiana distorce il sacramento: «&lt;i&gt;La Confermazione non è caratterizzata dalla scelta di credere o non credere nella fede cattolica. Piuttosto, come discepoli, noi siamo scelti da Dio per ricevere la pienezza dello Spirito Santo, per essere segnati con il dono dello Spirito Santo generosamente accordato da Dio, e noi siamo chiamati a cooperare con questa grazia&lt;/i&gt;». La Cresima è ordinata all’Eucaristia: appare strano far partecipare uno alla vita eucaristica della Chiesa quando non ha ancora ricevuto «&lt;i&gt;il sigillo dello Spirito Santo, che perfeziona il vincolo personale con la comunità&lt;/i&gt;». Alcuni dicono che è necessario essere maturi per ricevere il sacramento; Bishop Aquila sostiene che anche i bambini possono essere maturi spiritualmente: «&lt;i&gt;Se sono abbastanza maturi per ricevere l’Eucaristia, che è il culmine dei sacramenti, non sono forse abbastanza maturi per ricevere il sacramento ad essa ordinato?&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Questi sí che sono Vescovi! E, oltre a essere Vescovi, sono anche teologi, che non perdono tempo a discutere questioni su cui non c’è niente da discutere, ma che ragionano con grande libertà su questioni di vitale importanza per la vita della Chiesa. Che il Signore ci doni tanti di questi Vescovi!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-538421533525306244?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/538421533525306244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/538421533525306244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/07/vescovi-e-vescovi.html' title='Vescovi e Vescovi'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-1070056130569426079</id><published>2011-07-07T12:18:00.000+02:00</published><updated>2011-07-07T12:18:52.993+02:00</updated><title type='text'>Chiesa e comunicazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Riporto l’articolo pubblicato sull’ultimo numero dell’&lt;/i&gt;Eco dei Barnabiti &lt;i&gt;(n. 2/2011, pp. 11-13) per la rubrica “Osservatorio ecclesiale”. L’articolo è stato scritto nel mese di maggio, per cui non tiene conto dei piú recenti sviluppi nel settore, come, p. es., il lancio del sito vaticano d’informazione &lt;/i&gt;News.va&lt;i&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’idea che molti, non esclusi numerosi cattolici, hanno della Chiesa è quella di una istituzione retrograda, che ha come obiettivo quello di conservare alcuni valori del passato e che rifiuta di adeguarsi alle trasformazioni in atto nella società. Si può convenire che una istituzione bimillenaria come la Chiesa possa far fatica a stare al passo coi tempi, proprio perché portatrice di una sapienza antica, che non è sempre facile coniugare con le novità del presente (va però detto che tali novità si propongono spesso come definitive e poi magari, nel giro di qualche anno, si rivelano già superate). Ma ciò non significa che la Chiesa non si renda conto dei cambiamenti in corso, che non si interroghi sul loro reale valore e che non si chieda se sia o no il caso di adeguarsi a essi, se non addirittura farli propri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una delle grandi trasformazioni che hanno interessato il mondo moderno e lo hanno reso un “villaggio globale” (Marshall McLuhan) è l’invenzione e la diffusione dei mezzi di comunicazione sociale: la stampa, il cinema, il telefono, la radio, la televisione, il computer, Internet… Ebbene, la Chiesa ha capito subito che si trovava di fronte a novità importanti, che avrebbero avuto un influsso considerevole — nel bene e nel male — sulla vita degli uomini, e di fronte alle quali non avrebbe potuto rimanere indifferente.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uno dei primi documenti del Concilio Vaticano II riguardava proprio i &lt;i&gt;mass media&lt;/i&gt;. Si tratta del Decreto sui mezzi di comunicazione sociale (&lt;i&gt;Inter mirifica&lt;/i&gt;), approvato il 4 dicembre 1963. In esso si spiegava il motivo per cui la Chiesa non può non occuparsi di essi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l’uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina; anzi, il suo cuore di madre è addolorato per i danni che molto sovente il loro cattivo uso ha provocato all’umanità&lt;/i&gt;» (n. 2).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Subito dopo, il Concilio riaffermava il diritto-dovere della Chiesa a usare i &lt;i&gt;mass media:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l’annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso di questi strumenti. Compete pertanto alla Chiesa il diritto innato di usare e di possedere siffatti strumenti, nella misura in cui essi siano necessari o utili alla formazione cristiana e a ogni altra azione pastorale. Così pure è dovere dei sacri pastori istruire e guidare i fedeli perché essi, anche con l’aiuto di questi strumenti, perseguano la salvezza e perfezione propria e di tutta la famiglia umana&lt;/i&gt;» (n. 3).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non bisogna credere che la Chiesa si sia accorta dell’importanza dei mezzi di comunicazione soltanto col Vaticano II. Man mano che i nuovi strumenti venivano alla luce, la Chiesa si era affrettata a farne uso: si pensi alla pubblicazione de &lt;i&gt;L’Osservatore Romano&lt;/i&gt; (1° luglio 1861: 150 anni fa!) e degli innumerevoli periodici cattolici (un tempo si parlava di “buona stampa”); si pensi alla nascita delle case editrici cattoliche (si consideri in particolare l’opera compiuta in questo campo da Don Bosco e quella di Don Giacomo Alberione); si pensi alla fondazione della &lt;i&gt;Radio Vaticana&lt;/i&gt;, affidata da Pio XI all’inventore stesso della radio, Guglielmo Marconi (12 febbraio 1931: 80 anni fa!).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Negli ultimi anni la presenza delle radio cattoliche, in Italia e nel mondo, si è fatta sempre più capillare: si può dire che non ci sia diocesi che non abbia la propria emittente. Per non parlare di &lt;i&gt;Radio Maria&lt;/i&gt;, un vero e proprio fenomeno mediatico. Sorta come radio parrocchiale in quel di Erba (Alta Brianza), è diventata prodigiosamente una radio a diffusione mondiale: in totale sono una cinquantina le stazioni locali che formano la “World Family of Radio Maria”; ultime arrivate: RM Bosnia, RM Papua New Guinea e RM Switzerland.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In campo televisivo, forse anche per i maggiori costi che il piccolo schermo comporta, la presenza della Chiesa è meno capillare. Solo nel 1983 fu fondato il &lt;i&gt;Centro Televisivo Vaticano; &lt;/i&gt;e ancor oggi non si tratta di una vera e propria trasmittente, ma solo di un centro di produzione e di distribuzione, che garantisce le dirette papali ai diversi canali, cattolici e non, in giro per il mondo. A livello locale si sono diffuse non poche TV cattoliche, ma la loro copertura non può in alcun modo competere con quella delle reti pubbliche e private. In Italia la Conferenza episcopale si è fatta promotrice di un canale, dapprima solo satellitare e ora presente anche sul digitale terrestre: &lt;i&gt;TV2000&lt;/i&gt; (già &lt;i&gt;Sat2000&lt;/i&gt;), che però stenta a decollare. Mentre ha avuto un discreto successo a livello globale la rete americana EWTN (&lt;i&gt;Eternal Word Television Network&lt;/i&gt;), la grande intuizione di Madre Angelica che, nata come televisione via cavo, può essere ora ricevuta in ogni parte del mondo attraverso il satellite (l’inizio delle trasmissioni risale al 15 agosto 1981: 30 anni fa!). Manca ancora però alla Chiesa cattolica un canale TV internazionale, che possa competere con i grandi network, quali la BBC o &lt;i&gt;Al Jazeera&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ultimo arrivato, il computer, che ha cessato di essere un semplice strumento privato di lavoro, per diventare un mezzo di comunicazione di massa grazie a Internet, la rete mondiale che permette di connettere tra loro tutti i computer del mondo. Anche in questo caso la Chiesa si è immediatamente resa conto della rivoluzione che Internet significava nel mondo delle comunicazioni, e si è rimboccata le maniche per sfruttarlo come strumento di informazione e di diffusione del Vangelo. Ormai non esiste più istituzione cattolica (dal Vaticano alla più sperduta delle parrocchie) che non abbia il suo sito (il problema semmai sarà quello di rendere tali siti utili e interessanti, e di tenerli aggiornati). Il sito della Santa Sede (&lt;i&gt;www.vatican.va&lt;/i&gt;), iniziato nel 1997, attualmente in otto lingue (latino, italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e cinese), è diventato un punto di riferimento per tutti: pare che ammonti a cinquantamilioni il numero degli accessi mensili alle sue pagine. Ormai, se uno vuole consultare un documento del Papa o dei dicasteri della Curia Romana, non ricorre più al pur sempre prezioso &lt;i&gt;Enchiridion Vaticanum&lt;/i&gt;, ma visita il più economico e veloce sito della Santa Sede. Ma, al di là dei siti, più o meno istituzionali, ciò che lascia davvero sbalorditi è il proliferare, assolutamente inatteso e spontaneo, dei blog cattolici personali, un fenomeno che sta a dimostrare la vitalità della Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Naturalmente si tratta di fenomeni che si fa fatica a tenere sotto controllo e che richiedono un radicale cambiamento di mentalità. Farò alcuni esempi per far capire la vera e propria rivoluzione che i &lt;i&gt;mass media&lt;/i&gt; hanno portato nella vita della Chiesa. Nel passato un superiore religioso aveva il diritto-dovere, previsto dalle costituzioni, di controllare la corrispondenza dei suoi sudditi: la cosa non era difficile, dal momento che tutta la posta passava dalle sue mani. Come sarebbe possibile oggi per un superiore controllare le comunicazioni dei suoi religiosi attraverso il telefono, il cellulare, &lt;i&gt;Skype&lt;/i&gt; (il telefono via Internet), la posta elettronica, gli SMS (i messaggi sul telefonino) o la &lt;i&gt;chat&lt;/i&gt; (la comunicazione in tempo reale su Internet)? Così pure un tempo (e la norma è tuttora in vigore nel Codice di diritto canonico) si esigeva che gli scritti riguardanti la fede e i costumi ottenessero il nullaosta del Vescovo prima della pubblicazione. Come sarebbe possibile oggi chiedere l’&lt;i&gt;imprimatur&lt;/i&gt; per tutto ciò che si scrive nei blog cattolici? Chiaramente la Chiesa, che fino a non molti anni fa era abituata (e lo sentiva come un dovere) a controllare ogni attività espressiva dei suoi figli, oggi è costretta a reinterpretare e a ridefinire il suo diritto-dovere di vigilanza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Certamente, essa non può ignorare ciò che dicono non solo i fedeli, ma anche quelli che fedeli non sono. La Santa Sede lo ha imparato a sue spese due anni fa, in occasione della sospensione delle scomuniche ai quattro Vescovi lefebvriani: ci fu allora una lunga polemica perché uno di questi prelati professava posizioni negazioniste a proposito dell’Olocausto. Benedetto XVI ebbe a scrivere, nella sua lettera ai Vescovi del 10 marzo 2009: «&lt;i&gt;Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’Internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie&lt;/i&gt;». Ed effettivamente da allora gli uffici vaticani hanno incominciato a monitorare con regolarità e sistematicità la “rete”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In questi anni la Chiesa ha pure compiuto una approfondita riflessione &lt;i&gt;pastorale&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;morale&lt;/i&gt; sui mezzi di comunicazione. A tal fine è stato costituito un vero e proprio dicastero della Curia Romana, il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Due sono le istruzioni pastorali pubblicate: la &lt;i&gt;Communio et progressio&lt;/i&gt; (23 maggio 1971) e la &lt;i&gt;Aetatis novae&lt;/i&gt; (22 febbraio 1992). Altri documenti invece hanno tentato di formulare una valutazione morale dei media: il 4 giugno 2000 è stato pubblicato un documento più generale dal titolo &lt;i&gt;Etica nelle comunicazioni sociali&lt;/i&gt; e il 22 febbraio 2002 uno più specifico intitolato &lt;i&gt;Etica in Internet&lt;/i&gt;. Da parte sua, la Congregazione per l’Educazione cattolica, il 19 marzo 1986, ha emanato alcuni &lt;i&gt;Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una riflessione certamente preziosa, ma che non sempre è sufficiente per stare dietro a tutte le novità e a valutarle nella loro reale consistenza. Recentemente, per esempio, con l’esplosione dei &lt;i&gt;social networks&lt;/i&gt;, si è avuta l’impressione che la Chiesa, per non farsi accusare di inopportuni ritardi, si sia affrettata a rendersi presente in essi, senza forse premettere una approfondita riflessione critica sulla loro reale utilità (per non parlare di una loro possibile utilizzazione per secondi fini).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In ogni caso diventa sempre più importante che la Chiesa sia presente nel mondo dei media non solo per servirsene nel proprio interesse (la diffusione del Vangelo), ma anche per diventarne la “coscienza critica”. Essi rischiano infatti non solo di favorire la decadenza dei costumi (basti pensare alla pornografia, che con Internet è entrata senza ostacoli in tutte le case), ma anche di diventare strumenti di disinformazione e di propaganda ideologica. C’è bisogno che ci sia qualcuno che vigili sul corretto uso dei mezzi di comunicazione e ne denunci, se necessario, gli abusi, aprendo gli occhi della gente sui sempre possibili rischi di manipolazione. Non è remoto infatti il pericolo che, attraverso i media, si possa costruire una realtà puramente virtuale, e che la gente finisca per scambiarla con il mondo reale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-1070056130569426079?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1070056130569426079'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1070056130569426079'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/07/chiesa-e-comunicazione.html' title='Chiesa e comunicazione'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5348392270966900420</id><published>2011-07-06T12:48:00.000+02:00</published><updated>2011-07-06T12:48:14.736+02:00</updated><title type='text'>Le meraviglie di Dio nella vittoria dei martiri</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La terza edizione del &lt;i&gt;Missale Romanum&lt;/i&gt; non cessa di riservare gradite sorprese. L’ultima l’ho scoperta questa mattina, andando a celebrare la Messa di Santa Maria Goretti. Cercando il prefazio dei martiri, mi sono accorto che non ce n’era uno solo (come nelle edizioni precedenti e in tutte le traduzioni in uso), ma due: il primo, quello solito; il secondo, nuovo. Beh, non essendo un liturgista, non saprei se si tratta di un testo di nuova composizione o se è stato ripreso da qualche antico sacramentario. Per me è nuovo, e basta. E direi anche che non è male:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;De mirabilibus Dei in martyrum victoria&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;nos tibi semper et ubíque grátias ágere:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Quóniam tu magnificáris in tuórum laude Sanctórum,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;et quidquid ad eórum pértinet passiónem,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;tuæ sunt ópera miránda poténtiæ:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;qui huius fídei tríbuis cleménter ardórem,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;qui súggeris perseverántiæ firmitátem,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;qui largíris in agóne victóriam,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;per Christum Dóminum nostrum.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Propter quod cæléstia tibi atque terréstria&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;cánticum novum cóncinunt adorándo,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;et nos cum omni exércitu Angelórum&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;proclamámus, sine fine dicéntes:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tento una traduzione veloce, ma per quanto possibile letterale (quindi non utilizzabile nella liturgia), del corpo del prefazio (per l’introduzione e la conclusione mi servo della traduzione ufficiale di altri prefazi):&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Le meraviglie di Dio nella vittoria dei martiri&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;È veramente cosa buona e giusta,&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;nostro dovere e fonte di salvezza,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;rendere grazie sempre e in ogni luogo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;a te Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Tu sei glorificato nella lode dei tuoi Santi,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;e tutto ciò che concerne il loro martirio&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;è opera ammirabile della tua potenza.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Tu doni generosamente l’ardore di questa fede,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;tu procuri la tenacia della perseveranza,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;tu concedi la vittoria nel combattimento,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;per Cristo nostro Signore.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Per questo mistero di salvezza,&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;il cielo e la terra si uniscono in un cantico nuovo&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;di adorazione e di lode,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;e noi con tutti gli angeli del cielo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;proclamiamo senza fine la tua gloria:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5348392270966900420?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5348392270966900420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5348392270966900420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/07/le-meraviglie-di-dio-nella-vittoria-dei.html' title='Le meraviglie di Dio nella vittoria dei martiri'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5556071650428449235</id><published>2011-07-05T07:26:00.000+02:00</published><updated>2011-07-05T07:26:36.279+02:00</updated><title type='text'>Corse come un matto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Oggi è la festa di Sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539), Padre e Fondatore della Congregazione di San Paolo (Chierici Regolari di San Paolo, Angeliche di San Paolo, Laici di San Paolo). Una vita breve la sua, ma intensa, tutta spesa per «&lt;i&gt;il puro onore di Dio, per utilità del prossimo, per il disprezzo di se stesso&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Costituzioni&lt;/i&gt;, c. 18). Ancor prima del Concilio di Trento, contemporaneamente alla Riforma protestante, fondò una nuova compagine di sacerdoti, religiose e laici, sotto l’egida dell’Apostolo, per la «&lt;i&gt;rinnovazione del fervor cristiano&lt;/i&gt;» nella Chiesa e nella società.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Cosí esortava i suoi discepoli: «&lt;i&gt;Su, su, fratelli, se finora in noi c’è stata qualche indecisione, gettiamola via, insieme con la negligenza; e corriamo come matti non solo a Dio, ma anche verso il prossimo&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Lettera 2&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Voleva che le sue figlie predilette fossero «&lt;i&gt;apostole per rimuovere non solo l’idolatria e altri difettoni grossi dalle anime, ma per distruggere questa pestifera e maggior nemica di Cristo crocifisso, la quale sí grande regna ai tempi moderni: madonna, dico, tepidità&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Lettera 5&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Scrivendo a due coniugi quindici giorni prima di morire, li invitava a «&lt;i&gt;diventare gran santi&lt;/i&gt;»: «&lt;i&gt;Non guardate che sia io che vi dico questo, ma guardate l’affezione che vi porto; guardate come spasimo di desiderio della vostra perfezione; guardatemi il cuore, che io ve lo mostro aperto&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Lettera 11&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vorrei pagare il mio piccolo tributo al nostro Angelico Padre, riportando le litanie (in latino e italiano) che composi, proprio in occasione della festività odierna, venticinque anni fa, nel 1986. Chi conosce un po’ la sua vita (&lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/07/5-luglio-santantonio-maria-zaccaria.html"&gt;qui&lt;/a&gt; un breve sunto) e i suoi scritti, vi scoprirà non poche “risonanze”. Invito i lettori a unirsi alla preghiera a Sant’Antonio Maria Zaccaria, in particolare perché i suoi figli rimangano sempre fedeli al suo carisma e aumentino «&lt;i&gt;lo spirito e il vero fervore&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Costituzioni&lt;/i&gt;, c. 12).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-1KDBDcuSPjs/ThItmbob5dI/AAAAAAAAAto/DhCWrH34y_0/s1600/Querce.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-1KDBDcuSPjs/ThItmbob5dI/AAAAAAAAAto/DhCWrH34y_0/s320/Querce.JPG" width="260" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Kýrie, eléison&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Christe, eléison&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Kýrie, eléison&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sancta María Mater Dei, &lt;b&gt;ora pro nobis&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sancte Paule Apóstole&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sancte Pater Antóni María&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Insani ritu cucurrit&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Flos Insubris terræ&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fructus generósæ stirpis&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fili piíssimæ matris&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Spectábilis ártium et medicínæ scholáris&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mirábilis córporum médice et animárum&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Venerábilis présbyter Ecclésiæ Cremonénsis&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Assídue verbi Dei prædicátor&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fidélis mysteriórum Dei dispensátor&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sápiens plebis Dei educátor&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Christiáni renovátor fervóris&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Bonórum reparátor morum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Apostólici restaurátor institúti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Pater et fundátor&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Pater et dux&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Pater et légifer&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Levámen páuperum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Parens pátriæ&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sequéster pacis&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Pastor ómnibus ómnia facte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Operárie lassitúdine confécte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Miles ácie consúmpte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;In Christi vestigiis, ad imitationem magnorum Sanctorum&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vere amíce Dei&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vere amátor Christi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Imitátor et apóstole Dómini crucifíxi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Adorátor et præco sacratíssimæ Eucharistiæ&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Gustátor et núntie Spíritus Sancti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Puer Vírgini devóte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tiro Angelis stipáte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Redux Apóstolis ascíte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Proles Pauli legítima&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Heres sanctórum Patrum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Cultor véterum Doctórum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Glória præstántium præceptórum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;De virtute in virtutem ad bravium patriæ cælestis&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Angele in terris&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Angele in carne&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Aduléscens sicut lílium gérminans&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dives ómnia éxuens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Princeps oppróbria ampléctens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir cunctis virtútibus ornáte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir cæléstibus donis ditáte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir in discernéndo prudens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir in exsequéndo prompte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir perpétua oratióne júgiter suspénse&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir supereminénti Jesu Christi sciéntia erudíte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir divíne et sancte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir humáne et dulcis&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir caritáte ardens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir spíritu fervens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir tepiditátem abhórrens&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vir vítia exágitans&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Heros magnánime, qui bonum certámen sine mercéde certásti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Gigas exsúltans, qui cursum alácriter consummásti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Serve beáte, qui fidem usque ad mortem servásti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ductor vincens, qui regnas in ætérnum glória coronátus&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, &lt;b&gt;parce nobis, Dómine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, &lt;b&gt;exáudi nos, Dómine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, &lt;b&gt;miserére nobis&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Signore, pietà&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Cristo, pietà&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Signore, pietà&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Santa Maria Madre di Dio, &lt;b&gt;prega per noi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;San Paolo Apostolo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Santo Padre Antonio Maria&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Corse come un matto&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fiore della terra lombarda&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Frutto d’una nobile pianta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Figlio d’una madre piissima&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Studente esemplare di filosofia e medicina&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Medico rinomato dei corpi e delle anime&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Presbitero illustre della Chiesa Cremonese&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Predicatore instancabile del vangelo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Amministratore fedele dei divini misteri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Educatore sapiente del popolo di Dio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Rinnovatore della vita cristiana&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Riformatore della vita religiosa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Restauratore della vita apostolica&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Padre e fondatore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Padre e guida&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Padre e legislatore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sollievo dei poveri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Padre della patria&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mediatore di pace&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Pastore fatto tutto a tutti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Operaio stremato dalla fatica&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Soldato caduto sulla breccia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Sulle orme di Cristo, a imitazione dei grandi Santi&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vero amico di Dio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vero innamorato di Cristo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Imitatore e missionario del Crocifisso&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Adoratore e apostolo dell’Eucaristia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Conoscitore e araldo dello Spirito Santo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fanciullo consacrato alla Vergine&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Recluta attorniata dagli Angeli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Reduce accolto fra gli Apostoli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Legittimo figlio di Paolo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Erede dei santi Padri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Cultore degli antichi Dottori&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vanto d’insigni maestri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Di virtú in virtú al premio della patria celeste&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Angelo in terra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Angelo in carne&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Giovane sbocciato come un giglio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ricco spogliato di tutto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nobile bramoso d’infamia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo ornato d’ogni virtú&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo ricolmo di doni celesti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo prudente nel discernimento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo risoluto nell’azione&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo sempre sospeso nella preghiera&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo illuminato dalla sublime scienza di Cristo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo divino e santo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo dolce e umano&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo ardente di carità&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo fervente nello spirito&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo accanito contro la tiepidezza&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uomo spietato contro i vizi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Eroe generoso, che hai combattuto gratuitamente la buona battaglia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Campione esultante, che hai terminato rapidamente la corsa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Servo beato, che sei rimasto fedele fino alla morte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Capitano vittorioso, che regni in eterno coronato di gloria&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, &lt;b&gt;perdonaci, Signore&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, &lt;b&gt;ascoltaci, Signore&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, &lt;b&gt;abbi pietà di noi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5556071650428449235?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5556071650428449235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5556071650428449235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/07/corse-come-un-matto.html' title='Corse come un matto'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-1KDBDcuSPjs/ThItmbob5dI/AAAAAAAAAto/DhCWrH34y_0/s72-c/Querce.JPG' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-6309911187756128000</id><published>2011-06-19T18:09:00.001+02:00</published><updated>2011-06-19T18:23:14.437+02:00</updated><title type='text'>Riprendere il cammino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non sono un esperto; raramente mi occupo di musica sacra. Lo feci, piú di una anno fa (&lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/01/fedelta-al-concilio.html"&gt;26 gennaio 2010&lt;/a&gt;), solo per ribadire la necessità di attuare, anche in questo campo, il Concilio. Nonostante la mia incompetenza, mi fa piacere che prosegua il dibattito sulla musica sacra, anche se a tenerlo vivo è un pulpito alquanto improbabile come &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; (non ce la vedo proprio nelle vesti di chi si indigna per il basso livello delle esecuzioni liturgiche), e anche se a gettare acqua sul fuoco si faccia avanti addirittura &lt;i&gt;L’Osservatore Romano&lt;/i&gt; (che invece, a mio modesto parere, avrebbe piú di un motivo per preoccuparsi delle sorti della musica sacra). Ma tant'è.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ho letto con interesse, e non posso non condividere, il commento di &lt;a href="http://www.cantualeantonianum.com/2011/06/losservatore-romano-invita-non-litigare.html"&gt;fr. A. R.&lt;/a&gt; all’articolo di Marcello Filotei, pubblicato dal quotidiano vaticano. Non credo ci sia bisogno di tornare, ancora una volta, sulla necessità di dare attuazione alle disposizioni conciliari. &amp;nbsp;Ciò su cui invece vorrei soffermarmi è una questione piú generale, che riguarda il rapporto fra la Chiesa pre- e post-conciliare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quando ci si lamenta dello stato di abbandono in cui versa la musica sacra (basta leggere l’intervista a Mons. Pablo Colino, pubblicata su &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; e riportata nel citato post di &lt;i&gt;Cantuale Antonianum&lt;/i&gt;), si ha l’impressione che ogni problema sia iniziato col Vaticano II («&lt;i&gt;Tutto è precipitato dopo il Concilio Vaticano II, con quella superficiale ondata di pseudorinnovamento che ha fatto tanti danni in quasi tutte le nostre chiese. Basta assistere a una qualsiasi celebrazione liturgica, per sentire orride schitarrate, pianole assordanti e cori superficiali. Il tutto diretto da maestri poco preparati&lt;/i&gt;»), mentre prima del Concilio sembrerebbe che si vivesse in una sorta di Eden musicale. Ecco, mi sembra che talvolta qualcuno manchi di senso storico: mentre si è molto accurati nell’individuare i difetti del presente, si è assolutamente incapaci di cogliere i limiti del passato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non è affatto vero che prima del Concilio tutto andasse bene dal punto di vista musicale. O meglio, diciamo che era in corso uno sforzo per rimettere ordine in questo campo, uno sforzo che il Concilio aveva fatto suo e aveva rilanciato, e che poi invece, anziché proseguire, si è completamente bloccato. Tale sforzo di restaurazione della musica sacra era stato intrapreso da San Pio X con il &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; “Tra le sollecitudini” (&lt;a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_x/motu_proprio/documents/hf_p-x_motu-proprio_19031122_sollecitudini_it.html"&gt;22 novembre 1903&lt;/a&gt;), una delle tante pietre miliari del movimento liturgico che ha preparato il Vaticano II. Forse sarebbe utile andare a rileggersi quel chirografo di Papa Sarto, perché ci si accorgerebbe che già allora (cent’anni fa!) doveva esserci qualche problemino, se il Pontefice, eletto da appena tre mesi, aveva sentito il bisogno di intervenire in maniera tanto autorevole. Pio X parlava di «&lt;i&gt;abuso nelle cose del canto e della musica sacra&lt;/i&gt;», accennava al «&lt;i&gt;funesto influsso che sull’arte sacra esercita l’arte profana e teatrale&lt;/i&gt;», lamentava «&lt;i&gt;una continua tendenza a deviare dalla retta norma&lt;/i&gt;».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nell’&lt;i&gt;Istruzione sulla musica sacra&lt;/i&gt;, che con quel &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; venne emanata, si affermava: «[La musica sacra] &lt;i&gt;deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori&lt;/i&gt;» (n. 2). Dopo aver dichiarato il gregoriano «&lt;i&gt;canto proprio della Chiesa Romana&lt;/i&gt;» e «&lt;i&gt;supremo modello della musica sacra&lt;/i&gt;», disponeva che esso «&lt;i&gt;dovrà restituirsi largamente nelle funzioni del culto&lt;/i&gt;» (n. 3). Riconosciuto il valore della polifonia (n. 4), passava a trattare della musica contemporanea, di per sé non esclusa, purché «&lt;i&gt;le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani&lt;/i&gt;» (n. 5). Veniva invece totalmente escluso lo stile teatrale («&lt;i&gt;che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia&lt;/i&gt;», n. 6). Al n. 23 troviamo espresso un principio fondamentale:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;In generale è da condannare come abuso gravissimo, che nelle funzioni ecclesiastiche la liturgia apparisca secondaria e quasi a servizio della musica, mentre la musica è semplicemente parte della liturgia e sua umile ancella&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Possiamo consolarci: &lt;i&gt;nil sub sole novi&lt;/i&gt;. Anzi, si direbbe che la situazione, agli inizi del Novecento, fosse peggiore di quella attuale. Nell’articolo apparso su &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; Mons. De Gregorio fa riferimento al &lt;i&gt;Regolamento sulla musica sacra&lt;/i&gt; emanato dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1884, che condannava la diffusione nelle chiese di «&lt;i&gt;polcke, valzer, mazurche, minuetti, rondò, scottisch, varsoviennes, quadriglie, galop, controdanze, e pezzi profani come inni nazionali, canzoni popolari, erotiche o buffe, romanze…&lt;/i&gt;». E molti continuano a pensare che, prima del Concilio, in tutte le chiese si cantassero solo gregoriano e polifonia…&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Diciamo la verità: il gregoriano, col passare dei secoli, era praticamente scomparso; era rimasto esclusiva dei monasteri. Fu appunto con il &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; di San Pio X che esso venne restaurato come «&lt;i&gt;canto proprio della Chiesa Romana&lt;/i&gt;» e ne venne promossa la diffusione. Ma allora, nelle chiese che cosa si cantava? O non si cantava affatto (al massimo, si eseguiva qualche canto popolare); o, se si cantava, soprattutto nelle grandi occasioni, si era diffuso quello “stile teatrale” stigmatizzato da Papa Sarto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Che la musica di chiesa avesse assunto un carattere profano non doveva essere solo una tendenza dell’Ottocento. Secondo me, era un difetto diffuso già nei secoli precedenti. Altrimenti non si capirebbe perché nella mia Congregazione, sorta nel Cinquecento, l’Ufficio divino non doveva essere cantato (neppure in gregoriano!), ma solo recitato &lt;i&gt;recto tono&lt;/i&gt;, e le Costituzioni prescrivessero, con insolito rigore: «&lt;i&gt;Musicus cantus, etiam qui firmus vulgo dicitur, aut musica instrumenta ne admittantur ita ut dispensari hac in re non possit&lt;/i&gt; [= non si ammetta il canto, neppure quello comunemente detto fermo, o gli strumenti musicali. E in ciò non si può dispensare]» (solo nei secoli successivi tale norma fu attenuata, permettendo il canto e gli strumenti musicali «&lt;i&gt;dummodo nihil omnino profanum sapiant quod domus Dei sanctitatem dedeceat, mentesque fidelium a rerum caelestium contemplatione avertat&lt;/i&gt; [= purché non contengano alcunché di profano, che non conviene alla santità della casa di Dio e distoglie le menti dei fedeli dalla contemplazione delle cose celesti]». Ecco dunque la solita grande preoccupazione che ritorna (e che spiega l’iniziale proibizione): nelle chiese era entrata la musica profana; bisognava far di tutto per ridare sacralità alla liturgia. Esattamente il problema attuale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ci si potrebbe chiedere come mai era venuta a crearsi una simile situazione. Non so se siano stati fatti studi specifici in proposito. Io tento di dare una risposta, pienamente consapevole che essa possa essere contestata e possano essere date interpretazioni diverse. Innanzi tutto, una costatazione: non è vero che gli attuali abusi sono frutto della riforma liturgica conciliare e che col rito tridentino essi non sarebbero mai potuti accadere. Il caso che stiamo affrontando dimostra esattamente il contrario: anche prima del Concilio potevano esserci (e di fatto ci furono) abusi, e anche allora si doveva faticare per eliminarli (esattamente come oggi). Anzi, si potrebbe pensare che, almeno in campo musicale, certi abusi furono in qualche modo favoriti dalla liturgia, cosí come era stata riordinata dal Concilio di Trento. Voglio dire che era pressoché inevitabile che una liturgia che escludeva la partecipazione “attiva” dei fedeli finisse, prima o poi vittima dello “stile teatrale”. Qualcuno potrà giudicare avventata tale affermazione; può darsi che lo sia. Ma mi pare significativo che, mentre in ambito protestante si stava creando un magnifico repertorio di inni sacri che tutti i fedeli potevano (anzi, dovevano) cantare, nella Chiesa cattolica si sviluppò la polifonia, che sarà pure una starordinaria espressione di fede e di arte, ma che certo non favorisce la partecipazione diretta dei fedeli. Non c’è dubbio che la Chiesa ebbe tutti i motivi per agire come agí; ma non dobbiamo avere paura di riconoscere le inevitabili conseguenze negative che certe scelte (ripeto, pienamente legittime e giustificate) comportarono. Per fortuna, ci furono santi, come Alfonso Maria de’ Liguori, che, animati da autentico senso pastorale, composero canti popolari (p. es. &lt;i&gt;Tu scendi dalle stelle&lt;/i&gt;) per permettere ai fedeli di esprimere la loro fede con semplicità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il movimento liturgico sorse nella Chiesa proprio per porre rimedio a queste storture. San Pio X lo fece suo, ed è cosí che, a poco a poco, cominciò a diffondersi nella Chiesa l’uso del canto gregoriano. Arrivò il Concilio Vaticano II, che, a sua volta, recepí in pieno i propositi del movimento liturgico. Si sperava perciò che gli sforzi iniziati all’inizio del Novecento potessero continuare dopo il Concilio con ancor maggiore vigore. E invece, avvenne tutto il contrario: proprio perché si fraintese completamente il Concilio (anziché come una tappa della tradizione, lo si considerò come il lasciapassare verso qualsiasi novità), si pensò che fosse arrivato il momento di gettare a mare tutto il patrimonio musicale che si era accumulato nel corso dei secoli e si dovesse ricominciare tutto da capo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quel che ora bisogna fare non è altro che riprendere un cammino che si stava facendo e che a un certo punto è rimasto interrotto. Non si tratta di tornare indietro, ma di andare avanti, ricominciando da dove ci si era fermati. Non si tratta neppure di sbarazzarsi di tutto ciò che in questi anni è stato fatto (un atteggiamento infantile, molto simile a quello immediatamente successivo al Concilio); c’è sicuramente qualcosa, anzi molto, di buono che può essere salvato. Cosí pure, nel clima di ecumenismo che si è instaurato con il Concilio, potrà essere utile fare nostro il patrimonio musicale che le Comunità della Riforma hanno messo insieme in questi secoli di divisione: se quegli inni hanno nutrito la pietà dei fedeli e hanno permesso la loro partecipazione liturgica, non potrebbero forse svolgere lo stesso compito nella Chiesa cattolica meglio di tante canzonette improvvisate degli ultimi anni? Ciò che conta è l’atteggiamento di fondo: non quello di chi pensa di costituire l’inizio del mondo, ma quello di chi si riconosce parte di una storia, se ne considera debitore e sente il dovere di portarvi il suo piccolo contributo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-6309911187756128000?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6309911187756128000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6309911187756128000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/06/riprendere-il-cammino.html' title='Riprendere il cammino'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-3829098837512597143</id><published>2011-06-04T16:02:00.000+02:00</published><updated>2011-06-04T16:02:57.859+02:00</updated><title type='text'>In Ascensione Domini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Una delle novità della terza edizione del &lt;/i&gt;Missale Romanum&lt;i&gt; (2002) è l’aggiunta di alcune Messe vespertine vigiliari. Nelle precedenti edizioni (e quindi anche in tutte le traduzioni attualmente in uso), nel “Proprium de tempore”, erano previste Messe vigiliari a Natale, Pasqua e Pentecoste; nel “Proprium de Sanctis”, nelle solennità di San Giovanni Battista (24 giugno), dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno) e dell’Assunzione (15 agosto). Nella &lt;/i&gt;editio typica tertia&lt;i&gt; ne sono state aggiunte altre due: per l’Epifania e per l’Ascensione. Mi pare che si tratti di un arricchimento notevole del Messale rinnovato. Mi permetto di riportare il formulario della &lt;/i&gt;Missa in vigilia&lt;i&gt; dell’Ascensione, per quanti fossero sprovvisti del nuovo Messale, in attesa che siano pubblicate le nuove edizioni in lingua volgare. Lascio a ciascuno di gustare la ricchezza teologica e spirituale dei testi.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Ant. ad introitum&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Ps 67, 33.35&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Regna terræ cantáte Deo, psállite Dómino,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;qui ascéndit super cælum cæli;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;magnificéntia et virtus eius in núbibus, allelúia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Collecta&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Deus, cuius Fílius hódie in cælos,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Apóstolis astántibus, ascéndit,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;concéde nobis, quǽsumus,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ut secúndum eius promíssionem&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;et ille nobíscum semper in terris&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;et nos cum eo in cælo vívere mereámur.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qui tecum.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Super oblata&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Deus, cuius Unigénitus, Póntifex noster,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;semper vivens sedet ad déxteram tuam&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ad interpellándum pro nobis,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;concéde nos adíre cum fidúcia ad thronum grátiæ,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ut misericórdiam tuam consequámur.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per Christum.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Ant. ad communionem&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;cf Hebr 10, 12&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Christus, unam pro peccátis ófferens hóstiam,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;in sempitérnum sedet in déxtera Dei, allelúia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Post communionem&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quæ ex altári tuo, Domine, dona percépimus,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;accéndant in córdibus nostris cæléstis pátriæ desidérium,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;et quo præcúrsor pro nobis introívit Salvátor,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;fáciant nos, eius vestígia sectántes, conténdere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qui vivit et regnat in sǽcula sæculórum.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;C’è da rilevare però che, a quasi dieci anni dalla pubblicazione del nuovo Messale, non è stata ancora indicata, per tale Messa, una serie di letture appropriate (ricordo che in occasione della pubblicazione dell’&lt;/i&gt;editio typica altera&lt;i&gt; dell’&lt;/i&gt;Ordo lectionum Missae&lt;i&gt;, nel 1981, erano state introdotte, per quella che ora è diventata la “Messa del giorno”, due seconde letture facoltative rispettivamente per gli anni B e C). Se fosse stato fatto per tempo, le letture per la Messa vigiliare potevano essere inserite nella nuova edizione del Lezionario italiano, e si sarebbero potute usare anche in mancanza del formulario della Messa.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Un’ultima annotazione. La terza edizione del Messale ha introdotto un’aggiunta significativa anche nella Messa del giorno: alla colletta usuale ha aggiunto, come seconda opzione, l’orazione che si trovava nel &lt;/i&gt;Missale Romanum&lt;i&gt; del 1962, recuperando in tal modo un testo d’indubbio valore.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-3829098837512597143?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3829098837512597143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3829098837512597143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/06/in-ascensione-domini.html' title='In Ascensione Domini'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-4674833276224923095</id><published>2011-05-31T11:59:00.001+02:00</published><updated>2011-05-31T12:04:57.459+02:00</updated><title type='text'>Parliamo un po’ di politica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Sono stato facile profeta, un mese fa, a prevedere come sarebbe andata a finire (&lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2011/04/sovranita-limitata.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Che la decisione di Berlusconi di autorizzare i bombardamenti in Libia costituisse il suo suicidio politico, non ci voleva molto a capirlo. Oh, certo, ci saranno i soliti analisti politici che si preoccuperanno di assicurarvi che la fine di Berlusconi è dovuta soprattutto alle sue intemperanze morali. Io invece vi dico che agli italiani, di Ruby &amp;amp; C., non interessa un fico secco. Gli interessa invece della guerra in Libia. Interessa loro di Gheddafi? Ne dubito. Interessano loro le vittime civili, non solo quelle — messe in mostra dalla TV — di Gheddafi, ma anche quelle — occultate, ma innegabili — della NATO? Forse. Certamente però interessa loro che in un momento di gravissima crisi economica, in cui si chiede a tutti di fare sacrifici, si trovino poi i soldi per una guerra, di cui ancora qualcuno deve spiegarci il perché. Chi pagherà questa guerra? Già si stanno preparando nuove manovre finanziarie, per “mettere a posto i conti”. E chi ne pagherà il prezzo? Gli italiani, appunto, i quali, stufi di questa situazione, hanno voluto mandare un segnale a chi li governa.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Non so se il segnale sarà compreso. Basta vedere le reazioni ai risultati elettorali, per rendersi conto che nessuno a capito nulla. Che la sinistra canti vittoria, non può che suscitare il dubbio: ma ci fanno o ci sono? I “vincitori” di queste elezioni penseranno che gli italiani stiano chiedendo loro di riprendere al piú presto una politica di stampo zapateriano, senza accorgersi che in questi stessi giorni, in Spagna, quel tipo di politica è stata definitivamente liquidata.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Che fare, allora? Ricompattarci tutti al centro, con Casini, Fini, Rutelli (e Montezemolo)? Se c’è qualcuno che esce sconfitto da queste elezioni, è proprio il “terzo polo”, che dimostra in tal modo la sua vera natura: una operazione di laboratorio, promossa dai poteri forti, come alternativa al berlusconismo; un’operazione che, come tutte quelle di carattere azionista che l’hanno preceduta, non potrà mai raccogliere il consenso popolare.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Ieri &lt;a href="http://2.andreatornielli.it/?p=1892"&gt;Andrea Tornielli&lt;/a&gt; ha riferito di un incontro del Segretario della CEI, Mons. Mariano Crociata, con i parlamentari cattolici dei diversi schieramenti. È da un po’ di tempo che si parla della necessità, in Italia, di “una nuova generazione di politici cattolici”. Un discorso ampiamente condivisibile, anche se, almeno per il momento, si fa fatica a vedere in che modo sia possibile attuarlo. La Chiesa possiede ancora le abilità educative (famiglia, parrocchia, scuola, università, associazioni, movimenti) necessarie per poter formare una nuova generazione di politici cattolici? Non credo che si possa accusare di disfattismo chi si permette di avanzare qualche dubbio in proposito.&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Personalmente penso che, nella situazione in cui ci troviamo, non ci si possa fare illusioni su una ricomposizione immediata, come oggi si dice, del “tessuto sociale” in senso cristiano. Dopo secoli di smantellamento della “cristianità” (ché di questo si tratta: la crisi che stiamo vivendo non è, come molti credono, il risultato delle scelte avventate degli ultimi decenni, ma la conseguenza di premesse che affondano le radici lontano nel tempo), non si può pretendere di ricostruirla in quattro e quattr’otto. Al punto in cui siamo arrivati, sono convinto che non si possa piú pensare di risolvere la situazione con interventi limitati, unicamente tesi a salvare il salvabile. La stessa esperienza postbellica della DC dovrebbe insegnare qualcosa (per non parlare delle piú recenti esperienze di presenza dei cattolici nei due poli contrapposti). Penso che non rimanga altro da fare che ricominciare tutto da capo, tornare all’epoca degli apostoli e riprendere ad annunciare il &lt;/i&gt;kerygma&lt;i&gt; di Cristo morto e risorto. Nel frattempo tutto ciò che ci circonda sarà definitivamente crollato, e allora si potrà cominciare a ricostruire da zero.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;In questi giorni mi è tornato in mente un intervento che feci piú di dieci anni fa, il 19 giugno 1998, quando ero ancora alla Querce, per la presentazione di un libro scritto da un nostro insegnante impegnato in politica: &lt;/i&gt;Breviario del buon governo&lt;i&gt; del Prof. Franco Banchi. Mi permetto di riproporvelo, perché ho l’impressione che, nonostante il tempo trascorso, conservi tutta la sua attualità.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Un punto di riferimento essenziale&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Spesso si ripete, a ragione, che la politica può essere — deve essere — per il cristiano, una forma di &lt;i&gt;carità&lt;/i&gt;. Essa è certamente un servizio, e il servizio è una delle espressioni piú alte della carità. Ma non si dice mai che l’impegno politico per un cristiano è, innanzi tutto, una forma di &lt;i&gt;apostolato&lt;/i&gt;. Di solito si dà a questa espressione un significato restrittivo, come se stesse a indicare esclusivamente l’annunzio del vangelo, un compito per altro solitamente demandato al clero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Afferma il Concilio Vaticano II, nel suo decreto sull’apostolato dei laici: «&lt;i&gt;La missione della Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche di permeare e di perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Apostolicam actuositatem&lt;/i&gt;, n. 5). Dunque un’unica missione, che però si realizza in due direzioni: l’evangelizzazione e la “sacramentalizzazione” da una parte, l’animazione cristiana delle realtà terrene dall’altra. L’apostolato consiste nell’attività della Chiesa ordinata alla realizzazione di questa missione (cf &lt;i&gt;ibidem&lt;/i&gt;, n. 2). La Chiesa esercita l’apostolato mediante tutti i suoi membri, sia chierici sia laici, anche se, in genere, ai primi è riservata preferibilmente la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti, ai secondi l’animazione cristiana della società. Si tratta comunque pur sempre del medesimo apostolato, svolto in due ordini diversi, quello spirituale e quello temporale. A proposito di tali ordini, il Concilio aggiunge: «&lt;i&gt;Questi ordini, sebbene siano distinti, nell’unico disegno di Dio sono cosí legati, che Dio stesso intende ricapitolare in Cristo tutto il mondo per formare una nuova creazione, in modo iniziale su questa terra, in modo perfetto nell’ultimo giorno&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;ibidem&lt;/i&gt;, n. 5). Ne deriva il seguente corollario: «&lt;i&gt;In ambedue gli ordini il laico, che è a un tempo fedele e cittadino, deve continuamente farsi guidare dalla sola coscienza cristiana&lt;/i&gt; (“una conscientia christiana continenter duci debet”)» (&lt;i&gt;ibidem&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dunque, due sono gli ordini, ma una sola è — deve essere — la coscienza: il cristiano deve essere guidato nel suo impegno temporale &lt;i&gt;esclusivamente&lt;/i&gt; dalla coscienza cristiana. Bando perciò a tutte le dicotomie — vere e proprie schizofrenie! — che hanno segnato e, purtroppo, spesso continuano a segnare la presenza dei cattolici in politica. Talvolta si pensa che il cristiano abbia due coscienze: una, quella cristiana, a cui far riferimento nella propria vita personale, e un’altra, quella civile, necessariamente “laica”, a cui far riferimento nel proprio impegno nel mondo. Tale atteggiamento è assolutamente inaccettabile per un credente. Più volte, nei giorni scorsi, &lt;i&gt;L’Osservatore romano&lt;/i&gt; ci ha riproposto l’esempio di re Baldovino, che preferí dimettersi — ed era disposto a rinunciare al trono — pur di non firmare una legge contraria alla sua coscienza cristiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma non corriamo, in tal modo, il pericolo di ricadere in una nuova forma di integralismo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Per evitare l’integralismo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La riflessione della Chiesa negli ultimi anni ha portato a una nuova importante acquisizione, che, se osservata, impedirà di cadere nel pericolo, sempre incombente, dell’integralismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La nuova acquisizione consiste nel distinguere vari momenti nell’impegno cristiano, una specie di rifrazione, attraverso la quale, si scoprono, prima dell’impegno propriamente politico, una serie di momenti pre-politici, che non possono in alcun modo essere trascurati, se si vuole svolgere una corretta azione politica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Innanzi tutto il momento &lt;i&gt;spirituale:&lt;/i&gt; il momento della fede, della preghiera, del silenzio, dell’ascolto della parola di Dio, della formazione biblica, teologica e spirituale. È il punto di partenza, che non si può mai tralasciare: è il momento necessario per “abbeverarsi” alla fonte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quindi il momento &lt;i&gt;culturale&lt;/i&gt;, il momento dell’inculturazione del vangelo, dell’incarnazione del messaggio nelle categorie proprie di una determinata cultura. A questo proposito, meraviglia come oggi si parli tanto di inculturazione con riferimento ai popoli del terzo mondo, e poi a casa nostra si esiga un cristianesimo “tutto spirituale”, purificato da qualsiasi incrostazione culturale. Per capire l’importanza della mediazione culturale, non è necessario ricorrere a Gramsci, con la sua “teoria dell’egemonia”, dal momento che i cristiani hanno sempre fatto ciò che poi Gramsci ha teorizzato: si pensi alla prima diffusione del vangelo o anche, piú vicino a noi, a ciò che avvenne nell’Italia postunitaria, mentre vigeva il &lt;i&gt;Non expedit&lt;/i&gt;. Constatiamo con piacere che la Chiesa italiana si è messa su questa strada, con la decisione, presa al Convegno di Palermo, di procedere all’elaborazione di un nuovo “progetto culturale”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In terzo luogo, il momento &lt;i&gt;sociale&lt;/i&gt;, che consiste nell’animazione della società civile. Si pensi ai vari campi in cui è solitamente impegnato il volontariato: i giovani, i tossicodipendenti, gli handicappati, gli anziani, i lavoratori, i disoccupati, gli extracomunitari, gli emarginati in genere. Si pensi ancora alla difesa della vita e dell’ambiente. In questo vasto campo il punto di riferimento rimane la dottrina sociale della Chiesa, che durante quest’ultimo secolo ha allargato i suoi orizzonti dalla questione operaia a tutti i problemi della società odierna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Infine il momento specificamente &lt;i&gt;politico&lt;/i&gt;, che consiste nella presenza del cristiano nelle istituzioni (quartiere, comune, provincia, regione, Stato) e che può comportare anche l’assunzione di determinate responsabilità, ma che non può in alcun modo trasformarsi in pura e semplice “occupazione del potere”. L’autenticità di quest’ultimo momento dipende tutta dai momenti precedenti: solo chi è disposto a percorrere le tappe pre-politiche, sarà anche un buon politico cattolico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;Un errore da evitare&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Occorre assolutamente evitare l’errore di pensare che l’unico problema sia &lt;i&gt;da che parte stare&lt;/i&gt;, se a destra o a sinistra, o se non sia piuttosto necessario ricostituire un “grande centro”, in cui far confluire tutti i cattolici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il problema, in realtà, è molto più profondo. Attualmente noi ci troviamo di fronte non solo a una sinistra, ma anche a una destra e, ahimè, anche a un centro completamente secolarizzati. Allora il vero problema è quello di &lt;i&gt;rievangelizzare la politica&lt;/i&gt;. Occorre ricominciare da capo, come duemila anni fa: il cristiano, ovunque schierato, è chiamato a “permeare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico”. Su questo piano, sul piano della fede e dei valori morali, tutti i cattolici sono — devono essere — uniti, al di là degli schieramenti. Devono essere non cattolici di destra, di sinistra o di centro, non “cattolici liberali” o “cattolici democratici”, “cattocomunisti” o “clericofascisti”, ma semplicemente cattolici — come ci ricordava giorni fa &lt;i&gt;L’Osservatore romano&lt;/i&gt; (15-16 giugno 1998) — “cattolici senza aggettivi”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Solo una postilla, a proposito del “progetto culturale”: son passati tredici anni, e il “progetto culturale” è rimasto, appunto, un grande progetto. Questo per dire che non bastano le belle idee, le grandi intuizioni, i programmi dai vasti orizzonti. Forse bisogna proprio ripartire dall’essenziale.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-4674833276224923095?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4674833276224923095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4674833276224923095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/05/parliamo-un-po-di-politica.html' title='Parliamo un po’ di politica'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-2578656608178716275</id><published>2011-05-22T17:47:00.002+02:00</published><updated>2011-05-22T18:00:53.671+02:00</updated><title type='text'>A proposito di “Universae Ecclesiae”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Le sentenze non si discutono, si applicano&lt;/i&gt;». Semmai, si appellano. &lt;i&gt;Mutatis mutandis&lt;/i&gt;, tale principio, proprio dell’ordinamento civile, può essere estensivamente applicato anche a quello canonico. Per cui i provvedimenti dell’autorità ecclesiastica non dovrebbero essere oggetto di discussione, ma di semplice esecuzione. Nel caso di decisioni prese da un’autorità inferiore si può sempre prevedere un ricorso all’autorità superiore; nel caso degli atti pontifici, invece, non è previsto alcun tipo di ricorso: le sentenze emesse dal Sommo Pontefice sono inappellabili (can. 1629); addirittura, chi ricorre al Concilio ecumenico o al Collegio dei Vescovi contro un atto del Romano Pontefice deve essere punito con una censura (can. 1372).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Fondandomi su questo principio, avevo pensato di non pronunciarmi a proposito della pubblicazione dell’istruzione &lt;i&gt;Universae Ecclesiae&lt;/i&gt;. È vero, non si tratta di un intervento pontificio, ma di un documento della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”. Quindi, teoricamente, se ne potrebbe anche discutere; ma a me pare che esso faccia proprio ciò che devono fare le istruzioni: «&lt;i&gt;rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell’eseguirle&lt;/i&gt;» (can. 34). Mi sembra che &lt;i&gt;Universae Ecclesiae&lt;/i&gt; assolva correttamente questo compito nei confronti del m. p. &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt;, il quale, essendo un atto del Papa, non dovrebbe essere messo in discussione. Ritengo che la nuova istruzione non aggiunga molto al &lt;i&gt;motu proprio:&lt;/i&gt; essa si limita a fare alcune precisazioni, tese a evitare che d’ora in poi ci possano essere equivoci nell’interpretazione di &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se proprio si volesse cercare nell’istruzione una qualche novità rispetto al &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt;, personalmente direi che questa vada ricercata nel primo degli obiettivi del documento papale, individuati al n. 8:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«[Il motu proprio] &lt;i&gt;si propone l’obiettivo di:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;a) &lt;i&gt;offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;b) &lt;i&gt;garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l’uso della forma extraordinaria, nel presupposto che l’uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facoltà elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;c) &lt;i&gt;favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sul secondo e terzo obiettivo, nulla da eccepire, dal momento che essi sono chiaramente espressi nel &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; e nella lettera accompagnatoria ai Vescovi (si veda il mio post del &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/09/tre-anni-di-summorum-pontificum.html"&gt;16 settembre 2010&lt;/a&gt;). Onestamente, non mi sembra che si possa dire altrettanto del primo obiettivo: finora ne potevano aver parlato alcuni prelati; ma faccio fatica a trovare quell’obiettivo esplicitamente dichiarato all’interno del &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt;. In ogni caso, non ho nulla da ridire in proposito: se questa era veramente la &lt;i&gt;mens&lt;/i&gt; del Santo Padre, era giusto che essa, rimasta implicita nel &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt;, venisse esplicitata nell’istruzione. Non posso però non rilevare che, a mio modesto avviso, con l’attuale disciplina, non sarà facile raggiungere quell’obiettivo. Mi spiego: il &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; permette, ma non impone la celebrazione della Messa secondo il vecchio rito; per cui non vedo come, con una celebrazione che di fatto rimarrà limitata ai gruppi che ne faranno richiesta, si possa perseguire l’obiettivo di «&lt;i&gt;offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Potrei fermarmi qui. Ma, siccome sono stato sollecitato a prendere posizione nel dibattito che è seguito alla pubblicazione dell’istruzione, mi sembrerebbe scortese rispondere con un secco «&lt;i&gt;No comment&lt;/i&gt;». In particolare mi è stato chiesto di esprimere un’opinione sul commento del Prof. Andrea Grillo, pubblicato nel suo &lt;a href="http://grilloroma.blogspot.com/2011/05/la-nuova-istruzione-della-commissione.html"&gt;blog&lt;/a&gt; e ripreso dal &lt;a href="http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/"&gt;Padre Augé&lt;/a&gt;. Devo precisare di aver letto il post del Prof. Grillo, ma di non aver potuto seguire i commenti pubblicati nel blog &lt;i&gt;Liturgia Opus Trinitatis&lt;/i&gt;, perché da qualche tempo un misterioso problema tecnico mi impedisce di visitarlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto alle considerazioni del Prof. Grillo, si potrà pure contestare il loro tono un tantino “brutale” o, come è stato detto, “temerario”; ma non le si può ritenere prive di qualsiasi fondamento. Il suo intervento potrà certo essere criticato; ma non può essere liquidato semplicemente come la reazione isterica di un nostalgico modernista o come l’atto di insubordinazione di un liturgista disobbediente al Papa. Secondo me, esso deve essere accolto come una stimolante provocazione, che ci costringe a riflettere su una situazione che non può essere considerata scevra di problemi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non mi sembra il caso di riprendere e discutere qui le singole osservazioni di Grillo. Ritengo piú utile esporre le mie personali riflessioni (che avrei preferito tenere per me) non tanto sull’istruzione (che — ripeto — non mi sembra portatrice di grandi novità), quanto piuttosto sul “doppio regime” liturgico, introdotto dal m. p. &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt; e confermato dall’istruzione &lt;i&gt;Universae Ecclesiae&lt;/i&gt;. Che qualche problema esista non sono solo il Prof. Grillo o il Padre Augé a dirlo. Proprio questo fine-settimana Vittorio Messori, col suo solito disarmante buon senso, faceva notare:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Ma se il vecchio rito era bello e buono, come adesso si riconosce, perché è stato sostituito? Perché, anzi, è stato stravolto? Se si voleva solo cambiare la lingua, perché non è stato tradotto dal latino con solo qualche ritocco qua e là, come è avvenuto altre volte nella storia della Chiesa?&lt;/i&gt;» (&lt;a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-a-tavola-con-vittorio-messori--1934.htm"&gt;La Bussola Quotidiana&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per quanto mi riguarda, mi ero già espresso su &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt; (i vedano i post del &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/03/if-only.html"&gt;6 marzo 2009&lt;/a&gt; e del &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/07/un-lettore-mi-ha-scritto-proposito-del.html"&gt;18 luglio 2009&lt;/a&gt;). Forse qui conviene riprendere i punti allora enunciati e aggiungerne qualche altro frutto di successive riflessioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;1. Innanzi tutto, a proposito del presupposto della nuova disciplina, &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt; afferma che il vecchio rito non è stato mai abolito. Non mi sembra che tale affermazione trovi corrispondenza nella volontà piú che esplicita di Paolo VI di sostituire il &lt;i&gt;Vetus Ordo&lt;/i&gt; con il &lt;i&gt;Novus&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;2. Sono sempre stato favorevole al fatto che ai fedeli tradizionalisti fosse riconosciuto il diritto di partecipare alla Messa secondo l’antico rito; ciò che mi crea difficoltà è la totale liberalizzazione di esso. Secondo me, per garantire quel sacrosanto diritto, non era necessario giungere alla liberalizzazione (che ritengo sia stata accordata esclusivamente per motivi di “politica ecclesiastica”, vale a dire per venire incontro ai lefebvriani, che l’avevano richiesta). Quel diritto poteva essere garantito tranquillamente attraverso l’istituto dell’indulto. Si dirà: ma l’indulto già esisteva e aveva mostrato i suoi limiti. Bene, a mio parere, bisognava trovare il modo di renderlo piú efficace senza giungere alla completa liberalizzazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;3. Personalmente trovo che l’attuale “doppio regime” non possa che essere fonte di confusione e divisioni. Si dirà: ma perché non si sottolineano i medesimi pericoli quando si tratta degli abusi liturgici? Rispondo: semplicemente perché, in quel caso, si tratta appunto di abusi; qui invece si sta parlando della norma. Diverso sarebbe stato se si fosse proseguito sulla strada dell’indulto. L’indulto è un privilegio, un’eccezione alla norma, accordata a determinati gruppi, senza mettere in discussione la norma stessa, che resta vincolante per tutti (“l’eccezione conferma la regola”). Personalmente, non ho alcuna difficoltà ad ammettere l’esistenza di amministrazioni apostoliche, ordinariati, prelature personali, istituti di vita consacrata, società di vita apostolica, parrocchie, rettorie, cappellanie, associazioni di fedeli, che godano del privilegio, da prevedere negli statuti, di celebrare secondo l’antica liturgia. Ecco, se proprio la disciplina precedente non sembrava soddisfacente, si poteva disporre che in ciascuna diocesi, in assenza di istituti “Ecclesia Dei”, si istituisse una parrocchia personale o, almeno, una cappellania per venire incontro ai fedeli legati alla tradizione. Trovo difficile da accettare invece che i due usi del rito romano vengano considerati su un piano di perfetta parità, e che ognuno possa sentirsi libero di scegliere una delle due forme, e che un qualsiasi gruppo di fedeli possa andare da un parroco e “pretendere” che si celebri la Messa tridentina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;4. Faccio fatica a capire come tali gruppi di fedeli (giuridicamente non ben definiti) possano godere di una sorta di “corsia preferenziale” rispetto a tutti gli altri fedeli, che sono tenuti a uniformarsi alle norme pastorali vigenti in ciascuna diocesi. Faccio un esempio che mi tocca da vicino: noi religiosi (che non siamo dei gruppi spontanei, ma delle persone giuridiche ufficialmente riconosciute dalla Chiesa ed esenti dal governo degli Ordinari del luogo) siamo soggetti alla potestà dei Vescovi in ciò che riguarda la cura delle anime, l’esercizio pubblico del culto divino e le opere di apostolato (can. 678 § 1). In qualche caso ciò si traduce in forti limitazioni nel decidere il numero e l’orario delle Messe, nella celebrazione del triduo pasquale e nell’amministrazione dei sacramenti (prima comunione, cresima, matrimonio) nelle nostre chiese non-parrocchiali o nei nostri oratori semipubblici. Non riesco a capire perché i gruppi tradizionalisti debbano godere di facoltà piú ampie di quelle dei religiosi (al punto che possono ottenere la reiterazione dei riti della settimana santa nella stessa chiesa: &lt;i&gt;Universae Ecclesiae&lt;/i&gt;, n. 33).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;5. Uno dei punti qualificanti del &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; (piú precisamente, della concomitante lettera ai Vescovi) è la riaffermazione della continuità tra &lt;i&gt;Vetus&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Novus Ordo:&lt;/i&gt; «&lt;i&gt;Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del&lt;/i&gt; Missale Romanum. &lt;i&gt;Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura&lt;/i&gt;». Ebbene, non mi sembra che la disciplina del “doppio regime” metta in risalto tale continuità: se si parla di continuità di due segmenti, ci si pone su una stessa linea retta; se si “giustappongono” (&lt;i&gt;Universae Ecclesiae&lt;/i&gt;, n. 6; si veda il commento di &lt;a href="http://www.cantualeantonianum.com/2011/05/pensieri-sparsi-su-universae-ecclesiae_17.html"&gt;Cantuale Antonianum&lt;/a&gt;) i due riti, li si pone su due rette parallele, e non si può piú parlare di continuità. Una volta dichiarata la continuità tra il vecchio e il nuovo rito, tutti dovrebbero accettare il nuovo come sostitutivo del vecchio (senza escludere, come detto, eventuali eccezioni, che però devono rimanere tali). La giustapposizione è una forma di dualismo, che non favorisce in alcun modo la percezione della continuità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;6. La stessa terminologia scelta per distinguere i due usi (“forma ordinaria” e “forma straordinaria”), che condivido, a mio parere implicherebbe una diversa disciplina, vale a dire quella dell’indulto e non quella della coesistenza su un piano di parità (nel qual caso non si capisce perché una forma debba essere considerata “ordinaria” e l’altra “straordinaria”).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;7. Recentemente il &lt;a href="http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/05/dalla-liturgia-antica-un-ponte.html"&gt;Card. Kurt Koch&lt;/a&gt; ha affermato che Benedetto XVI avrebbe avviato col &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; la “riforma della riforma”, da lui a piú riprese auspicata prima di diventare Papa. Sinceramente tale affermazione suscita in me qualche perplessità: non riesco a vedere come la liberalizzazione del rito tridentino possa segnare l’inizio della “riforma della riforma”. A mio parere, una “riforma della riforma” era già in corso nella Chiesa dal giorno in cui era entrato in vigore il &lt;i&gt;Novus Ordo&lt;/i&gt;. Certo, nessuno usava quell’espressione, ma di fatto di questo si trattava; o, se vogliamo, si trattava di una continuazione, di uno sviluppo della riforma. Un fatto è certo: la riforma liturgica non poteva dirsi conclusa. Man mano che passavano gli anni venivano introdotte delle correzioni e degli adattamenti; molto spesso si recuperavano elementi che erano stati forse un po’ frettolosamente accantonati dalla prima riforma. Testimoni di tale evoluzione sono le tre edizioni del &lt;i&gt;Missale Romanum:&lt;/i&gt; si faccia un confronto tra la prima e la terza, e si vedranno le differenze. Bene, ho paura che il &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt;, nonché favorire la “riforma della riforma”, finisca per bloccarla. Il rischio, non remoto, è che si possa assistere a una polarizzazione dei due riti. Altro che continuità!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;8. Il Card. Ratzinger aveva espresso l’opinione che «&lt;i&gt;a lungo termine la Chiesa romana deve avere di nuovo un solo rito romano. L’esistenza di due riti ufficiali per i vescovi e per i preti è difficile da “gestire” in pratica&lt;/i&gt;» (lettera al Dott. Heinz-Lothar Barth del 23 giugno 2003). Ora tale convinzione è stata ripresa dal Card. Koch: «&lt;i&gt;A lungo termine, non possiamo fermarci a una coesistenza tra la forma ordinaria e la forma straordinaria del rito romano … la Chiesa avrà nuovamente bisogno nel futuro di un rito comune&lt;/i&gt;». Se questo è lo scopo, a che pro liberalizzare l’&lt;i&gt;usus antiquior?&lt;/i&gt; Risponde Koch, riprendendo le parole di Benedetto XVI: «&lt;i&gt;Le due forme dell’uso del rito romano possono e devono arricchirsi a vicenda&lt;/i&gt;». Siamo proprio sicuri che ciò avverrà? D’accordo che «&lt;i&gt;una nuova riforma liturgica non può essere decisa a tavolino, ma richiede un processo di crescita e di purificazione&lt;/i&gt;»; ma chiedo: tale “processo di crescita e di purificazione” non era già in corso? Non rischia ora di essere bloccato? Non conveniva che il &lt;i&gt;Vetus Ordo&lt;/i&gt; rimanesse il rito proprio di alcune, ben definite, categorie di fedeli, e da tale posizione continuasse a influire sul &lt;i&gt;Novus?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Solo domande, le mie, che non intendono in alcun modo mettere in discussione la piena legittimità del &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; e della sua istruzione applicativa. Come detto, avrei preferito tenere per me i miei dubbi; ma, visto che mi è stato richiesto, ho voluto condividerli con voi. Con semplicità. Sperando di non essere tacciato di modernismo e di disobbedienza al Santo Padre...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-2578656608178716275?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2578656608178716275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2578656608178716275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/05/proposito-di-universae-ecclesiae.html' title='A proposito di “Universae Ecclesiae”'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-7897861992372605790</id><published>2011-05-08T12:43:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T12:45:08.712+02:00</updated><title type='text'>Riforma liturgica tra passività e attivismo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Signor Benedetto Serra mi ha segnalato un articolo apparso sul numero 2/11 de &lt;a href="http://www.russiacristiana.org/nuova_europa/ne2_2011.html"&gt;La Nuova Europa&lt;/a&gt;, la rivista del Centro Russia Cristiana. L’articolo, intitolato “L’evoluzione liturgica al cambio di millennio”, è stato scritto da Antonij Lakirev, parroco ortodosso a Mosca. In esso si parla della questione, a lungo dibattuta, se fosse opportuno procedere a una riforma liturgica anche all’interno della Chiesa Ortodossa Russa. La tesi dell’autore è:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La riforma liturgica, della cui necessità hanno parlato tutti tante volte, si è già realizzata da tempo &lt;/i&gt;de facto&lt;i&gt;. È stata la grande misericordia di Dio nei nostri confronti, perché se un cambiamento qualsiasi fosse avvenuto in seguito agli sforzi intenzionali dell’autorità, sicuramente ci sarebbero state conseguenze dolorose, sicuramente avremmo avuto scismi, odi reciprochi, accuse, eccetera. Invece la nostra vita liturgica oggi è radicalmente cambiata, rispetto a quella di venti trent’anni fa, senza troppi sconquassi&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Chiosa il Signor Serra: «&lt;i&gt;Sono quasi convinto che se Paolo VI non avesse fatto la riforma, questa si sarebbe fatta da sola, e ci saremmo risparmiati i Lefebvriani&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Personalmente penso che l’articolo del P. Lakirev vada letto, innanzi tutto perché riflette il diverso atteggiamento che caratterizza le Chiese orientali e la Chiesa latina. Non so se avete notato che fra gli ortodossi è presente un atteggiamento che potremmo definire “passivo”: si lascia che trascorra il tempo, e nel frattempo i problemi si risolvono da soli. Un atteggiamento che ha sempre contraddistinto l’Oriente cristiano. Noi occidentali istintivamente rifiutiamo un atteggiamento del genere. Certamente, all’origine di tale diversità c’è una differenza di carattere; ma va anche riconosciuto il fondamento teologico di tale “passività”, vale a dire la consapevolezza della dipendenza dall’azione di Dio: «&lt;i&gt;È stata la grande misericordia di Dio nei nostri confronti…&lt;/i&gt;». Noi, al contrario, siamo tentati di pensare che tutto dipenda dalla nostra iniziativa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come si può vedere, la testimonianza di P. Lakirev ci stimola a recuperare un aspetto importante del cristianesimo. Ovviamente, ciascuno conserverà il proprio carattere; non possiamo pretendere che anche gli occidentali abbraccino la “passività” orientale (anche perché non sarebbe giusto); però è quanto mai opportuno ridimensionare il nostro “attivismo”, rendendoci conto che chi conduce la Chiesa non siamo noi, ma Dio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per venire alla questione della riforma liturgica, io stesso una volta avevo espresso l’opinione che, al momento del Concilio, era già in corso una riforma liturgica. Forse — e sottolineo il “forse” — si sarebbe potuto proseguire su quella strada (fondamentalmente condivisa da tutti), senza mettere in moto la grande macchina della “Riforma liturgica” postconciliare. E forse — come riassume in maniera un po’ brutale il Signor Serra — «&lt;i&gt;ci saremmo risparmiati i Lefebvriani&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non so però se tale ipotesi sia del tutto valida. Non solo perché la storia non si fa con i “se”, ma per vari altri motivi. Innanzi tutto perché quella riforma, iniziata prima del Concilio, aveva le sue pecche. Come in altri casi, il Concilio ha rappresentato un “riequilibrio” di tendenze piuttosto discutibili apparse durante il pontificato di Pio XII. Tanto per fare un esempio (ma non è l’unico), mi sono già occupato della nuova traduzione del Salterio, che rompeva completamente con la tradizione latina (&lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/04/il-vaticano-ii-piu-tradizionalista-di.html"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In secondo luogo, su un piano teologico, per quanto sia giusto sottolineare che è Dio a guidare la Chiesa, ciò non significa che l’autorità in essa legittimamente costituita debba astenersi da qualsiasi intervento. Altrimenti, che ci stanno a fare il Papa e i Vescovi? Sono o non sono i Vicari di Cristo, i pastori a cui il Signore ha dato l’incarico di pascere il suo gregge?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Infine, su un piano piú pratico, la Chiesa cattolica non può essere paragonata a una qualsiasi, seppur consistente, Chiesa ortodossa. Certe riforme non possono essere lasciate al caso: è impensabile abbandonare una riforma liturgica alla spontaneità della “base”. Proprio perché la liturgia è azione di Cristo e della Chiesa, è inevitabile che ci sia una “norma” che tutti sono tenuti a seguire.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma allora quale errore abbiamo commesso? Secondo me, l’errore non sta nel fatto che il Concilio abbia dato delle indicazioni su come la liturgia avrebbe dovuto essere rivista. L’errore è stato nell’atteggiamento con cui quelle direttive sono state applicate; un atteggiamento che è proprio l’opposto di quello dei nostri fratelli ortodossi; un atteggiamento che potremmo in qualche modo definire “titanico”: l’atteggiamento di chi pretende di ricominciare tutto da capo, di fare qualcosa di radicalmente nuovo, convinto di avere in tasca la soluzione a tutti i problemi, una soluzione frutto di elaborazioni puramente umane e pertanto “ideologica”. È ovvio che tale atteggiamento non ha caratterizzato solo la riforma liturgica, ma tutto il rinnovamento postconciliare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’atteggiamento giusto mi pare che sia quello contenuto nel bellissimo discorso rivolto da Benedetto XVI, venerdí scorso, ai partecipanti al convegno promosso dal Pontificio Istituto Liturgico “Sant’Anselmo”, in occasione del 50° della sua fondazione:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Liturgia della Chiesa va al di là della stessa “riforma conciliare”&lt;/i&gt; (cf &lt;i&gt;Sacrosanctum Concilium&lt;/i&gt;, n. 1), &lt;i&gt;il cui scopo, infatti, non era principalmente quello di cambiare i riti e i testi, quanto invece quello di rinnovare la mentalità e porre al centro della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del Mistero Pasquale di Cristo. Purtroppo, forse, anche da noi Pastori ed esperti, la Liturgia è stata colta piú come un oggetto da riformare che non come soggetto capace di rinnovare la vita cristiana, dal momento in cui “esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della Liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa dalla Liturgia attinge la forza per la vita” … La Liturgia, teste privilegiato della Tradizione vivente della Chiesa, fedele al suo nativo compito di rivelare e rendere presente nell’&lt;/i&gt;hodie&lt;i&gt; delle vicende umane l’&lt;/i&gt;opus Redemptionis&lt;i&gt;, vive di un corretto e costante rapporto tra &lt;/i&gt;sana traditio&lt;i&gt; e &lt;/i&gt;legitima progressio&lt;i&gt;, lucidamente esplicitato dalla Costituzione conciliare al n. 23. Con questi due termini, i Padri conciliari hanno voluto consegnare il loro programma di riforma, in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro. Non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso. In realtà, i due concetti si integrano: la tradizione è una realtà viva, include perciò in se stessa il principio dello sviluppo, del progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Penso che, se ci libereremo delle opposte ideologie (progressista e tradizionalista), che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la Chiesa postconciliare, e recupereremo un po’ dello spirito dei nostri fratelli ortodossi, la riforma liturgica, forse con qualche piccolo ritocco, possa andar bene cosí com’è.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-7897861992372605790?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7897861992372605790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7897861992372605790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/05/riforma-liturgica-tra-passivita-e.html' title='Riforma liturgica tra passività e attivismo'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-4797804873794759268</id><published>2011-05-04T12:56:00.001+02:00</published><updated>2011-05-04T13:02:41.161+02:00</updated><title type='text'>“Pro multis”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Prof. Giovanni Bazzana, Assistente di Nuovo Testamento alla &lt;i&gt;Harvard Divinity School&lt;/i&gt;, a quanto pare, è un attento lettore di questo blog. Anche lui ha un suo blog (“dedicato al Nuovo Testamento e alla storia delle origini cristiane”) dal titolo &lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/"&gt;Ta Biblia&lt;/a&gt;. Già in ottobre si era occupato dei miei post sulla nuova versione CEI della Bibbia (&lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/2010/10/delle-traduzioni-bibliche.html"&gt;qui&lt;/a&gt;) e aveva poi precisato, su mia richiesta, il rapporto fra testo masoretico e Settanta, che mi risultava poco chiaro (&lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/2010/10/testo-masoretico-e-settanta.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Successivamente aveva postillato il mio intervento sulle “Traduzioni edulcorate” (&lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/2010/10/gesu-e-lodio-della-famiglia.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Lo scorso gennaio aveva poi fatto riferimento al mio post sui salmi imprecatori (&lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/2011/01/costituzione-come-parola-di-dio.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Giorni fa infine si è occupato del mio recente post sulle “Stravaganze di traduzione e di interpretazione” (&lt;a href="http://ta-biblia.blogspot.com/2011/05/tirare-per-la-giacchetta-il-semitico.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Non posso che raccomandare anche ai miei lettori la lettura del post del Prof. Bazzana, perché si sofferma su un punto a cui siamo piuttosto sensibili, vale a dire il significato del “pro multis” (Mt 26:28).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Professore corregge la mia affermazione, sicuramente esagerata, secondo cui «&lt;i&gt;tutti gli esegeti ci assicurano che “per molti” è un semitismo che significa in realtà “per tutti”&lt;/i&gt;». Io non facevo che riportare l’interpretazione del Padre Zerwick (&lt;i&gt;Analysis philologica Novi Testamenti Graeci&lt;/i&gt;, Romae, PIB, 3ª ed., 1966, p. 68): «&lt;i&gt;sem. potest significare multitudinem simul cum totalitate = omnes qui multi sunt&lt;/i&gt;». Si veda pure, in proposito, la nota della TOB («&lt;i&gt;per i molti, cioè, secondo il significato semitico della formula, per l’insieme degli uomini&lt;/i&gt;») o il &lt;i&gt;Jerome Biblical Commentary&lt;/i&gt; («&lt;i&gt;Per tutti senza alcuna riserva&lt;/i&gt;»). Giustamente Bazzana fa notare che «&lt;i&gt;non è vero che tutti gli esegeti sostengono questa posizione&lt;/i&gt;», e cita il caso di Luz (il quale «&lt;i&gt;non ritiene l’espressione un semitismo e non pensa che significhi “per tutti”&lt;/i&gt;») e quello di Joachim Jeremias (il quale «&lt;i&gt;ammette che in ebraico o aramaico le espressioni equivalenti qualche volta possono voler dire “tutti”, ma che questa ovviamente non può essere la regola&lt;/i&gt;»). Va precisato, per poter capire la posizione di Jeremias, che egli ricorreva alla tecnica della retroversione (dal greco all’aramaico) per cercare di ricostruire gli &lt;i&gt;ipsissima verba Jesu&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Prof. Bazzana spiega poi come si sia arrivati a identificare “per molti” con “per tutti”. La questione non sarebbe tanto di tipo linguistico, quanto piuttosto esegetico: secondo Jeremias, Mt 26:26-28 dipenderebbe da Is 53:11-12 (il quarto canto del Servo del Signore, dove si afferma che «&lt;i&gt;il giusto mio servo giustificherà molti … io gli darò in premio molti ... egli portava il peccato di molti&lt;/i&gt;»). Tale constatazione permette a Bazzana di fare una riflessione assai interessante:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Anche accettando il legame suggerito da Jeremias, è paradossale vedere come proprio questo offra un argomento molto forte contro l’esegesi “semitica”. Di Is 53:11-12 possediamo una traduzione greca (quella dei Settanta) e vale la pena di domandarsi: se l’ebraico &lt;/i&gt;rabbim&lt;i&gt; aveva proprio questo chiaro significato di “tutti”, come mai i traduttori, che non brillavano certo per il loro letteralismo, l’hanno tradotto per ben tre volte nello spazio di due versi con &lt;/i&gt;polloi&lt;i&gt;?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;È interessante domandarsi quale sia il supporto ideologico di queste esegesi fondate sulle retroversioni semitiche, dal momento che il loro valore storico è tanto scarso. Ho formulato tre ipotesi provvisorie. Anzitutto, discutendo della cosa con un collega, lui mi faceva notare che un peso notevole deve avere ancora l’idea che l’ebraico sia una “lingua divina”. In secondo luogo, ritornare all’originale semitico è un po’ parte dell’utopico tentativo di tornare al Gesú storico (combinato con il “dogma”, secondo il quale Gesú avrebbe parlato solo aramaico). Infine, l’impressione piú sgradevole, ma dalla quale è purtroppo difficile liberarsi quando si leggono esegesi come quelle di Jeremias, è che si tratti di un’altra forma di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Supersessionism"&gt;supersessionismo&lt;/a&gt;. Come i cristiani si appropriano della Bibbia degli ebrei, cosí possono fare anche con la loro lingua, dimostrando che gli ebrei non solo non sono stati capaci di capire il “vero” significato dei libri che consideravano sacri, ma anche della lingua stessa in cui erano scritti&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Decisamente interessante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-4797804873794759268?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4797804873794759268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4797804873794759268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/05/pro-multis.html' title='“Pro multis”'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-6799590239028681877</id><published>2011-04-27T13:05:00.000+02:00</published><updated>2011-04-27T13:05:30.415+02:00</updated><title type='text'>Sovranità limitata</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I miei lettori sanno che solitamente non mi occupo di politica, non perché non mi interessi, ma perché il ruolo che svolgo nella Chiesa (che è la casa di tutti) non mi permette di essere di parte: il sacerdote è padre di tutti e non solo di alcuni. Ma, oltre alla politica spicciola di tutti i giorni (quella che qualche anno fa veniva chiamata il “teatrino della politica italiana”), che mi interessa relativamente, esiste una politica con la “p” maiuscola, che non può lasciarmi indifferente, non solo come cittadino, ma anche come sacerdote.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Rientra in questo campo la questione della guerra &lt;i&gt;in&lt;/i&gt; Libia o &lt;i&gt;alla&lt;/i&gt; Libia (a seconda dei punti di vista). Non voglio esprimere un giudizio generale sulla guerra in sé stessa, cosa che risulterebbe piuttosto complessa. Chi vuole, può farsi un’opinione personale, a patto che non si accontenti di quanto legge sui giornali o sente alla televisione, ma andandosi a cercare informazioni e commenti su internet. Vorrei invece soffermarmi sulla posizione dell’Italia in questo conflitto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In un primo momento sembrava che il Governo italiano non fosse molto entusiasta di lasciarsi coinvolgere in questo conflitto (e la cosa non mi dispiaceva). Si era capito che era stato costretto a mettere a disposizione le sue basi militari, ma che non era intenzionato a intervenire direttamente. In un secondo tempo, erano stati messi a disposizione anche degli aerei, ma solo per operazioni di pattugliamento. Recentemente poi era stato comunicato che sarebbero stati inviati dei consiglieri militari in aiuto ai cosiddetti “ribelli”. L’altro ieri — lunedí di Pasqua e festa della liberazione — viene annunciato che anche l’Italia parteciperà ai bombardamenti, che saranno — c’era bisogno di precisarlo? — non “bombardamenti indiscriminati, ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici”. Chissà se avranno ancora il coraggio di dire che l’Italia non è in guerra!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, a parte il merito della questione (sul quale pure ci sarebbe molto da dire), quello che mi ha colpito in tutta la vicenda sono state le modalità con cui si è arrivati a quest’ultima decisione. C’è stata una discussione in Parlamento? No, non ce n’è bisogno: il Ministro Frattini ci assicura che «per partecipare ai bombardamenti non occorre un nuovo passaggio parlamentare, basta il voto di marzo con cui è stato dato il via libera alla missione». C’è stato un Consiglio dei ministri? No, tanto è vero che alcuni ministri si sono già dissociati dalla decisione. E allora, come si è giunti a questa decisione, che pure non mi sembra di secondaria importanza? Il giorno di Pasquetta (notate, il lunedí di Pasqua e festa della liberazione) c’è stata una telefonata: il Presidente Obama ha telefonato al Presidente Berlusconi; e questo è bastato per decidere di partecipare ai bombardamenti. Capite? Basta una telefonata! Sí, certo, poi c’è stato l’intervento di Napolitano che, non si capisce bene in base a quale prerogativa costituzionale, ha “legittimato” la decisione. Ma dove sono il Governo e il Parlamento?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La Costituzione afferma a chiare lettere che «&lt;i&gt;L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali&lt;/i&gt;» (art. 11). Ma lasciamo perdere, lo sappiamo tutti che i bei principi servono solo quando fa comodo. Soffermiamoci piuttosto sulle procedure, che dovrebbero rendere legittime le decisioni (si parla tanto di legalità…). Ebbene, che cosa dice la Costituzione in proposito? «&lt;i&gt;Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari&lt;/i&gt;» (art. 78). Già, ma forse i Padri Costituenti avevano dimenticato che, in caso di emergenza, poteva bastare una telefonata. Forse i Padri Costituenti avevano dimenticato di dire, nell’articolo 1, che l’Italia — la “Repubblica democratica, fondata sul lavoro” — non è uno Stato sovrano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E che dire di Berlusconi? Beh, penso che, con tale atto, abbia firmato la propria condanna. Come sapete, non sono un moralista: non mi è mai interessato dei suoi comportamenti privati. Ma dei suoi comportamenti pubblici, sí. Se finora si poteva anche condividere una certa politica improntata al pragmatismo e alla difesa degli interessi nazionali, con i sui ultimi atteggiamenti ha dimostrato di essere solo un opportunista: stare sempre e solo dalla parte di chi sembra il potente di turno. Una politica di questo genere mi fa schifo. Capisco che il politico debba barcamenarsi e debba scendere anche a patti col diavolo. Ma a tutto c’è un limite: c’è una dignità — di sé stessi e, soprattutto, del Paese che si rappresenta — a cui non si può rinunciare. Andare a prostitute è un conto; prostituirsi, un altro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-6799590239028681877?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6799590239028681877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6799590239028681877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/sovranita-limitata.html' title='Sovranità limitata'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-8738398801926293439</id><published>2011-04-25T15:22:00.000+02:00</published><updated>2011-04-25T15:22:59.133+02:00</updated><title type='text'>Stravaganze di traduzione e di interpretazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In queste ultime settimane, leggendo il vangelo che la liturgia di volta in volta ci proponeva, non ho potuto evitare di fare alcune considerazioni sulla stravaganza di certe traduzioni e di certe interpretazioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;1. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Nella terza domenica di Quaresima abbiamo letto il vangelo della Samaritana (Gv 4:5-42). Riporto solo alcuni versetti nel testo originale greco, nella traduzione latina della Neovolgata e nelle due traduzioni della CEI (1974 e 2008). Notate i tempi dei verbi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;GRECO: «4:5 &lt;b&gt;ἔρχεται&lt;/b&gt; οὖν εἰς πόλιν τῆς Σαμαρείας λεγομένην Συχὰρ πλησίον τοῦ χωρίου ὃ ἔδωκεν Ἰακὼβ (τῷ) Ἰωσὴφ τῷ υἱῷ αὐτοῦ· 6 ἦν δὲ ἐκεῖ πηγὴ τοῦ Ἰακώβ. ὁ οὖν Ἰησοῦς κεκοπιακὼς ἐκ τῆς ὁδοιπορίας ἐκαθέζετο οὕτως ἐπὶ τῇ πηγῇ· ὥρα ἦν ὡς ἕκτη. 7 &lt;b&gt;ἔρχεται&lt;/b&gt; γυνὴ ἐκ τῆς Σαμαρείας ἀντλῆσαι ὕδωρ. &lt;b&gt;λέγει&lt;/b&gt; αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς, δός μοι πεῖν· 8 οἱ γὰρ μαθηταὶ αὐτοῦ ἀπεληλύθεισαν εἰς τὴν πόλιν, ἵνα τροφὰς ἀγοράσωσιν. 9 &lt;b&gt;λέγει&lt;/b&gt; οὖν αὐτῷ ἡ γυνὴ ἡ Σαμαρῖτις, πῶς σὺ Ἰουδαῖος ὢν παρ’ ἐμοῦ πεῖν αἰτεῖς γυναικὸς Σαμαρίτιδος οὔσης; οὐ γὰρ συγχρῶνται Ἰουδαῖοι Σαμαρίταις. 10 &lt;b&gt;ἀπεκρίθη&lt;/b&gt; Ἰησοῦς καὶ &lt;b&gt;εἶπεν&lt;/b&gt; αὐτῇ, εἰ ᾔδεις τὴν δωρεὰν τοῦ θεοῦ…».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;NEOVOLGATA: «4:5 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Venit&lt;/b&gt; ergo in civitátem Samaríæ, quæ dícitur Sichar, juxta prǽdium, quod dedit Jacob Joseph fílio suo; &lt;/i&gt;6 &lt;i&gt;erat autem ibi fons Jacob. Jesus ergo fatigátus ex itínere sedébat sic super fontem; hora erat quasi sexta. &lt;/i&gt;7 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Venit&lt;/b&gt; múlier de Samaría hauríre aquam. &lt;b&gt;Dicit&lt;/b&gt; ei Jesus: “Da mihi bíbere”; &lt;/i&gt;8 &lt;i&gt;discípuli enim ejus abíerant in civitátem, ut cibos émerent. &lt;/i&gt;9 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Dicit&lt;/b&gt; ergo ei múlier illa Samaritána: “Quómodo tu, Judǽus cum sis, bíbere a me poscis, quæ sum múlier Samaritána?”. Non enim coutúntur Judǽi Samaritánis&lt;/i&gt;. 10 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Respóndit&lt;/b&gt; Jesus et &lt;b&gt;dixit&lt;/b&gt; ei: “Si scires donum Dei...”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;CEI 1974: «4:5 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Giunse&lt;/b&gt; pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: &lt;/i&gt;6 &lt;i&gt;qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. &lt;/i&gt;7 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Arrivò&lt;/b&gt; intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le &lt;b&gt;disse&lt;/b&gt; Gesù: “Dammi da bere”. &lt;/i&gt;8 &lt;i&gt;I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. &lt;/i&gt;9 &lt;i&gt;Ma la Samaritana gli &lt;b&gt;disse&lt;/b&gt;: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. &lt;/i&gt;10 &lt;i&gt;Gesù le &lt;b&gt;rispose&lt;/b&gt;: “Se tu conoscessi il dono di Dio…”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;CEI 2008: «4:5 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Giunse&lt;/b&gt; così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: &lt;/i&gt;6 &lt;i&gt;qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. &lt;/i&gt;7 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Giunge&lt;/b&gt; una donna samaritana ad attingere acqua. Le &lt;b&gt;dice&lt;/b&gt; Gesù: “Dammi da bere”. &lt;/i&gt;8 &lt;i&gt;I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. &lt;/i&gt;9 &lt;i&gt;Allora la donna samaritana gli &lt;b&gt;dice&lt;/b&gt;: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. &lt;/i&gt;10 &lt;i&gt;Gesù le &lt;b&gt;risponde&lt;/b&gt;: “Se tu conoscessi il dono di Dio...”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come potete vedere, nell’originale greco (seguito pedissequamente dalla Neovolgata) abbiamo un passaggio piuttosto disinvolto dal presente (i primi quattro verbi) al passato (gli ultimi due). La traduzione CEI del 1974 aveva deciso, abbastanza comprensibilmente, di non tener conto dell’uso variegato dei tempi nell’originale, e di tradurre tutti i verbi al passato remoto. Che ti fa invece la nuova versione della CEI? Traduce il primo verbo (che nell’originale è al presente) con un passato remoto, e poi passa al presente, che conserva anche lí dove l’originale usa il passato. Confesso di far difficoltà a cogliere il criterio che ha guidato la nuova traduzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;2. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Il lunedí della quinta settimana di Quaresima la liturgia ci ha proposto il brano dell’adultera (Gv 8:1-11). Anche in questo caso mi limito ad alcuni versetti. Soffermatevi ancora una volta sui tempi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;GRECO: «8:1 Ἰησοῦς δὲ &lt;b&gt;ἐπορεύθη&lt;/b&gt; εἰς τὸ ὄρος τῶν ἐλαιῶν. 2 Ὄρθρου δὲ πάλιν &lt;b&gt;παρεγένετο&lt;/b&gt; εἰς τὸ ἱερόν, καὶ πᾶς ὁ λαὸς &lt;b&gt;ἤρχετο&lt;/b&gt; πρὸς αὐτόν, καὶ καθίσας &lt;b&gt;ἐδίδασκεν&lt;/b&gt; αὐτούς. 3 &lt;b&gt;ἄγουσιν&lt;/b&gt; δὲ οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ Φαρισαῖοι γυναῖκα ἐπὶ μοιχείᾳ κατειλημμένην καὶ στήσαντες αὐτὴν ἐν μέσῳ 4 &lt;b&gt;λέγουσιν&lt;/b&gt; αὐτῷ, διδάσκαλε, αὕτη ἡ γυνὴ κατείληπται ἐπ’ αὐτοφώρῳ μοιχευομένη...».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;NEOVOLGATA: «8:1 &lt;i&gt;Jesus autem &lt;b&gt;perréxit&lt;/b&gt; in montem Olivéti. &lt;/i&gt;2 &lt;i&gt;Dilúculo autem íterum &lt;b&gt;venit &lt;/b&gt;in templum, et omnis pópulus &lt;b&gt;veniébat &lt;/b&gt;ad eum, et sedens &lt;b&gt;docébat &lt;/b&gt;eos. &lt;/i&gt;3 &lt;i&gt;&lt;b&gt;Addúcunt&lt;/b&gt; autem scribæ et pharisǽi mulíerem in adultério deprehénsam et statuérunt eam in médio&lt;/i&gt; 4 &lt;i&gt;et &lt;b&gt;dicunt&lt;/b&gt; ei: “Magíster, hæc múlier manifésto deprehénsa est in adultério…”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;CEI 1974: «8:1 &lt;i&gt;Gesù si &lt;b&gt;avviò&lt;/b&gt; allora verso il monte degli Ulivi. &lt;/i&gt;2 &lt;i&gt;Ma all’alba si &lt;b&gt;recò&lt;/b&gt; di nuovo nel tempio e tutto il popolo &lt;b&gt;andava&lt;/b&gt; da lui ed egli, sedutosi, li &lt;b&gt;ammaestrava&lt;/b&gt;. &lt;/i&gt;3 &lt;i&gt;Allora gli scribi e i farisei gli &lt;b&gt;conducono&lt;/b&gt; una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, &lt;/i&gt;4 &lt;i&gt;gli &lt;b&gt;dicono&lt;/b&gt;: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio…”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;CEI 2008: «8:1 &lt;i&gt;Gesù si &lt;b&gt;avviò&lt;/b&gt; verso il monte degli Ulivi. &lt;/i&gt;2 &lt;i&gt;Ma al mattino si &lt;b&gt;recò &lt;/b&gt;di nuovo nel tempio e tutto il popolo &lt;b&gt;andava &lt;/b&gt;da lui. Ed egli sedette e si &lt;b&gt;mise&lt;/b&gt; a insegnare loro. &lt;/i&gt;3 &lt;i&gt;Allora gli scribi e i farisei gli &lt;b&gt;condussero &lt;/b&gt;una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e &lt;/i&gt;4 &lt;i&gt;gli &lt;b&gt;dissero&lt;/b&gt;: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio…”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come potete notare, nell’originale i verbi dei vv. 1-2 sono al passato, mentre quelli dei vv. 3-4 sono al presente. Come al solito, la Neovolgata, immune da preoccupazioni stilistiche, traduce alla lettera. In questo caso invece c’è da notare come la vecchia traduzione della CEI rendesse anche in italiano la varietà dei tempi dell’originale. La nuova traduzione, che pure in molti casi sembrerebbe aver seguito un criterio di maggior fedeltà alla lettera dell’originale, in questo caso, al contrario, traduce tutti i verbi al passato. Mi chiedo se gli esperti della CEI, prima di accingersi alla revisione della traduzione della Bibbia, si siano seduti intorno a un tavolo per decidere quali criteri seguire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;3. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Dalle traduzioni passiamo alle interpretazioni. In questo caso, nulla da eccepire sulle traduzioni, che sono state fatte correttamente; ciò che voglio evidenziare è invece la disinvoltura con cui siamo talvolta portati a intendere certe espressioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La domenica delle palme abbiamo letto il racconto della passione nella versione di Matteo. Ebbene, quando viene narrata l’ultima cena, si dice:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato &lt;b&gt;per molti&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;(περὶ πολλῶν) &lt;i&gt;per il perdono dei peccati&lt;/i&gt;» (Mt 26:27-28).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tutti gli esegeti ci assicurano che “per molti” è un semitismo che significa in realtà “per tutti”, tanto è vero che, nelle traduzioni liturgiche, le parole della consacrazione hanno adottato tale espressione. Non voglio ora entrare nella questione se sia piú o meno opportuno nella Messa conservare l’espressione originale (&lt;i&gt;pro multis&lt;/i&gt;); qui mi interessa solo sottolineare che, secondo gli esegeti, “molti” significa “tutti”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ebbene, nel medesimo racconto della passione secondo Matteo, poco piú avanti leggiamo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;E &lt;b&gt;tutto il popolo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (πᾶς ὁ λαός) &lt;i&gt;rispose: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”&lt;/i&gt;» (Mt 27:25).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il tal caso i medesimi esegeti si affrettano a informarci che “tutto il popolo” non si riferisce all’intero popolo di Israele, ma soltanto ad alcuni membri di esso, vale a dire alla folla che in quel momento si era radunata nel tribunale di Pilato. Sí, certo, è piú che ragionevole pensare che, in questo caso, “popolo” sia semplicemente sinonimo di “folla”; appare piuttosto difficile che “tutto il popolo” potesse essere presente (e infatti abbiamo appena incontrato in Gv 8:1 la medesima espressione con questo significato). Ma c’è da notare che Matteo, per parlare della folla, usa in quel contesto un altro termine: ὄχλος, che significa appunto “folla” (cf vv. 15; 20; 24). Come mai in questo caso, invece, parla di “tutto il popolo”? Non ci sarà per caso qualche motivo teologico? Comprendo i rischi di antisemitismo in cui si potrebbe incorrere (vi accenna &lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt;&amp;nbsp;n. 4); ma ciò non ci esime dal prendere atto, con obiettività, di ciò che l’evangelista ha effettivamente scritto e cercare di comprenderne il significato. Altrimenti, saremo costretti a concludere che, nelle lingue semitiche, “molti” significa “tutti” e “tutti” significa “alcuni”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-8738398801926293439?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8738398801926293439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8738398801926293439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/stravaganze-di-traduzione-e-di.html' title='Stravaganze di traduzione e di interpretazione'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-434470333943929558</id><published>2011-04-23T21:52:00.001+02:00</published><updated>2011-04-23T21:53:39.612+02:00</updated><title type='text'>Auguri</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9gLyxcJHQg0/TbMtOa3n5DI/AAAAAAAAAtU/d3D5qNg3l5g/s1600/pietrogiovanni.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;img border="0" height="246" src="http://1.bp.blogspot.com/-9gLyxcJHQg0/TbMtOa3n5DI/AAAAAAAAAtU/d3D5qNg3l5g/s400/pietrogiovanni.JPG" width="400" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: large;"&gt;«&lt;i&gt;... et vidit et credidit&lt;/i&gt;» (Gv 20:8)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: x-large;"&gt;Buona Pasqua a tutti i lettori!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-434470333943929558?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/434470333943929558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/434470333943929558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/auguri.html' title='Auguri'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9gLyxcJHQg0/TbMtOa3n5DI/AAAAAAAAAtU/d3D5qNg3l5g/s72-c/pietrogiovanni.JPG' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-2370704539676660097</id><published>2011-04-22T23:01:00.000+02:00</published><updated>2011-04-22T23:01:07.466+02:00</updated><title type='text'>Il “colpo di grazia”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Come divenuto ormai consuetudine, riporto l’articolo pubblicato sull’ultimo numero dell’&lt;/i&gt;Eco dei Barnabiti &lt;i&gt;(n. 1/2011, pp. 12-13) per la rubrica “Osservatorio ecclesiale”. L’articolo è stato scritto nel mese di febbraio.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qualcuno si chiederà se, durante il 2010, il nostro “osservatorio” (che si è occupato successivamente di interpretazione del Concilio, di liturgia, di ecumenismo e di dialogo interreligioso e interculturale) non fosse per caso un po’ distratto: si è soffermato su aspetti certamente importanti della vita ecclesiale, ma sembrerebbe che non si sia neppure accorto della bufera che per diversi mesi ha sconvolto la Chiesa, soprattutto nella parte finale dell’Anno sacerdotale. Mi riferisco allo scandalo della pedofilia, esploso in diversi paesi (Stati Uniti, Irlanda, Germania, Belgio, ecc.), portando all’attenzione dell’opinione pubblica non solo le responsabilità dei sacerdoti direttamente coinvolti, ma anche quelle dei Vescovi e della stessa Santa Sede, che per molti anni li avrebbero “coperti”. Beh, per quanto il nostro “osservatorio” non sia dotato di grandi mezzi di rilevazione, pur tuttavia è fornito di giornali, radio, televisione e internet, che gli permettono di tenersi aggiornato su ciò che i media riferiscono della Chiesa. Se durante il 2010 non abbiamo mai accennato allo scandalo degli abusi, lo abbiamo fatto di proposito; non per far finta di niente, ma perché ci sembrava più opportuno attendere che si calmassero un po’ le acque e si potesse osservare il fenomeno con un certo distacco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;C’è stato un periodo in cui ogni giorno veniva pubblicato dai giornali un nuovo caso di pedofilia. “Nuovo”, si fa per dire: si trattava il più delle volte di casi risalenti a 40-50 anni fa, casi spesso già noti e chiusi dal punto di vista giudiziario, in qualche caso con i diretti responsabili addirittura scomparsi. Era più che evidente che si trattava di una campagna ben orchestrata per mettere in difficoltà la Chiesa. Quello che più ha colpito è che si chiedeva non tanto la condanna dei responsabili (come detto, spesso già condannati e in qualche caso defunti), quanto piuttosto le dimissioni dei Vescovi e dello stesso Papa, accusati di aver coperto i responsabili, di aver occultato i casi, di aver insabbiato le pratiche… Che si trattasse di una congiura risulta dal fatto che gli stessi organi di informazione, che tanto si sono indignati per gli abusi perpetrati dal clero, non sembrano molto interessati a casi simili che vedono coinvolte altre categorie di persone.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nella campagna dello scorso anno non ha giocato alcun ruolo il fattore economico, come era invece accaduto in precedenza negli Stati Uniti, dove la denuncia di abusi era divenuta un vero e proprio &lt;i&gt;business&lt;/i&gt; (recentemente l’avvocato Donald H. Steier ha condotto un’inchiesta, con la quale si dimostra che circa la metà delle denunce di abusi commessi da sacerdoti negli Stati Uniti era interamente falsa o perlomeno enormemente esagerata). Lo scandalo del 2010 è stato esclusivamente di tipo mediatico: non si è trattato tanto di nuove denunce di tipo legale, finalizzate a ottenere un risarcimento, quanto piuttosto di una campagna stampa tendente a divulgare alcuni vecchi casi, allo scopo di dimostrare le “connivenze” dell’&lt;i&gt;establishment&lt;/i&gt; ecclesiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come ha reagito la Chiesa? Beh, diciamo che si è fatta trovare piuttosto impreparata e non ha saputo sempre rispondere in maniera ferma alle accuse spesso strumentali che le venivano rivolte. Sicuramente un certo “senso di colpa” per i reali abusi compiuti dal clero e per una effettiva sottovalutazione del fenomeno le ha impedito di reagire con lucidità agli attacchi. I sociologi parlerebbero di una “crisi di panico”, che ha determinato, almeno a livello mediatico, reazioni talvolta impacciate o un tantino superficiali (come la ripetizione, a mo’ di mantra, di alcuni slogan, quali “trasparenza”, “tolleranza zero”…). Bisogna però riconoscere che i provvedimenti canonici che, dopo qualche tentennamento, sono stati adottati sono stati tutti molto seri e ponderati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A questo proposito vanno segnalate le nuove &lt;i&gt;Norme sui delitti più gravi&lt;/i&gt;, pubblicate nel luglio 2010. Innanzi tutto, bisogna notare che i “delitti più gravi” non sono solo gli abusi sessuali, ma sono tutti quei delitti di cui si occupa la Congregazione per la dottrina della fede (CDF): delitti contro la fede (eresia, apostasia e scisma), i delitti contro la santità dei sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, il delitto di attentata ordinazione di una donna e i delitti più gravi contro i costumi. Questi ultimi, nelle nuove norme sono due: «1° &lt;i&gt;il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni;&lt;/i&gt; (…) 2° &lt;i&gt;l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento&lt;/i&gt;». Per tali delitti è prevista una pena proporzionata alla gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione. La prescrizione per i delitti riservati alla CDF è stata elevata a 20 anni (nel caso degli abusi su minori, essa decorre dal giorno in cui la vittima compie 18 anni). È prevista anche la possibilità di procedere per via amministrativa (decreto extragiudiziale). Viene confermato il segreto pontificio per tutti questi tipi di cause. Già nell’aprile 2010, inoltre, era stata resa nota una &lt;i&gt;Guida alla comprensione delle procedure di base della CDF riguardo alle accuse di abusi sessuali&lt;/i&gt;, nella quale, a proposito della dibattutissima questione di un’eventuale denuncia dei colpevoli alla magistratura, si precisa: «&lt;i&gt;Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La Chiesa però non ha reagito allo scandalo pedofilia soltanto sul piano giuridico, emanando norme più restrittive, ma anche su un piano spirituale e pastorale. Ed è soprattutto su questo piano che si è mosso il Santo Padre Benedetto XVI (il quale — giova ricordarlo — da Prefetto della CDF si era adoperato per l’avocazione alla Santa Sede di tutte le cause di abuso su minori). In tutti i suoi numerosi interventi il Papa non si è mai messo a polemizzare con i mezzi di comunicazione per le notizie, vere o false, che riportavano; non si è mai difeso dalle ingiuste accuse che gli venivano mosse; non ha mai gridato al complotto; non si è mai lasciato andare ad atteggiamenti di vittimismo; ma ha sempre invitato a cogliere nello scandalo un’occasione di conversione e di rinnovamento spirituale per la Chiesa. Tra tali innumerevoli interventi, ne vanno ricordati in modo particolare due: la lettera ai cattolici d’Irlanda (19 marzo 2010) e il discorso natalizio alla Curia Romana (20 dicembre 2010).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La lettera alla Chiesa irlandese è stata presentata dalla stampa come un invito a denunciare i preti pedofili alla magistratura. In realtà, il Papa, rivolgendosi a Vescovi, ha detto loro: «&lt;i&gt;Continuate a cooperare con le autorità civili nell’ambito di loro competenza&lt;/i&gt;» (n. 11) e, rivolgendosi ai sacerdoti responsabili di abusi, li ha ammoniti: «&lt;i&gt;Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti&lt;/i&gt;» (n. 7). Ma nessuno si è preoccupato di mettere in luce il carattere eminentemente pastorale della lettera. Benedetto XVI propone alla Chiesa irlandese «&lt;i&gt;un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione&lt;/i&gt;», e la invita a «&lt;i&gt;riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati&lt;/i&gt; [si noti che il Santo Padre parla di “peccati”, non di “reati”] &lt;i&gt;commessi contro ragazzi indifesi&lt;/i&gt;» (n. 2). Anche ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli propone un cammino di preghiera e di penitenza, invitandoli a non disperare della misericordia di Dio (n. 7). A tutti i fedeli il Pontefice chiede di offrire, per un anno intero, le penitenze del venerdì (digiuno, preghiera, lettura della parola di Dio, opere di misericordia) per «&lt;i&gt;ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda&lt;/i&gt;» (n. 14). Li incoraggia inoltre a riscoprire il sacramento della Riconciliazione e ad attendere all’adorazione eucaristica riparatrice (&lt;i&gt;ib&lt;/i&gt;.).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma è soprattutto nell’allocuzione natalizia ai prelati della Curia Romana che Benedetto XVI ha dato una lettura tutta spirituale dello scandalo in cui la Chiesa è stata coinvolta durante l’Anno sacerdotale. Lo ha fatto citando una visione di sant’Ildegarda di Bingen, nella quale compare una donna — la Chiesa — col volto cosparso di polvere e il vestito strappato. Il Santo Padre ha così commentato la visione:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato — per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva. Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come si può vedere, un approccio diverso sia da quello di chi è preoccupato solo di difendere la Chiesa dagli attacchi dei media, sia da quello di chi pensa di risolvere il problema unicamente con i processi, canonici o civili che siano. Un approccio spirituale che ci permette di vedere anche nelle situazioni peggiori un’occasione di purificazione e di rinascita. Dice sant’Ambrogio, riferendosi alle prove della Chiesa: «&lt;i&gt;Abluitur undis, non quatitur&lt;/i&gt;» (Lettera 2); le onde della tempesta, nonché scuotere la barca, la lavano. Ciò che, agli occhi del mondo, potrebbe apparire come il colpo di grazia che mette a morte la Chiesa, si rivela quale autentico “colpo di grazia” che le ridà vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-2370704539676660097?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2370704539676660097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2370704539676660097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/il-colpo-di-grazia.html' title='Il “colpo di grazia”'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-3797287380566591883</id><published>2011-04-12T12:05:00.000+02:00</published><updated>2011-04-12T12:05:59.602+02:00</updated><title type='text'>Tutto è bene quel che finisce bene</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Rilevo con piacere che esiste ancora un po’ di buon senso nei sacri palazzi. Ieri, con sorprendente celerità, è stato pubblicato il decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti con cui si regola il culto liturgico in onore del Beato Giovanni Paolo II (&lt;i&gt;L’Osservatore Romano&lt;/i&gt;, 11-12 aprile 2011, p. 7).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Era ovvio che non si potesse non ribadire il “carattere di eccezionalità”, la “straordinarietà” della beatificazione di Papa Wojtyła e pertanto si usasse un trattamento di favore nei confronti del nuovo Beato: possibilità di celebrare una “Messa di ringraziamento” (con tanto di letture appropriate) anche in una domenica durante l’anno; possibilità di chiedere l’indulto della Sede Apostolica per la dedicazione di una chiesa al Beato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per quanto riguarda invece la celebrazione liturgica annuale, contrariamente alla richiesta avanzata dal Cardinale Vallini di estendere la ricorrenza alla Chiesa universale, si dispone che la memoria (non si precisa se obbligatoria o facoltativa; ma suppongo si tratterà di una “memoria obbligatoria”) del Beato Giovanni Paolo II sia iscritta al 22 ottobre nel calendario proprio della diocesi di Roma (come è consuetudine per i Papi beatificati e canonizzati) e in quello delle diocesi della Polonia. Il decreto aggiunge:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Quanto agli altri Calendari propri, la richiesta di iscrizione della memoria facoltativa del Beato Giovanni Paolo II potrà essere presentata a questa Congregazione dalle Conferenze dei Vescovi per il loro territorio, dal Vescovo diocesano per la sua diocesi, dal Superiore Generale per la sua famiglia religiosa&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mi sembra una soluzione ragionevole e saggia. Come suol dirsi, “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Meno ragionevole mi è parsa invece la traslazione della salma del Beato Innocenzo XI (&lt;i&gt;en passant&lt;/i&gt;, la sua memoria liturgica facoltativa è iscritta nel calendario della diocesi di Roma al 12 agosto) dall’altare di San Sebastiano a quello della Trasfigurazione, per lasciare posto al suo successore. Ma facciamo finta di nulla.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mentre mi è piaciuta molto la colletta nuova di zecca, composta in onore del nuovo Beato:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Deus, dives in misericórdia,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;qui beátum Ioánnem Paulum, papam,&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;univérsæ Ecclésiæ tuæ præésse voluísti,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;præsta, quǽsumus, ut, eius institútis edócti,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;corda nostra salutíferæ grátiæ Christi,&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;uníus redemptóris hóminis, fidénter aperiámus&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;O Dio, ricco di misericordia,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;a guidare l’intera tua Chiesa,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;concedi a noi, forti del suo insegnamento,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;di aprire con fiducia i nostri cuori&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;alla grazia salvifica di Cristo,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;unico Redentore dell’uomo&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In questa orazione c’è il Giovanni Paolo II migliore, quello dell’«&lt;i&gt;Aprite le porte a Cristo!&lt;/i&gt;» e quello delle sue prime encicliche (&lt;i&gt;Redemptor hominis&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Dives in misericordia&lt;/i&gt;); c’è il Giovanni Paolo II che ha diffuso nella Chiesa la devozione alla divina misericordia (a mio parere, il suo merito piú grande) e quello che, con il Grande Giubileo del 2000 e la dichiarazione &lt;i&gt;Dominus Iesus&lt;/i&gt;, ha riaffermato l’unicità di Cristo Salvatore. Nessun cenno al dialogo interreligioso e allo “spirito di Assisi”. Ciò dimostra che la Chiesa, in barba al politicamente corretto a cui pure deve di volta in volta, per opportunità, sottomettersi, riesce poi a distinguere ciò che vale ed è duraturo dall’«&lt;i&gt;erba che germoglia: al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca&lt;/i&gt;» (Sal 89:5-6). Tutto è bene quel che finisce bene.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-3797287380566591883?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3797287380566591883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3797287380566591883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/tutto-e-bene-quel-che-finisce-bene.html' title='Tutto è bene quel che finisce bene'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-610101519360819136</id><published>2011-04-06T13:05:00.000+02:00</published><updated>2011-04-06T13:05:18.882+02:00</updated><title type='text'>Senso della misura</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nell’organizzazione della beatificazione di Giovanni Paolo II c’è qualcosa che non torna. Quando, nel gennaio scorso, Benedetto XVI promulgò il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione del Servo di Dio e fu annunciata la beatificazione per il 1° maggio, pochi giorni dopo l’annuncio fu comunicato che ormai a Roma c’era già il “tutto esaurito”. Ora, a meno di un mese dalla beatificazione, siamo invitati ad andare a Roma, perché — ci viene assicurato — ci sono ancora posti disponibili. Oibò, che cosa è successo? Evidentemente qualcuno ci ha marciato: si trattava solo di uno stratagemma promozionale per indurre i pellegrini ad affrettare la prenotazione. Non si potranno certo accusare di questo gli organizzatori della beatificazione, ma sta di fatto che qualcuno ne ha approfittato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Si dirà: nessuna meraviglia; è inevitabile che, in simili circostanze, scattino certi meccanismi. Certo; ma preferirei che, almeno nella Chiesa, non si incoraggiassero gli eccessi e si mantenesse un atteggiamento piú sobrio. E invece che succede? Il Cardinale Vicario, in una conferenza stampa ha rivelato di aver presentato alla Santa Sede l’istanza che la memoria liturgica del nuovo Beato, in deroga alla prassi vigente (si veda in proposito la &lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20000628_calendari_it.html"&gt;Notificazione su alcuni aspetti dei calendari e dei testi liturgici propri&lt;/a&gt;, in particolare i nn. 9 e 29-32), sia estesa come “memoria obbligatoria” a tutta la Chiesa. Sinceramente, non capisco il senso di tale richiesta. Pensavo che con la beatificazione sarebbe terminata la fase di “eccezionalità” del caso Wojtyla. C’era già stata la deroga alla norma dei cinque anni per l’introduzione della causa; il processo si è svolto a tempo di record (destando inevitabilmente qualche legittima perplessità sul rispetto rigoroso delle procedure). Ora che si era finalmente giunti alla meta, pensavo che tutto sarebbe rientrato nella normalità. E invece no: anche la celebrazione liturgica del nuovo Beato dovrà godere del carattere della straordinarietà, quasi che Karol Wojtyla sia un santo unico nella storia della Chiesa; nessuno come lui prima di lui, nessuno come lui dopo di lui. Possibile che non ci si renda conto che si sta perdendo il senso della misura? Di questo passo, subito dopo la beatificazione si pretenderà, con altrettanta rapidità, la canonizzazione e, già che ci siamo, anche la sua proclamazione a “dottore della Chiesa”, stabilendone la celebrazione liturgica col grado di “solennità” con ottava.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’ironia, che qualcuno troverà fuori luogo (e certamente lo è), nasconde l’amarezza per un modo di procedere che non rispetta alcuna regola, quasi che le regole non abbiano alcun valore (ma allora perché si fanno?) o valgano solo per alcuni. Quel che faccio difficoltà a comprendere è il motivo di tale “trattamento di favore”. Giovanni Paolo II è santo? OK, nessuno lo nega; ma che ci sarebbe di male se venisse trattato come tutti gli altri santi? Che cosa c’è che lo distingue dagli altri? Non ci si rende conto che, cosí facendo, si rischia di ottenere, almeno in qualcuno, un risultato contrario?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-610101519360819136?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/610101519360819136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/610101519360819136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/senso-della-misura.html' title='Senso della misura'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5147767000141428095</id><published>2011-04-02T12:36:00.001+02:00</published><updated>2011-04-02T12:48:12.561+02:00</updated><title type='text'>Extraterritorialità nella Chiesa?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Signor Benedetto Serra, dopo aver letto il mio post di due giorni fa, mi ha inviato un messaggio in cui pone un problema non di poco conto sul piano storico, teologico, canonico e pastorale:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Ho letto con molto interesse il Suo post sul possibile fallimento dei colloqui con la Fraternità San Pio X, e gli altri echi che sui vari blog cattolici ha avuto l’articolo su &lt;/i&gt;Disputationes Theologicae&lt;i&gt;. Volevo chiederLe se non ritiene che la concessione di un Ordinariato, sul modello di quello previsto nella &lt;/i&gt;Anglicanorum Coetibus&lt;i&gt; per gli Anglicani, non vada a costituire una specie di abuso. Mi riallaccio anche a qualche Suo commento circa la riconciliazione con gli Ortodossi, sul fatto che il Papa non è il capo supremo dei Vescovi, ma è il Vescovo di Roma, &lt;/i&gt;primus inter pares&lt;i&gt;, garanzia di unità ma non padrone assoluto di tutte le diocesi e di tutte le parrocchie. Non Le sembra che riconoscendo ai lefebvriani il diritto ad un Ordinariato, e quindi il diritto a essere indipendenti dai Vescovi diocesani, il Papa non scavalchi in questo modo l’autorità dei Vescovi? E non Le sembra che il riconoscimento di un Ordinariato non sia una violazione dell’autorità del Vescovo? Non so nulla di diritto canonico, e non so quindi quali privilegi abbiano gli ordini religiosi, cui Lei fa riferimento nel suo post. Evidentemente, se capisco bene, perfino gli istituti religiosi hanno spesso dovuto soffrire il rapporto con i Vescovi … Nel caso degli Anglicani erano comunque dei cristiani fuori (da secoli) dalla Chiesa cattolica, e non sottoposti all’autorità dei Vescovi, per cui l’Ordinariato in realtà non cambia molto la situazione. Ma nel caso dei lefebvriani questo non è vero. E si rischia di introdurre nelle diocesi dei gruppi “indipendenti”, estremamente polemici ed aggressivi con l’autorità diocesana, protetti da questa specie di status di “extraterritorialità”, che non hanno fatto niente per meritarsi&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Innanzi tutto, una precisazione: non mi pare di aver mai affermato che «&lt;i&gt;il Papa non è il capo supremo dei Vescovi, ma è il Vescovo di Roma, &lt;/i&gt;primus inter pares&lt;i&gt;, garanzia di unità ma non padrone assoluto di tutte le diocesi e di tutte le parrocchie&lt;/i&gt;». È vero che egli è il Vescovo di Roma, ma ciò non toglie che egli sia anche il “capo del Collegio dei Vescovi” (can. 331) e perciò non possa essere considerato semplicemente un “primus inter pares”, dal momento che gode di un primato non solo onorifico, ma giurisdizionale sui suoi fratelli Vescovi ed esercita su tutta la Chiesa (quindi su tutte le diocesi, su tutte le parrocchie e su tutti i fedeli) una “potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale” (&lt;i&gt;ibid&lt;/i&gt;.). Il problema che oggi si pone, soprattutto a livello ecumenico, non riguarda tanto l’affermazione di tale primato (che non può in alcun modo essere messa in discussione), quanto piuttosto il suo concreto esercizio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E su questo piano si pongono le osservazioni piú che pertinenti del Signor Serra. È opportuna l’istituzione di un ulteriore “Ordinariato personale”? Non sono sufficienti l’Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham e la Prelatura personale dell’Opus Dei? Se si continua su questa strada non si rischia di stravolgere la naturale struttura della Chiesa? Penso che non sia facile dare una risposta netta a tali domande; non si può rispondere semplicemente con un sí o con un no. Credo che si debba prendere il problema un po’ alla larga.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Penso che sia opportuno ricordare l’esistenza, nella Chiesa, di alcune ineliminabili “polarità”. La prima è quella fra la &lt;i&gt;dimensione istituzionale o gerarchica&lt;/i&gt; e la &lt;i&gt;dimensione pneumatica o carismatica&lt;/i&gt;. È vero che la Chiesa è stata istituita da Cristo, il quale le ha dato una organizzazione gerarchica; ma è altrettanto vero che lo Spirito continua ad agire nella Chiesa, distribuendo liberamente i suoi carismi e suscitando in essa nuove forme di vita evangelica. È vero che queste due dimensioni sono fra loro interconnesse; ma è altrettanto vero che nessuna delle due può essere semplicemente ridotta all’altra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una seconda polarità è quella esistente fra la &lt;i&gt;Chiesa particolare&lt;/i&gt; e la &lt;i&gt;Chiesa universale:&lt;/i&gt; se è vero che una diocesi non può essere considerata semplicemente una forma di “decentramento” della Chiesa universale (e il Vescovo non può essere considerato una sorta di “funzionario”, di rappresentante locale del Papa); è altrettanto vero che la Chiesa universale non può essere considerata semplicemente la “somma” delle Chiese particolari o una loro “federazione” (e il Papa il suo “presidente”).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Connessa con questa, esiste poi la polarità fra &lt;i&gt;collegialità&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;primato:&lt;/i&gt; è vero che l’autorità suprema della Chiesa risiede, collegialmente, nel Collegio dei Vescovi (il cui capo è il Papa); ma è altrettanto vero che la medesima autorità risiede, individualmente, nel Romano Pontefice.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tali polarità vanno accettate cosí come sono. La tentazione è sempre quella di semplificare, eliminando uno dei due “poli” (gli “opposti estremismi” di chi vuole solo la Chiesa istituzionale o solo la Chiesa carismatica, solo la Chiesa particolare o solo la Chiesa universale, solo la collegialità o solo il primato); ma ciò non è possibile: Cristo ha voluto cosí la Chiesa e cosí dobbiamo tenercela. È ovvio che l’esistenza di tali polarità provocherà inevitabilmente delle tensioni; ma la soluzione a tali tensioni non starà mai nell’eliminazione di uno dei poli, ma nella loro composizione. Ciò che va fatto è la ricerca continua di un&amp;nbsp;difficile&amp;nbsp;equilibrio. Per dirla con Vittorio Messori: non l’&lt;i&gt;aut-aut&lt;/i&gt;, ma l’&lt;i&gt;et-et&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È proprio questo ciò che distingue la Chiesa cattolica dalle comunità ecclesiali non-cattoliche: lo sforzo di tenere insieme le spinte centrifughe che inevitabilmente si generano al suo interno. Che cosa avviene nel mondo della Riforma? Non appena sorge un qualche &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; carismatico, nasce una nuova “chiesa”. Nella Chiesa cattolica, al contrario, un tempo nasceva un ordine religioso; oggi, un movimento ecclesiale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Visto che abbiamo accennato agli ordini religiosi, va ricordato che essi, grazie all’istituto dell’esenzione, sono sempre stati dei preziosi strumenti in mano al Papa per esercitare il suo primato universale sulla Chiesa (va anche detto che, se non fosse stato per il papato, la stragrande maggioranza degli ordini religiosi oggi non esisterebbe). Cosí come ai nostri giorni l’appello alla “nuova evangelizzazione” è stato accolto quasi esclusivamente dai movimenti ecclesiali (i quali esistono solo grazie alla protezione del Sommo Pontefice e se ne fanno i primi ambasciatori).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Venendo ora al nostro problema delle circoscrizioni ecclesiastiche &lt;i&gt;territoriali&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;personali&lt;/i&gt;, ci troviamo di fronte a un ulteriore tipo di polarità, in qualche modo connesso con i precedenti. Anche in questo caso credo che la soluzione non stia nell’&lt;i&gt;aut-aut&lt;/i&gt;, ma nell’&lt;i&gt;et-et&lt;/i&gt;. È vero che l’attuale Codice di diritto canonico, quando parla delle Chiese particolari, prevede solo circoscrizioni di tipo territoriale (can. 368). Ciò corrisponde all’organizzazione originaria della Chiesa (ed è per questo che gli Ortodossi, specialmente i russi, insistono tanto sul “territorio canonico” di una determinata Chiesa e non ammettono la presenza, sul medesimo territorio, di un’altra Chiesa). Ma è altrettanto vero che, col passare dei secoli, si è avuta nella Chiesa un’evoluzione che, senza eliminare tale organizzazione, ha ammesso l’esistenza di strutture “personali”: tali sono, appunto, gli ordini religiosi; ma l’attuale Codice di diritto canonico — non nella parte dedicata alla costituzione gerarchica della Chiesa, ma in quella dedicata ai fedeli — prevede la costituzione di prelature personali (cann. 294-297). Esistono inoltre Ordinariati militari (che sono praticamente delle diocesi personali); esistono delle parrocchie personali (non solo quelle previste nel m. p. &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt; per i fedeli tradizionalisti; esistono anche parrocchie “nazionali”: per esempio, la parrocchia dei Barnabiti a San Diego è una parrocchia personale per la comunità italiana); ora sono stati istituiti gli Ordinariati personali per gli Anglicani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È un bene? è un male? Mi rendo conto che, se si eccedesse su questa linea, si potrebbe realmente stravolgere la struttura originaria della Chiesa. Ma, finché si tratta di rispondere a delle esigenze oggettive, penso che non possa che essere un fatto positivo. Si tratterà di valutare caso per caso. Chi deve farlo? Certamente non io; e neppure i singoli Vescovi; ma il Sommo Pontefice. Un criterio molto equilibrato da seguire mi sembra quello previsto dal Codice di diritto canonico per le prelature personali:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Al fine di promuovere un’adeguata distribuzione dei presbiteri o di attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali, la Sede Apostolica può erigere prelature personali formate da presbiteri e da diaconi del clero secolare, udite le Conferenze dei Vescovi interessati&lt;/i&gt;» (can. 294).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Che dire a proposito del caso presente? Chi deve giudicare è soltanto il Papa. Da parte mia, posso solo dire che, se questo può servire per evitare uno scisma, ben venga. Ciò non significa che non mi renda conto dei problemi che ciò potrebbe creare; ma io sono stato sempre del parere che i problemi, almeno finché viviamo su questa terra, non possono essere evitati; essi vanno piuttosto “gestiti”. La Chiesa non può essere considerata una caserma; i cristiani non possono essere irreggimentati. Quante volte ho ripetuto che nella Chiesa c’è posto per tutti e — aggiungo ora — se non c’è, bisogna trovarlo! L’unica cosa che bisogna pretendere è che nessuno si senta esclusivo e indispensabile: l’unica cosa da chiedere ai lefebvriani è che non pretendano che tutti, nella Chiesa, diventino come loro; ma se vogliono fare, nella Chiesa, l’esperienza della tradizione, lasciamogliela fare liberamente, e cerchiamo di evitare che qualcuno possa impedirglielo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il mondo, nell’era della globalizzazione, sta diventando sempre piú complesso; è inevitabile che anche la Chiesa rifletta tale complessità, ed è inevitabile che essa adegui le proprie strutture a tale complessità. Che sullo stesso territorio possano insistere diverse giurisdizioni, credo che stia diventando pressoché inevitabile: proprio l’Oriente ci dimostra che nel medesimo territorio possono esistere piú Chiese e molteplici riti; probabilmente anche in Occidente dovremo pian piano abituarci a questo tipo di pluralismo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La moltiplicazione di strutture personali non finisce per rafforzare ulteriormente il primato romano, a danno delle diocesi, e creare problemi sul piano ecumenico? Anche questa la considero una tendenza abbastanza inevitabile. Il mondo si sta unificando; è inevitabile che anche nella Chiesa l’autorità centrale si rafforzi. Ma questo sta già avvenendo, a prescindere dagli Ordinariati personali: i viaggi apostolici non sono forse la riaffermazione del primato pontificio? E allora, che facciamo? Li eliminiamo? E i mezzi di comunicazione che ci permettono di seguire l’insegnamento e l’attività del Papa in ogni parte del mondo non finiscono per rafforzare il primato? Che facciamo? Lo impediamo? Certi fenomeni sono piú grandi di noi; possiamo tenerli sotto controllo, ma non possiamo evitarli. Dobbiamo semmai saper leggere i “segni dei tempi” e vedere in essi il soffio dello Spirito e… adeguare, se necessario, le nostre strutture. Non dimentichiamo mai che il diritto è fatto per l’uomo e non l’uomo per il diritto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5147767000141428095?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5147767000141428095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5147767000141428095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/04/extraterritorialita-nella-chiesa.html' title='Extraterritorialità nella Chiesa?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-8605593438904177534</id><published>2011-03-31T18:29:00.000+02:00</published><updated>2011-03-31T18:29:25.758+02:00</updated><title type='text'>Battute finali</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Molto interessante e pienamente condivisibile l’ultimo post di &lt;a href="http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2011/03/il-fallimento-dei-colloqui-dottrinali.html"&gt;Disputationes theologicae&lt;/a&gt;. Interessante perché rivela quale sarebbe la soluzione canonica che la Santa Sede avrebbe intenzione di proporre alla FSSPX: quella dell’ordinariato personale, soluzione simile a quella appena adottata per gli anglicani che chiedono di rientrare nella Chiesa cattolica. Se l’informazione corrisponde al vero (e non ho alcun motivo di dubitarne), penso che si tratterebbe della soluzione ideale: non si potrebbe, onestamente, pretendere di piú. Se i lefebvriani dovessero lasciarsi sfuggire questa occasione, sarebbero davvero degli sciocchi. Sarebbero definitivamente destinati a diventare una “chiesuola”, meglio, una setta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto al fallimento dei “colloqui dottrinali”, non ho molto da aggiungere a quanto ho già espresso su questo &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/09/lesperienza-della-tradizione.html"&gt;blog&lt;/a&gt;, se non ribadire che dei colloqui, che si fondavano su premesse ecclesiologiche inadeguate, non potevano che avere tale esito. Come si può ammettere che l’Autorità suprema della Chiesa accetti una “trattativa” su questioni dottrinali con chi a tale Autorità è semplicemente sottomesso? Se questo è avvenuto, è segno che, da una parte e dall’altra, si è persa la coscienza della distinzione dei ruoli: nella Chiesa ciascuno deve stare al suo posto; un gruppo di fedeli non può pretendere di “venire a patti” col Papa come se si trattasse di due parti alla pari. Il ruolo dei fedeli nella Chiesa mi sembra che sia ben descritto nel can. 212:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«§1. &lt;i&gt;I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«§2. &lt;i&gt;I fedeli hanno il diritto di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«§3. &lt;i&gt;In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nell’articolo si percepisce una certa amarezza sperimentata in tutta questa vicenda dagli istituti cosiddetti “Ecclesia Dei” (il blog &lt;i&gt;Disputationes theologicae&lt;/i&gt; è gestito da Don Stefano Carusi, appartenente all’Istituto del Buon Pastore). Non hanno tutti i torti tali istituti a lamentarsi, quando si vedono trascurati, perché tutte le attenzioni sono rivolte alla FSSPX. Hanno ragione a rammentare che, oltre ai tradizionalisti pieni di pretese che sono fuori della Chiesa, ci sono quelli che stanno dentro e hanno una sola pretesa, quella di fare l’“esperienza della tradizione”, ma spesso non si sentono per nulla incoraggiati dai Pastori. Hanno ragione a far notare che un fattivo sostegno a tali istituti sarebbe la migliore politica per incoraggiare, se non l’intera FSSPX, almeno alcuni membri di essa a fare il salto e a tornare in grembo alla Chiesa. Altrimenti i massimalisti avranno sempre buon gioco a dire: vedete che fine hanno fatto quei traditori… A questo proposito, c’è nel post un passaggio che mi ha particolarmente colpito:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Ci si getta in faraonici progetti d’accordo con l’“ala dura” della Fraternità, quando non si è nemmeno capaci di difendere chi l’accordo canonico l’ha già fatto. Quando si lascia cacciare da una diocesi un istituto tradizionale, riconosciuto canonicamente, solo perché ha osato insegnare un po’ di catechismo a qualche bambino, quando il “piano pastorale diocesano” preferisce affidare incarichi parrocchiali ad un gruppo di laici piuttosto che ad un prete con la tonaca perché “sarebbe assimilato ai lefebvriani”, quando capita ripetutamente che gli organizzatori della Messa gregoriana subiscano continue minacce e pressioni e si sentano costretti a dire cose che in coscienza non pensano, per potere ottenere (o per paura di perdere) l’instabile “concessione” — nel silenzio generale — è quantomeno difficile spiegare a quei genitori, a quei seminaristi e anche a quei preti che è meglio abbandonare la posizione, per certi versi confortevole e facile, rappresentata dalla Fraternità San Pio X&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto gli istituti tradizionali stanno sperimentando, è ciò che i religiosi hanno sperimentato per secoli (adesso un po’ meno, avendo essi perso molto della loro specifica identità ed essendosi appiattiti su un’uniformità generalizzata; ma sono stati rimpiazzati nel subire lo stesso destino dai movimenti ecclesiali). Spesso, nelle Chiese locali, il “piano pastorale” diventa un assoluto; e guai a chi non si adegua, alla faccia di tanti bei discorsi sullo Spirito che soffia dove vuole… Il riferimento alla tonaca mi fa ripensare alla discussione che si fece anni fa nel nostro capitolo generale, dove i confratelli franco-belgi dissero che loro non potevano usare l’abito appunto per non essere confusi coi lefebvriani, e quelli spagnoli per non essere confusi con i preti dell’Opus Dei…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nell’articolo si fa riferimento al possibile esito scismatico di tutta la vicenda. Certo, se la FSSPX rimarrà ferma sulle proprie posizioni intransigenti, non potrà che andare a finire cosí. Ma io vorrei far notare che il pericolo è piú grave. Storicamente avviene che spesso si cominci con uno scisma e si finisca nell’eresia: si veda, per esempio, quanto successo in Inghilterra nel XVI secolo, o quanto avvenuto, piú recentemente, ai Vecchi Cattolici (che, per rimanere fedeli alla tradizione, hanno finito per accettare… il sacerdozio femminile). E si spiega: una volta che non si è piú sottomessi all’autorità del Papa, tutto è possibile; ciascuno diventa misura di sé stesso. Certe idee pericolose già serpeggiano all’interno della Fraternità, come quando preferiscono che un fedele non vada a Messa la domenica piuttosto che partecipare a una Messa &lt;i&gt;Novus Ordo&lt;/i&gt;, o addirittura sconsigliano di assistere alla Messa tridentina celebrata da un sacerdote in comunione con la Sede Apostolica. Da questi atteggiamenti al Donatismo il passo è breve.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-8605593438904177534?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8605593438904177534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8605593438904177534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/03/battute-finali.html' title='Battute finali'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5239627346072379076</id><published>2011-03-28T12:13:00.001+02:00</published><updated>2011-03-28T12:23:31.507+02:00</updated><title type='text'>Religione e senso religioso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Terminavo il post del 20 febbraio scorso sui “&lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2011/02/semina-verbi.html"&gt;Semina Verbi&lt;/a&gt;” con la domanda se l’atteggiamento del Concilio Vaticano II nei confronti delle religioni non-cristiane costituisse una rottura con la tradizione o piuttosto una sua legittima evoluzione. E lasciavo in sospeso la risposta. In questo mese ho continuato a riflettere sulla questione e ho scoperto che, dei tre testi conciliari da me riportati, solo quello della dichiarazione &lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt; rinviene nelle religioni non-cristiane un raggio della Verità che illumina tutti gli uomini (n. 2), mentre gli altri due testi sono molto piú sfumati: il decreto &lt;i&gt;Ad gentes&lt;/i&gt; si riferisce genericamente a “tradizioni nazionali e religiose” (n. 11); la costituzione &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt; parla semplicemente di “coloro che, senza colpa, non sono ancora arrivati ad una esplicita conoscenza di Dio” (n. 16). Dal contesto appare chiaramente che non ci si sta riferendo ai seguaci delle altre religioni (menzionati in precedenza), ma ai non-credenti; anche in questi, afferma la &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, si può trovare qualcosa “di buono e di vero”, che costituisce una sorta di &lt;i&gt;praeparatio evangelica&lt;/i&gt; (si noti che tale espressione non viene usata per i seguaci delle religioni non-cristiane). Dunque, a parte il caso di &lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt;, sembrerebbe che il Concilio sia abbastanza in linea con la tradizione. Allora, come mai si è arrivati all’idea che le religioni non-cristiane sono “cosparse” di &lt;i&gt;semina Verbi&lt;/i&gt;, come si esprime Paolo VI nell’&lt;i&gt;Evangelii nuntiandi?&lt;/i&gt; Si direbbe che, anziché interpretare la &lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt; alla luce della &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt; (come dovrebbe essere), è avvenuto esattamente il contrario: la “Dichiarazione sull’atteggiamento della Chiesa verso le religioni non-cristiane” (questo il vero titolo della &lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt;, e non, come viene di solito erroneamente tradotto, “Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non-cristiane”) è diventata la chiave di lettura del resto del Concilio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qualcuno potrebbe obiettare: ma come, i non-credenti sono avvantaggiati rispetto ai seguaci delle religioni non-cristiane? In un certo senso, sí. Dopo la rivalutazione postconciliare delle religioni (che ci ha portato a pensare che un credente, a qualsiasi religione appartenga, sia sempre meglio di un ateo), può sembrare strano; eppure è cosí. Le religioni, nonché costituire una preparazione al Vangelo, il piú delle volte finiscono per diventarne un ostacolo. Questo vale per tutte le religioni, compresa quella ebraica (tanto è vero che essa impedí alla maggior parte dei giudei di accogliere Cristo). Affermare il contrario significherebbe ignorare la lezione di Karl Barth (1886-1968), a mio parere il piú grande teologo del XX secolo, il quale, nella sua &lt;i&gt;Epistola ai Romani&lt;/i&gt;, vede nella religione l’espressione suprema dell’arroganza e della presunzione umana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per capire questo, dobbiamo distinguere tra “senso religioso” e “religione”: il rapporto tra queste due realtà è lo stesso che intercorre tra la “domanda” e la “risposta”. In ogni uomo c’è una “domanda” innata, vale a dire una istintiva ricerca di Dio (&lt;i&gt;quaerere Deum&lt;/i&gt;), una disposizione naturale a conoscere Dio. Questa non solo è positiva, ma indispensabile perché l’uomo possa incontrare il vero Dio che gli si rivela (tanto è vero che il Concilio Vaticano I ha sentito il bisogno di definire la possibilità per l’uomo di conoscere Dio razionalmente). È questo innato “senso religioso” che costituisce una sorta di &lt;i&gt;praeparatio evangelica&lt;/i&gt;, perché è proprio grazie ad esso che l’uomo può aprirsi alla verità del Vangelo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altra cosa sono le religioni cosí come si sono storicamente configurate. Esse hanno la pretesa di dare una “risposta” alla “domanda” che è nell’uomo. Ma tale risposta, non provenendo da Dio, bensí dall’uomo stesso, è una risposta erronea, che, anziché avvicinare l’uomo a Dio, spesso lo allontana da lui. Se non è Dio che si rivela all’uomo, ma è l’uomo che si costruisce il proprio dio (= idolo), questo gli impedisce di incontrare il vero Dio. Ciò spiega perché il primo comandamento ingiunga perentoriamente: «&lt;i&gt;Non avrai altro dio fuori di me&lt;/i&gt;». Non è un caso se gli israeliti prima e i cristiani poi erano cosí spietati nella lotta contro l’idolatria. Non voglio escludere in maniera assoluta che talvolta le religioni possano svolgere un ruolo positivo; ma penso che questo avvenga soltanto in un caso, quando cioè esse rinunciano alla pretesa di dare delle risposte e si accontentano di essere pura e semplice ricerca. Praticamente si tratta del caso a cui si appiglia Paolo nel suo discorso all’Areopago:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio&lt;/i&gt;» (At 17:22-23).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, come si vede, si tratta soltanto di un’occasione per annunciare il vero Dio (e, nonostante questo, sappiamo che ben pochi accolsero l’annuncio paolino). Il bisogno di Dio è innato nell’uomo («&lt;i&gt;Inquietum est cor nostrum donec requiescat in te&lt;/i&gt;»), ma tale bisogno viene soddisfatto solo dal vero Dio che si rivela all’uomo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Visto che abbiamo citato il n. 16 della &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, permettete una postilla su questo testo conciliare. Dopo aver parlato di ebrei e musulmani, riferendosi a non-cristiani e non-credenti, esso afferma:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini&lt;/i&gt; (in umbris et imaginibus), &lt;i&gt;poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa&lt;/i&gt; (cf At 17:25-28), &lt;i&gt;e come Salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati&lt;/i&gt; (cf 1 Tm 2:4). &lt;i&gt;Infatti, quelli che, senza colpa&lt;/i&gt; (sine culpa), &lt;i&gt;ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma che tuttavia cercano Dio con cuore sincero e, coll’aiuto della grazia&lt;/i&gt; (sub gratiae influxu), &lt;i&gt;si sforzano di compiere con le opere la sua volontà, conosciuta attraverso il dettame della coscienza&lt;/i&gt; (per conscientiae dictamen), &lt;i&gt;possono conseguire la salvezza eterna&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che, senza colpa&lt;/i&gt; (sine culpa), &lt;i&gt;non sono ancora arrivati all’esplicita conoscenza di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina&lt;/i&gt; (non sine divina gratia), &lt;i&gt;di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione al Vangelo&lt;/i&gt; (tamquam praeparatio evangelica) &lt;i&gt;e come dato da Colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come dicevamo, si tratta di un testo pienamente ortodosso e radicato nella tradizione. Al termine del comma riguardante i non-cristiani, per fondare la possibilità che essi hanno di salvarsi, si cita la lettera del Sant’Uffizio all’Arcivescovo di Boston Richard J. Cushing dell’8 agosto 1949 (&lt;i&gt;Denzinger&lt;/i&gt;, 3869-72), nella quale si ammetteva l’esistenza di un “desiderio implicito” (&lt;i&gt;implicitum votum&lt;/i&gt;) di appartenenza alla Chiesa (la dottrina insegnata da Pio XII nella &lt;i&gt;Mystici Corporis&lt;/i&gt;) e si condannava il rigorismo del Padre Leonard Feeney.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ebbene, nonostante l’esattezza di tale testo, nonostante i ripetuti riferimenti all’intervento della grazia in esso contenuti, l’allora Professore Joseph Ratzinger, nel 1969, rinveniva in esso, non senza fondamento, una certa venatura “pelagiana”, quasi che l’uomo possa salvarsi semplicemente comportandosi in modo retto e seguendo il dettame della propria coscienza. A tale testo Ratzinger preferiva un altro passo conciliare, il n. 22 della &lt;i&gt;Gaudium et spes:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, configurato alla morte di Cristo, andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza&lt;/i&gt; (cf Fil 3:10; Rm 8:17).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia&lt;/i&gt; (cf LG 16). &lt;i&gt;Cristo, infatti, è morto per tutti&lt;/i&gt; (cf Rm 8:32) &lt;i&gt;e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce&lt;/i&gt; (modo Deo cognito), &lt;i&gt;a questo mistero pasquale&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In tale testo è espressa chiaramente la possibilità per tutti gli uomini di salvarsi, ma essa non è messa in rapporto, come nella &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, con le opere o con la coscienza, bensí esclusivamente con il mistero pasquale, col quale lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di essere associati, nel modo che solo Dio conosce. Sulla questione si può legger molto utilmente il seguente &lt;a href="http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=12544"&gt;articolo&lt;/a&gt; di qualche anno fa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5239627346072379076?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5239627346072379076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5239627346072379076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/03/religione-e-senso-religioso.html' title='Religione e senso religioso'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-9097111890905385783</id><published>2011-03-22T15:30:00.000+01:00</published><updated>2011-03-22T15:30:43.929+01:00</updated><title type='text'>Non ci resta che pregare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tutti i media stanno giustamente sottolineando la diversità di posizioni a proposito dell’intervento militare della coalizione occidentale in Libia: critiche dall’esterno della coalizione, da parte di chi ha chiesto o almeno non ha impedito la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Lega Araba, Russia, Cina, Germania); divergenze interne alla coalizione stessa (la Norvegia e ora, a quanto pare, anche l’Italia); contrasti fra le forze politiche che pure fanno parte della maggioranza (Lega Nord, la Destra di Storace, Formigoni); perplessità espresse da &lt;i&gt;opinion leaders&lt;/i&gt; non certamente di sinistra (Ferrara, Sgarbi). Qualcuno potrebbe pensare che sia quanto mai inopportuno essere divisi in un momento come questo, che richiederebbe la massima unione. Personalmente, invece, ritengo molto positivo che si sentano tante voci dissonanti: segno che non tutti hanno messo il cervello all’ammasso; segno che la propaganda di regime (non mi riferisco a un’inesistente “regime” italiano; ma a quello, senza volto ma reale, che controlla le nostre esistenze a livello globale) non è ancora riuscita a farci il lavaggio del cervello; segno che la “controinformazione”, che finora si diffondeva sotterraneamente attraverso internet, incomincia ad affiorare e a raggiungere almeno le persone piú attente, che non si accontentano dell’informazione ufficiale, quella controllata dai poteri forti e convogliata attraverso i giornali e la televisione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ebbene, mentre prendo atto con soddisfazione di questa dialettica che si sta sorprendentemente facendo strada nel mondo laico, rimango basito dall’atteggiamento della Chiesa e del mondo cattolico. Se ne può avere un breve resoconto nell’articolo pubblicato oggi su &lt;a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/125378/il_fianco_scoperto_della_cei_interventista"&gt;Europa&lt;/a&gt;. A parte le due lodevoli eccezioni del Vicario apostolico di Tripoli, Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, e del Vescovo di Pavia, Mons. Giovanni Giudici, Presidente di &lt;i&gt;Pax Christi&lt;/i&gt;, si ha l’impressione che il resto della Chiesa, soprattutto a livello di CEI e di Santa Sede, o si è completamente appiattita sulle posizioni della coalizione o, presa alla sprovvista, si dimostra incapace di prendere un’iniziativa a livello diplomatico, o anche solo di elaborare un’autonoma analisi della situazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Capisco che il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza episcopale italiana, sia anche un generale dell’Esercito italiano (in quanto ex Ordinario militare), ma mi sembra inconcepibile che possa sposare in maniera totalmente acritica le tesi della coalizione. Come si fa ad accettare, senza neppure una venatura di dubbio, le motivazioni ufficiali, quando non ci crede piú nessuno, neppure coloro che fanno parte della coalizione, i quali, con una certa onestà, ammettono la presenza di altri interessi. Non credo che il cristiano debba essere un ingenuo: è vero che Gesú ci ha detto di essere semplici come le colombe, ma ci ha anche detto di essere prudenti come i serpenti. Ovviamente, la linea del Presidente della CEI si riflette su quella di &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;. Andatevi a leggere lo, a dir poco, sconcertante &lt;a href="http://www.avvenire.it/Commenti/OLTRE+LA+LOGICA+DEL+GENDARME_201103220726117970000.htm"&gt;articolo di fondo&lt;/a&gt; di oggi, e vi farete un’idea della posizione assunta da quello che dovrebbe essere il quotidiano dei cattolici italiani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se poi passiamo alla Santa Sede, si ha l’impressione che abbiano avuto un totale &lt;i&gt;black-out&lt;/i&gt; dell’informazione nei giorni scorsi. A parte le parole, necessariamente misurate, del Santo Padre all’&lt;i&gt;Angelus&lt;/i&gt; di domenica scorsa, tutto tace. Provate a sfogliare &lt;i&gt;L’Osservatore Romano&lt;/i&gt; di oggi: un’anodina cronaca in prima pagina (“Terzo giorno di raid”) e un altrettanto amorfo resoconto in terza pagina (“L’impegno della Lega araba decisivo per l’Onu”), dove si riportano, fra gli altri, i pareri del Presidente Napoletano (se lo sarebbero potuto risparmiare), del Card. Bagnasco e di &lt;i&gt;Pax Christi&lt;/i&gt;. Dell’intervento di Mons. Martinelli, &lt;i&gt;ne verbum quidem&lt;/i&gt;. E la Segreteria di Stato, che fa? Possibile che la Santa Sede non abbia niente da dire? Possibile che la diplomazia vaticana non abbia alcun ruolo da giocare? Possibile che si debba assistere a una guerra in maniera del tutto passiva, come se si trattasse di un intervento dei vigili urbani per regolare il traffico?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Certe volte mi viene da rimpiangere la gestione Sodano, che avrà pure preso le sue cantonate (vedi Jugoslavia), ma è stata capace anche di opporsi risolutamente (qualcuno direbbe “profeticamente”) alle guerre del Golfo, pagando poi un prezzo assai alto (la campagna antipedofilia in America è stata una chiara ritorsione per l’atteggiamento assunto in quelle occasioni dalla Chiesa).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma quel che mi lascia piú attonito è l’incoerenza fra i fiumi di parole sulla pace, che dobbiamo sorbirci ogni anno il 1° gennaio, e l’incapacità di assumere un seppur minimo atteggiamento critico nel momento in cui scoppia una guerra. Continuiamo a condannare le guerre del passato oppure i lontani conflitti locali; ma non appena sono coinvolte le “grandi potenze”, diventiamo tutto d’un tratto muti. Se poi le vergogne dell’intervento militare (&lt;i&gt;pardon&lt;/i&gt;, “umanitario”) sono coperte dalla foglia di fico di una risoluzione ONU, allora tutto sembra permesso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non ci resta che pregare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-9097111890905385783?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/9097111890905385783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/9097111890905385783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/03/non-ci-resta-che-pregare.html' title='Non ci resta che pregare'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-1298571300690194809</id><published>2011-03-16T10:29:00.000+01:00</published><updated>2011-03-16T10:29:02.974+01:00</updated><title type='text'>Signori o ospiti?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Due giorni fa il &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/marzo/14/Alle_radici_del_nostro_pensiero_co_9_110314030.shtml"&gt;Corriere della sera&lt;/a&gt; ha pubblicato un interessante commento del Prof. Giuseppe Panissidi sul cataclisma giapponese, mettendolo in rapporto col devastante terremoto-maremoto di Lisbona del 1755. Effettivamente esistono inquietanti analogie fra le due catastrofi (anche in quel caso l’intensità raggiunse il 9° grado della scala Richter). Quel tragico evento ebbe ripercussioni non solo sulla società portoghese, ma anche sulla cultura europea del tempo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Una straordinaria temperie spirituale, l’Illuminismo, d’un tratto si fermò, ripiegando su se stessa. A meditare intensamente e ripensare i suoi pur rigorosi paradigmi culturali, la sua stessa visione della storia e dell’uomo … Il terremoto di Lisbona, invero, segna la fine di ogni ottimismo di maniera, le leopardiane “magnifiche sorti e progressive” e, nel contempo, l’alba del nostro disincanto, intriso di quella peculiare forma di realismo che Nietzsche, nella &lt;/i&gt;Nascita della tragedia&lt;i&gt; (1872), chiamerà “pessimismo della forza”&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Potrebbe accadere qualcosa di simile ai nostri giorni. La tragedia giapponese non può lasciarci indifferenti. Personalmente, vedendo le immagini dell’onda anomala dello &lt;i&gt;tsunami&lt;/i&gt; che travolgeva tutto, mi veniva di pensare: vedi che fine fa la nostra tecnologia! Quanto il maremoto colpí l’Indonesia nel 2004 non avevo avuto la stessa sensazione: in quel caso a essere colpiti erano stati per lo piú poveri villaggi, al massimo qualche villaggio turistico. Ma questa volta è stato colpito il Giappone, un paese supersviluppato, che sembrava quasi invulnerabile. E invece… bastano pochi minuti alla natura per distruggere tutto. Anche i ritrovati piú sofisticati diventano, da un momento all’altro, un ammasso di ferri vecchi (le avete viste tutte quelle auto galleggiare sulle acque? quei treni, quelle navi e quelle case spazzate via?). Anzi, le nostre creature piú perfette per produrre energia (le centrali nucleari), che sembravano cosí potenti e sicure, in un batter d’occhio si rivoltano contro di noi e ci minacciano con il loro terrore. Probabilmente sarebbe il caso di fare qualche riflessione sulla nostra reale condizione. Afferma giustamente il Prof. Panissidi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Credenti e non, ricchi e poveri, sani e malati, siamo ospiti (non sempre graditi), non signori del cosmo: enti naturali finiti e incompleti, fatti per (cercare di) conoscerlo e viverci nell’armonia possibile, affrancati da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Distopia"&gt;distopie&lt;/a&gt; di manipolazione e dominio, perseguite con lo scopo di “deviarne” con modalità improbabili e intrusive leggi e dinamiche&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel leggere quella frase: «&lt;i&gt;siamo ospiti, non signori del cosmo&lt;/i&gt;», mi veniva in mente quanto avevo letto tempo fa in &lt;i&gt;Iota unum&lt;/i&gt;, a proposito della “Teleologia antropocentrica di &lt;i&gt;Gaudium et spes&lt;/i&gt;”. Lí per lí la posizione di Romano Amerio mi aveva lasciato piuttosto perplesso. Per chi, come me, viene da una formazione umanistica, che pone l’uomo al centro dell’universo, ed è stato formato alla scuola del Concilio Vaticano II, che ha fatto propria la visione antropocentrica del cosmo, la contestazione di Amerio mi sembrava un po’ esagerata. Sembrava quasi come l’impugnazione di una verità ovvia, praticamente indiscutibile. Amerio, nel capitolo XXX di &lt;i&gt;Iota unum&lt;/i&gt;, mette in discussione due passi della &lt;i&gt;Gaudium et spes:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Secondo l’opinione quasi concorde di credenti e non credenti, tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all’uomo, come a suo centro e vertice&lt;/i&gt;» (n. 12; Amerio erroneamente cita il n. 14)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;L’uomo … è la sola creatura sulla terra che Dio abbia voluto per se stessa&lt;/i&gt;» (n. 24).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La novità di questo testo sta in quel “&lt;i&gt;propter seipsam&lt;/i&gt;”, che avrebbe sostituito il tradizionale “&lt;i&gt;propter seipsum&lt;/i&gt;”. Tanto è vero che Amerio, per dimostrare l’illegittimità di tale sostituzione, invoca l’autorità del libro dei Proverbi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Universa propter semetipsum operatus est Dominus&lt;/i&gt;» (16:4).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Amerio non avrebbe piú potuto citare questo testo, se avesse dovuto citare la Neovolgata, che ora afferma: «&lt;i&gt;Universa secundum proprium finem operatus est Dominus&lt;/i&gt;» (e infatti la nuova versione della CEI traduce: «&lt;i&gt;Il Signore ha fatto ogni cosa per il suo fine&lt;/i&gt;»).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se devo essere sincero, durante i miei studi, ho sempre rilevato una certa incoerenza nel considerare un progresso la visione antropocentrica dell’Umanesimo e del Rinascimento, quando, piú o meno contemporaneamente, in campo scientifico si abbandonava la teoria geocentrica in favore di quella eliocentrica (cosí come non ho mai capito come Kant potesse chiamare “rivoluzione copernicana” il far ruotare l’oggetto intorno al soggetto, quando, secondo me, sarebbe stato piú logico chiamarla “rivoluzione tolemaica”). Ma il fatto di percepire certe incongruenze non mi autorizzava a mettere in discussione quello che costituisce un vero e proprio “dogma” della nostra cultura: la centralità dell’uomo nell’universo. Con il Vaticano II la Chiesa ha fatto propria questa visione antropocentrica. Per noi che siamo stati formati dopo il Concilio, si tratta di una verità pressoché evidente, che non ha bisogno di dimostrazione. Questo spiega perché fossi rimasto perplesso dinanzi alle critiche di Romano Amerio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non sarò ora io a dire che il Concilio aveva torto e Amerio aveva ragione. Certo però avvenimenti come la catastrofe giapponese dovrebbero davvero farci riflettere. Dovrebbero, se non altro, ridimensionare quel senso di superiorità al limite dell’onnipotenza, che caratterizza l’uomo moderno. L’uomo dovrebbe prendere coscienza della sua reale condizione e del suo rapporto con la natura, infinitamente piú forte di lui. Per dirla con il Prof. Panissidi, dovremmo ricordarci di essere &lt;i&gt;ospiti&lt;/i&gt;, non &lt;i&gt;signori&lt;/i&gt; del cosmo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Probabilmente, non c’è bisogno di procedere alla correzione dei testi conciliari, che pure hanno un loro fondamento; ma perlomeno dovremmo rinunciare, una volta per tutte, a quell’ottimismo un tantino ingenuo che pervade la &lt;i&gt;Gaudium et spes&lt;/i&gt;, a favore di un maggiore realismo. Lo stesso Paolo VI ammise che il Vaticano II aveva un po’ esagerato in questa visione ottimistica dell’uomo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Bisogna onestamente riconoscere che questo nostro Concilio, nell’elaborare il suo giudizio sull’uomo, si è soffermato a considerare piú la fronte serena che quella triste; e che in esso ha volutamente interpretato tutti gli aspetti con ottimismo … Il Concilio ha parlato agli uomini contemporanei facendo uso non di previsioni catastrofiche, ma di messaggi di speranza e parole di fiducia&lt;/i&gt;» (Omelia nella IX Sessione del Concilio, 7 dicembre 1965).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ecco, è forse giunto il momento di voltare pagina. Come 250 anni fa il terremoto di Lisbona disincantò gli uomini del secolo dei Lumi, cosí forse oggi lo &lt;i&gt;tsunami&lt;/i&gt; giapponese aiuterà l’uomo a ridimensionarsi, e libererà la Chiesa da quell’ottimismo di maniera che l’ha contraddistinta negli ultimi decenni. Non per assumere un atteggiamento pessimista, ma semplicemente per ritrovare quel sano realismo che l’ha caratterizzata in tutta la sua storia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-1298571300690194809?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1298571300690194809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1298571300690194809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/03/signori-o-ospiti.html' title='Signori o ospiti?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-1217170807879551736</id><published>2011-03-07T19:12:00.000+01:00</published><updated>2011-03-07T19:12:54.261+01:00</updated><title type='text'>Effetti benefici?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il mio post di quindici giorni fa sui &lt;i&gt;Semina Verbi&lt;/i&gt; ha avuto una discreta risonanza. Esso è stato segnalato e commentato da diversi blog. La cosa, naturalmente, non può che farmi piacere. Tra i siti che hanno ripreso integralmente la mia riflessione c’è quello di &lt;a href="http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV162_Padre_Scalese_Semina_Verbi.html"&gt;Una vox&lt;/a&gt;. Va dato atto a tale sito di aver sempre difeso la tradizione, anche quando non era di moda. Per diversi anni l’ho visitato regolarmente perché esso costituiva per me l’unica fonte di informazione sul mondo tradizionalista. Per cui, anche se spesso non mi trovavo d’accordo con le sue posizioni, l’ho sempre considerato con grande rispetto. Questa volta però sento di dover fare qualche precisazione, dal momento che non mi sembra che ciò che è stato scritto come introduzione al mio post corrisponda a verità. Ecco il commento di &lt;i&gt;Una vox:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Pubblichiamo un articolo apparso, il 20 febbraio 2011, sul sito internet &lt;/i&gt;Querculanus&lt;i&gt; e redatto dallo stesso creatore del sito: il Padre Giovanni Scalese. Lo pubblichiamo perché riteniamo che si tratti di un chiaro esempio di come la liberalizzazione della celebrazione secondo il Messale tradizionale e la remissione della cosiddetta scomunica ai quattro Vescovi della Fraternità San Pio X, oltre alle levate di scudi contro il Papa e contro la Tradizione Cattolica, possano generare riflessioni interessanti, che fino a qualche mese fa sembravano appannaggio esclusivo ed eccentrico dei fedeli tradizionali. In particolare, in questo articolo, il Padre Scalese dice a chiare lettere, del Vaticano II, ciò che i fedeli tradizionali ripetono da 40 anni e per cui sono stati bollati come ribelli e scismatici. Il Padre Scalese è un sacerdote barnabita ben lontano dall’essere sospettabile di “tradizionalismo”, le sue riflessioni, quindi, possono considerarsi come uno dei frutti benefici che l’influenza e la presenza dei fedeli tradizionali hanno prodotto, prima silenziosamente, oggi apertamente e pubblicamente. Abbiamo già pubblicato qualche altra riflessione del Padre Giovanni Scalese: &lt;/i&gt;Concilio e “spirito del Concilio” […]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Precisazione necessaria. Alcuni passaggi degli articoli di Padre Giovanni Scalese richiederebbero delle precisazioni, soprattutto in relazione al Concilio, ai documenti del Concilio e alla liturgia moderna, ma non è questo che piú conta, in questa occasione, poiché la cosa importante è che si possano finalmente criticare, in maniera seria e ponderata, il Concilio, la liturgia moderna e il Papa senza per questo incorrere in sanzioni morali o disciplinari e in ostracismi o emarginazioni&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ciò che mi sembra non corrispondere al vero è il pensare che le mie riflessioni siano conseguenza della liberalizzazione della Messa tridentina o frutto dell’influsso benefico esercitato dai fedeli tradizionali. Sia ben chiaro, non voglio apparire un “duro e puro” che non si lascia in alcun modo influenzare dal mondo che lo circonda; anzi, sono profondamente convinto che dobbiamo saper cogliere i “segni” dei tempi in cui viviamo. Non vorrei però essere scambiato per uno dei tanti tradizionalisti dell’ultim’ora, che hanno improvvisamente scoperto la tradizione col motu proprio &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt;. Quanto vado scrivendo è il frutto di una riflessione che certamente tiene conto anche di tanti contributi recenti, ma che affonda le sue radici lontano nel tempo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto all’intervento sui &lt;i&gt;Semina Verbi&lt;/i&gt;, vorrei innanzi tutto spiegare quale è stato il motivo occasionale che lo ha originato. Dovendo insegnare, oltre che storia e filosofia al liceo, anche religione nella scuola secondaria di primo grado, nel libro di testo di terza media ho trovato una lezione sul pluralismo religioso, che riportava un brano di una catechesi di Giovanni Paolo II del 1998, dove appunto si parlava dei «&lt;i&gt;semi del Verbo presenti e operanti nelle diverse religioni&lt;/i&gt;». Siccome la cosa non mi tornava, ho sentito il bisogno di fare una ricerca, il cui risultato è stato il post che ho pubblicato. Certamente nel fare tale ricerca ero in qualche modo condizionato anche dall’annuncio della prossima giornata di Assisi, ma non era stato quell’evento lo stimolo per la mia riflessione. Né, tanto meno, sono andato a leggere studi di chicchessia sul tema (meno che mai, come qualcuno ha voluto insinuare, di esponenti, a me affatto sconosciuti, della Fraternità di San Pio X).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto alle mie critiche al Concilio Vaticano II, esse risalgono a non pochi anni fa: sono precedenti al mio stesso articolo &lt;i&gt;Concilio e “spirito del Concilio”&lt;/i&gt; (che è stato scritto nel giugno del 2008 e pubblicato su questo blog nel gennaio del 2009). Per darvene una prova, vi riporto quanto affermavo in una conferenza che feci al nostro Capitolo provinciale, nel dicembre del 1999. Il titolo della conferenza era &lt;i&gt;L’apostolato dei Chierici Regolari di San Paolo ieri, oggi e domani:&lt;/i&gt; si trattava di una riflessione sulla nostra storia. A proposito della situazione attuale facevo le seguenti considerazioni:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Nonostante gli sforzi di rinnovamento, la situazione attuale risulta alquanto critica sia per la Chiesa sia per la Congregazione. Per quanto riguarda la Chiesa, ci limiteremo a constatare che le grandi attese suscitate dal Concilio sono rimaste in gran parte frustrate: si era parlato di una “nuova pentecoste”, e abbiamo avuto la secolarizzazione; si sperava in un riavvicinamento fra Chiesa e mondo, e mai come ora sentiamo queste due realtà distanti fra loro; si pensava a un nuovo slancio missionario, e mai come adesso vediamo la Chiesa ripiegata su sé stessa; si attendeva un ringiovanimento della Chiesa, e mai come ai nostri giorni la vediamo popolata soprattutto da persone anziane. Si pensava che fossero sufficienti alcune riforme strutturali per rinnovare il volto della Chiesa: il &lt;/i&gt;lifting&lt;i&gt; è stato fatto, ma il volto della Chiesa continua a essere segnato dalle rughe. C’è stata la riforma liturgica, e ci ritroviamo le chiese vuote; ci si è dedicati a un immane sforzo di catechesi, e mai come oggi è diffusa l’ignoranza religiosa; ci si è fatti un’&lt;/i&gt;overdose&lt;i&gt; di pastorale giovanile, e i giovani hanno abbandonato gli oratori per affollare le discoteche; sono stati istituiti gli organismi di partecipazione, e quelli che dovevano essere uno strumento di comunione si sono rivelati un ulteriore motivo di burocratizzazione della Chiesa; si sono “aperti” i seminari, e si sono svuotati. Le uniche vere novità dei nostri giorni sono costituite da fenomeni in nessun modo programmati o previsti dal Concilio: l’inatteso ritorno del martirio, la stupefacente fioritura dei movimenti ecclesiali, l’incredibile richiamo esercitato a tutti i livelli da padre Pio, la sorprendente moltiplicazione delle apparizioni mariane e — perché no? — la straordinaria diffusione di Radio Maria e l’eccezionale proliferazione di siti cattolici in Internet&lt;/i&gt; […]».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Le mie riflessioni si soffermavano poi sulla situazione attuale della Congregazione. La conferenza, nel suo insieme, fu bene accolta dall’assemblea; ma il passaggio su riportato fu criticato da qualche confratello, perché avevo osato mettere in discussione il Concilio, che fino ad allora costituiva un vero e proprio tabú.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Anche per quanto riguarda la libertà di criticare il Papa, non si tratta per me di una novità. Non posso documentare i miei dubbi sulle precedenti giornate di Assisi; posso però riportare un passaggio piuttosto polemico della mia prefazione al volume di Massimo Angeleri, &lt;i&gt;Rosminianesimo a Milano. Il caso di padre Gazzola (1885-1891)&lt;/i&gt;, NED, 2001. Padre Gazzola è un barnabita (di profonda spiritualità e sicura ortodossia), che dovette soffrire molto perché accusato prima di rosminianesimo e poi di modernismo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Sul &lt;/i&gt;Corriere della sera&lt;i&gt; del 23 marzo 2000 Ernesto Galli della Loggia chiedeva che la richiesta di perdono della Chiesa per le colpe del passato, compiuta durante l’anno giubilare, si estendesse anche alle vittime della repressione antimodernistica. Anche noi, sinceramente, siamo rimasti un po’ sorpresi e delusi per questo mancato &lt;/i&gt;mea culpa&lt;i&gt; per la durezza usata dalla Chiesa verso certi suoi figli incompresi, ingiustamente accusati, talvolta ferocemente perseguitati, ma rimasti a lei fedeli sino alla fine. Sappiamo bene che tradizionalmente la Chiesa agisce in maniera diversa: anziché riconoscere gli errori del passato e chiedere scusa a coloro che furono perseguitati, supera di fatto determinate situazioni e riabilita indirettamente i perseguitati riconoscendone la santità (si pensi, solo per fare un esempio, alla recente beatificazione di padre Pio). Ma siccome sembrava che si volesse adottare un nuovo metodo, poteva essere, questa, l’occasione per procedere a una vera e propria “riabilitazione”. Peccato! Non rimane che sperare che anche nei confronti di molte delle vittime della repressione antimodernistica, e in particolare di padre Gazzola, la Chiesa torni almeno al sistema tradizionale e le riabiliti riconoscendo pubblicamente l’eroicità delle loro virtú&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Anche in tal caso mi presi una bella lavata di capo da un confratello Vescovo, perché mi ero permesso di criticare pubblicamente il Papa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per quanto riguarda la liturgia, il Prof. Dante Pastorelli di Firenze ha in piú occasioni testimoniato che, quando i tradizionalisti erano considerati ancora come degli appestati, io li ospitai gratuitamente alla Querce per un loro incontro, non perché ne condividessi le posizioni, ma semplicemente perché ho sempre pensato che nella Chiesa ci sia posto per tutti: se c’è posto per tanti riti liturgici (non solo tradizionali, ma perfino di nuovo conio come quello neocatecumenale), non ho mai capito perché non ci potesse essere piú posto per il rito romano antico. Questo senza mai mettere in discussione la mia convinta adesione alla riforma liturgica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Penso che questo basti per dimostrare che le mie attuali posizioni, pur essendo aperte a ulteriori sviluppi e a sempre possibili revisioni, non sono improvvisate o frutto di recenti ripensamenti. Semmai, se proprio devo essere sincero, dirò che i fenomeni che, secondo &lt;i&gt;Una vox&lt;/i&gt;, starebbero esercitando un benefico influsso sulla Chiesa, secondo me, stanno piuttosto provocando un effetto contrario. Non voglio soffermarmi, almeno per il momento, su quanto sta avvenendo nella Chiesa nel suo complesso (anche se non posso nascondere l’impressione che la liberalizzazione della Messa tradizionale, anziché riportare la pace tra i fedeli, stia suscitando ulteriori divisioni). Preferisco per ora limitarmi a considerare quanto sta avvenendo in me stesso: attualmente mi sento assai piú confuso di qualche anno fa. Nonostante ci sia sempre stata una certa dialettica nella Chiesa, nonostante che abbiamo vissuto periodi di gran lunga piú confusi di quello attuale, devo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;però&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;dire che io, grazie al Cielo, ho sempre potuto contare su alcuni principi abbastanza chiari, che mi hanno permesso di attraversare anche i momenti piú critici senza rimanerne travolto. In questi ultimi tempi invece ho la sensazione di non avere piú nessuna certezza. Per esempio, in campo liturgico, non avevo mai messo in discussione la validità della riforma liturgica; semmai, il problema era quello di attuarla pienamente e di eliminare gli abusi. Ora, invece, con il &lt;i&gt;Summorum Pontificum&lt;/i&gt; (o perlomeno con certe sue interpretazioni), tutto è stato rimesso in discussione. Di fatto, il risultato del &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt;, al di là delle intenzioni, non è stato tanto il riconoscimento ad alcuni fedeli del sacrosanto diritto di partecipare alla Messa secondo la loro legittima sensibilità, ma quello di insinuare il dubbio che la riforma liturgica in sé fosse stata un errore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto poi alla presenza dei fedeli tradizionali, beh, devo fare una distinzione. A quelli che con coraggio e coerenza hanno difeso la tradizione in tempi non sospetti, è sempre andato tutto il mio rispetto. Non altrettanto posso dire a proposito dei tradizionalisti dell’ultim’ora, che si permettono di sparare giudizi e lanciare anatemi a destra e a manca con una superficialità, un’arroganza e una volgarità che hanno ben poco a che fare col Vangelo. Chiedo solo: dove erano questi talebani della tradizione negli anni Settanta e Ottanta? O non erano nati, o avevano ancora i calzoni corti, o, se li avevano lunghi, stavano dall’altra parte della barricata (o perché non erano credenti o, se lo erano, militavano nelle file della contestazione). Con ciò non voglio escludere la possibilità di un salutare ravvedimento; voglio solo dire che la vera conversione di solito si contraddistingue per umiltà e mitezza. La moltitudine vociante di certi tradizionalisti odierni, nonché esercitare un benefico effetto sulla Chiesa, rischia di provocare in molti una crisi di rigetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-1217170807879551736?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1217170807879551736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1217170807879551736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/03/effetti-benefici.html' title='Effetti benefici?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-8860966166909581739</id><published>2011-02-27T18:10:00.000+01:00</published><updated>2011-02-27T18:10:34.949+01:00</updated><title type='text'>Criteri di traduzione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il prossimo 9 marzo, mercoledí delle Ceneri, uscirà la nuova edizione (la quarta) della &lt;i&gt;New American Bible&lt;/i&gt; (“NAB Revised Edition”), la traduzione cattolica della Bibbia ufficiale negli Stati Uniti. Dovrebbe essere quella definitiva: la prima edizione era stata pubblicata nel 1970; nel 1986 era stato rivisto il Nuovo Testamento; nel 1991, i Salmi; ora, finalmente, è stata ultimata la revisione dell’Antico Testamento. I criteri adottati in queste successive revisioni in genere hanno seguito una duplice tendenza: da una parte, una maggiore fedeltà al testo biblico; dall’altra, uno sforzo di adattamento all’evoluzione del linguaggio. Rientra in questa seconda tendenza la discutibilissima adozione, almeno nel caso del Nuovo Testamento (non so come si siano comportati per l’Antico), del cosiddetto “linguaggio inclusivo” (per quanto in una forma mitigata).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ha avuto una certa risonanza (vedi &lt;a href="http://www.ncregister.com/daily-news/the-new-new-american-bible-coming-march-9/"&gt;qui&lt;/a&gt;) la decisione di non utilizzare piú nell’Antico Testamento la parola “holocaust”, in quanto ormai riservata esclusivamente (con la “H” maiuscola) allo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. La decisione, che non era stata in alcun modo sollecitata, è stata accolta con favore dalle organizzazioni dei sopravvissuti (vedi &lt;a href="http://www.jta.org/news/article/2011/02/08/2742894/catholics-decision-to-remove-word-holocaust-praised"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ciò che mi irrita maggiormente non è tanto l’adeguamento totale, da parte della Chiesa cattolica, alla &lt;i&gt;political correctness&lt;/i&gt; (ieri con l’adozione del linguaggio inclusivo, oggi con l’eliminazione della parola “olocausto”), quanto piuttosto l’incoerenza nell’utilizzo dei criteri di traduzione che si è deciso di seguire. Da una parte si dichiara di voler eseguire una traduzione letterale (e in molti casi lo si fa); dall’altra si ricorre spesso e volentieri alla creatività arbitraria.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Si pensi che talvolta, pur di rimanere fedeli al testo originale, si è addirittura rinunciato a tradurre. In certi casi, secondo me, giustamente, come per esempio conservando l’espressione “&lt;i&gt;Amen&lt;/i&gt;”, quando Gesú dice: «In verità vi dico» (&lt;i&gt;Amen, I say to you&lt;/i&gt;); o ritenendo alcune espressioni popolari usate da Gesú, come “&lt;i&gt;raqa&lt;/i&gt;” (Mt 5:22) o “&lt;i&gt;mammon&lt;/i&gt;” (Mt 6:24). In altri casi, a mio parere, senza nessun valido motivo, come quando in Nm 21 si parla di “&lt;i&gt;saraph serpents&lt;/i&gt;” (nella vecchia versione CEI tradotto con “serpenti velenosi” e nella nuova con “serpenti brucianti”).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel caso di “olocausto”, che in tutte le lingue è un termine tecnico per indicare un particolare tipo di sacrificio (quello nel quale la vittima viene completamente consumata dal fuoco), si è invece preferito ricorrere a una perifrasi descrittiva: “&lt;i&gt;burnt offering&lt;/i&gt;” (= offerta bruciata). Il motivo sarebbe perché ormai la parola “Holocaust” avrebbe mutato significato e si riferirebbe, in maniera univoca, alla &lt;i&gt;Shoah&lt;/i&gt;. C’è da dire che l’espressione “&lt;i&gt;burnt offering&lt;/i&gt;” non è nuova (essa veniva già usata, in qualche caso, nella traduzione cattolica classica &lt;i&gt;Douay-Rheims&lt;/i&gt; e, sempre, in quella protestante &lt;i&gt;King James&lt;/i&gt;) e rende correttamente il senso di “olocausto”. Ma perché privarsi di un termine cosí specifico, oltretutto perfettamente comprensibile?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La critica all'incoerente applicazione dei criteri di traduzione non si rivolge solo alla NAB-RE, ma può essere rivolta anche alla nuova versione della CEI. Avete notato il vangelo della Messa di oggi (Mt 6:24-34)? Da una parte, la nuova traduzione segna un netto miglioramento rispetto alla vecchia: il verbo μεριμνάω viene reso, in tutte e sei le sue ricorrenze, con “preoccuparsi” (a differenza di quanto avveniva nella vecchia traduzione). D’altra parte, si è preferito abbandonare l’espressione “mammona” (presente nella vecchia versione e facente parte del linguaggio comune) e tradurla con “ricchezza”. È troppo chiedere che, una volta adottati dei criteri, essi vengano sempre coerentemente applicati?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-8860966166909581739?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8860966166909581739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8860966166909581739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/02/criteri-di-traduzione.html' title='Criteri di traduzione'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-8292109698711894652</id><published>2011-02-20T18:04:00.001+01:00</published><updated>2011-02-20T18:06:30.906+01:00</updated><title type='text'>"Semina Verbi"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È ormai diventato un luogo comune ritenere che nelle religioni non-cristiane siano presenti alcuni &lt;i&gt;semina Verbi&lt;/i&gt; (= germi del Verbo) o che esse costituiscano una sorta di &lt;i&gt;praeparatio evangelica&lt;/i&gt; (= preparazione al Vangelo). All’origine di tale convinzione c’è l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Il &lt;i&gt;Decreto sull’attività missionaria&lt;/i&gt; afferma:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«[I cristiani] &lt;i&gt;conoscano a fondo le loro&lt;/i&gt; [= dei non-cristiani] &lt;i&gt;tradizioni nazionali e religiose; con gioia e rispetto scoprano i germi del Verbo in esse latenti&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Ad gentes&lt;/i&gt;, n. 11; cf &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, n. 17).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nella &lt;i&gt;Costituzione dogmatica sulla Chiesa&lt;/i&gt; si afferma:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La divina Provvidenza&lt;/i&gt; [non] &lt;i&gt;nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che senza colpa non sono ancora arrivati ad una esplicita conoscenza di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di vivere una vita onesta. Poiché ciò che in essi si trova di buono e di vero è ritenuto dalla Chiesa come preparazione al Vangelo, e dato da colui che illumina ogni uomo perché abbia finalmente la vita&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, n. 16; cf &lt;i&gt;Catechismo della Chiesa cattolica&lt;/i&gt;, n. 843).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La &lt;i&gt;Dichiarazione sulle religioni non-cristiane&lt;/i&gt;, per esprimere il medesimo concetto, ricorre all’immagine del raggio di luce:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Chiesa cattolica non rigetta nulla di quanto c’è di vero e di santo in queste religioni. Guarda con sincero rispetto a quei sistemi di agire e di vivere, a quei precetti e a quelle dottrine che, sebbene differiscano in molti punti da ciò che essa pensa e propone, tuttavia non di rado riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Nostra aetate&lt;/i&gt;, n. 2).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dopo il Concilio, le metafore dei &lt;i&gt;semina Verbi&lt;/i&gt; e della &lt;i&gt;praeparatio evangelica&lt;/i&gt; sono state riprese dai Sommi Pontefici. Paolo VI, nell’&lt;i&gt;Esortazione apostolica sull’evangelizzazione&lt;/i&gt;, afferma:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«[Le religioni non-cristiane] &lt;i&gt;sono tutte cosparse di innumerevoli “germi del Verbo” e possono costituire una autentica “preparazione evangelica”, per riprendere una felice espressione del Concilio Vaticano II tratta da Eusebio di Cesarea&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Evangelii nuntiandi&lt;/i&gt;, n. 53).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Da parte sua, Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, scrive:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Giustamente i Padri della Chiesa vedevano nelle diverse religioni quasi altrettanti riflessi di un’unica verità come “germi del Verbo”, i quali testimoniano che, quantunque per diverse strade, è rivolta tuttavia in una unica direzione la piú profonda aspirazione dello spirito umano, quale si esprime nella ricerca di Dio ed insieme nella ricerca, mediante la tensione verso Dio, della piena dimensione dell’umanità, ossia del pieno senso della vita umana&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Redemptor hominis&lt;/i&gt;, n. 11).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sembrerebbe dunque di trovarci dinanzi a una dottrina consolidata, oltretutto ben radicata nella tradizione, visto che le espressioni usate sono di origine patristica. L’immagine dei &lt;i&gt;semina Verbi&lt;/i&gt; è tratta da san Giustino e da Clemente Alessandrino; il concetto di &lt;i&gt;praeparatio evangelica&lt;/i&gt; invece, come ci ricordava Paolo VI, lo troviamo in Eusebio di Cesarea. Tutto vero. Il problema è: siamo sicuri che i Santi Padri, con tali espressioni, si riferissero alle religioni non-cristiane (che a quel tempo si identificavano con la religione pagana)? Faccio rispondere a questa domanda uno dei maggiori patrologi del XX secolo, Berthold Altaner (&lt;i&gt;Patrologia&lt;/i&gt;, Marietti, 7ª ed., 1977). A proposito di Giustino, che parla dei “germi del Verbo” nelle sue &lt;i&gt;Apologie&lt;/i&gt;, scrive:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Con la sua teoria del &lt;/i&gt;λόγος σπερματικός [logos spermatikos] &lt;i&gt;Giustino getta un ponte tra la filosofia antica e il Cristianesimo. In Cristo apparve, in tutta la sua pienezza, il Logos divino, ma ogni uomo possiede nella sua ragione un germe&lt;/i&gt; (σπέρμα)&lt;i&gt; del Logos. Questa partecipazione al Logos, e conseguente disposizione a conoscere la Verità, fu in alcuni particolarmente grande; cosí nei Profeti del giudaismo e, fra i greci, in Eraclito e Socrate. Molti elementi della verità sono passati, cosí egli opina, nei poeti e nei filosofi greci dell’antica letteratura giudaica, poiché Mosè era ritenuto lo scrittore assolutamente piú antico. Di conseguenza i filosofi, in quanto vissero e insegnarono conformemente alle regole della ragione, furono dei Cristiani, in un certo senso, prima della venuta di Cristo. Tuttavia solo dopo questa venuta i Cristiani sono entrati in possesso della verità totale e sicura, priva di ogni errore. Il pensiero teologico di San Giustino è fortemente influenzato dalla filosofia stoica e platonica&lt;/i&gt;» (pp. 70-71).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto a Eusebio, che compose un’opera dal titolo &lt;i&gt;Praeparatio evangelica&lt;/i&gt;, Altaner scrive:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Praeparatio evangelica &lt;/i&gt;(Εὐαγγελικὴ προπαρασκευή)&lt;i&gt;, in 15 libri, composta tra il 312 e il 322, vuole dimostrare ai catecumeni e ai pagani, forse scossi dagli attacchi di Porfirio, come i Cristiani abbiano avuto ragione nel preferire il Giudaismo al paganesimo. La “Filosofia degli Ebrei” è superiore alla cosmogonia e alla mitologia dei pagani. I sapienti pagani, soprattutto Platone, hanno attinto dall’A.T.&lt;/i&gt;» (p. 223).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come si può vedere, i Santi Padri non rinvengono alcun “germe del Verbo” nella religione pagana, né considerano questa una “preparazione al Vangelo”. Tali immagini vengono da loro applicate non alla religione, ma alla cultura del tempo, in particolare alla filosofia e alla poesia, le quali, secondo loro, avrebbero attinto a Mosè. I primi cristiani non hanno mai fatto proprio alcun elemento della religione pagana, mentre non si sono fatti scrupolo di adottare le categorie dell’ellenismo addirittura per esprimere la loro fede. La preoccupazione dei cristiani dei primi secoli non era il dialogo interreligioso, ma l’inculturazione del Vangelo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una conferma a questo, che è stato l’atteggiamento della Chiesa di tutti i tempi fino al Vaticano II, la troviamo in Padre Matteo Ricci (1552-1610). Solitamente il missionario gesuita viene proposto come antesignano dell’attuale dialogo interreligioso, vista la sua simpatia nei confronti del confucianesimo. Ma non si tiene conto che tale simpatia scaturiva proprio dalla «&lt;i&gt;consape­volezza che nessun elemento vi era nel confucianesimo che potesse far pensare ad una religione … il confucianesimo, lungi dal presentarsi alla stregua di una religione, perseguiva lo scopo di dare una giusta e retta amministrazione al gover­no del paese&lt;/i&gt;» (&lt;a href="http://www.pmatteoricci.it/home/2-materiale-convegnopmr-2-4-6-marzo-2010/34--franco-di-giorgio-confucianesimo-buddismo-e-taoismo-nelle-opere-di-p-matteo-ricci-studioso-di-religioni-5-marzo-2010-.html"&gt;Franco Di Giorgio&lt;/a&gt;). Al contrario, Padre Ricci non si fece scrupolo di criticare il taoismo e il buddismo, che considerava inconciliabili col cristianesimo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ci si potrebbe dunque chiedere se, su questo punto, il Concilio non rappresenti una rottura con la tradizione o, piuttosto, una sua legittima evoluzione. Non sta a me dare una risposta a questa domanda, che pure costituisce un problema di capitale importanza. L’unica cosa che posso dire è che non mi sembra corretto affermare, come fa Giovanni Paolo II nella &lt;i&gt;Redemptor hominis&lt;/i&gt;, che «&lt;i&gt;i Padri della Chiesa vedevano nelle diverse religioni quasi altrettanti riflessi di un’unica verità come “germi del Verbo”&lt;/i&gt;». Un Papa ha tutta l’autorità di interpretare la rivelazione, ma non ha autorità di stravolgere la storia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-8292109698711894652?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8292109698711894652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8292109698711894652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/02/semina-verbi.html' title='&quot;Semina Verbi&quot;'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-7286804635680060173</id><published>2011-02-13T17:25:00.000+01:00</published><updated>2011-02-13T17:25:15.126+01:00</updated><title type='text'>L'albero e i frutti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il mio ultimo post sul caso Maciel ha provocato, come era prevedibile, qualche reazione di dissenso, non tanto sulla tesi centrale del discorso (preferibile sospendere qualsiasi giudizio sul Padre Maciel), quanto piuttosto sul modo di interpretare la metafora evangelica dell’albero e dei frutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forse è opportuno tornare brevemente su tutta la questione. Vorrei chiarire, se ancora ce ne fosse bisogno, che non voglio e non posso (innanzi tutto perché non sono nessuno; in secondo luogo perché non ho gli elementi per esprimere un giudizio) assolvere Padre Maciel dagli addebiti che gli sono stati mossi. Non mi sembra giusto però, allo stato delle cose, emettere contro di lui una sentenza di condanna. Il motivo che ho portato («&lt;i&gt;finora si è sempre parlato di “testimonianze” e mai di “prove”&lt;/i&gt;») è stato nei giorni scorsi corroborato da una riflessione di Vittorio Messori su &lt;a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-le-sette-e-i-loro-ex-928.htm"&gt;La Bussola Quotidiana&lt;/a&gt;. Lo scrittore cattolico si lamentava di un servizio televisivo sulle sètte, interamente costruito su testimonianze di “ex” (tali sono tutte le testimonianze contro Maciel):&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Se sto alla mia esperienza di cronista, non di sociologo, poche cose sono fuorvianti come le accuse alla sua antica organizzazione da parte di chi è uscito sbattendo la porta. Ci sono addirittura degli “ex” di professione, sempre intervistati su qualunque giornale e tv … Sta di fatto che, nel mio lavoro di giornalista, non mi sono mai fidato né di questi né di altri pentiti: per esempio, dei gruppi, assai affollati, di ex-geovisti o ex-scientologisti. Prendo poco sul serio anche gli ex-comunisti e, in generale, ogni reduce deluso. Magari, con tutto il rispetto, anche qualche transfuga da seminari e conventi … Non occorre essere psicologi per comprendere il perché di una doverosa diffidenza: chi ha abbandonato una strada, magari una vocazione, un ideale, deve giustificarsi davanti a se stesso e al prossimo, ha bisogno di aumentare la responsabilità degli altri per diminuire la propria, per contrastare il senso di colpa che cova, magari nell’inconscio e che in qualche caso è devastante. Non mi azzardo oltre in questi intrighi emotivi. Volevo solo avvertire, sulla base della esperienza: qualunque realtà discussa contestata dobbiate giudicare, non fatelo prendendo sul serio sempre e solo le testimonianze, magari impressionanti, di chi se ne è andato&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un esempio di tale tipo di testimonianze, di cui è bene diffidare, è quella di un ex-legionario che ci ha proposto in questi giorni Sandro Magister sul sito &lt;a href="http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1346646"&gt;www.chiesa&lt;/a&gt;. Andate a cercare lo straccio di una prova nel lungo articolo di Padre Gill: naturalmente si danno per scontate tutte le accuse, quasi che non ci fosse bisogno di provare nulla. Qua e la però spuntano alcune presunte “prove” della colpevolezza di Padre Maciel:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Maciel periodicamente spariva per settimane o per un mese senza che nessuno sollevasse domande … Era risaputo tra i superiori della Legione che egli di rado diceva la messa o recitava il breviario o partecipava ai ritiri …&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Con tutto il rispetto, se queste sono prove… Mentre alla fine dell’articolo viene fuori qualcosa di interessante: il contrasto culturale esistente fra la componente messicana della Legione e quella europea e nordamericana. Un contrasto che potrebbe spiegare molte cose…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto alla questione della metafora dell’albero e dei frutti, ne riconosco tutta la problematicità. Mi è stato fatto notare che non è corretto applicare in maniera automatica il principio evangelico al fondatore di un istituto religioso; i “frutti buoni”, prima che frutti del fondatore, sarebbero frutti dei tanti buoni religiosi che compongono la congregazione. È vero. La TOB infatti spiega il passo di Matteo riferendo la metafora all’individuo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;L’immagine del frutto … applicata alla situazione umana ha la sua importanza in Mt. Al singolare collettivo oppure al plurale, indica il comportamento concreto dell’uomo, sia nelle sue azioni che nelle sue parole, comportamento che permette di discernere o di riconoscere … l’autenticità dell’attività dei profeti&lt;/i&gt;» (ad Mt 7:16).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È altrettanto vero, come dicevo la volta scorsa, che Dio può servirsi di strumenti imperfetti per compiere la sua opera. È tutto vero. Però, secondo me, il problema rimane. È possibile che da un “falso profeta” derivi tanto bene? Non nego che nella Legione possano esserci diverse storture da raddrizzare (e per questo nel mio post riconoscevo l’opportunità della visita apostolica e del commissariamento); ma vorrei soffermarmi su un aspetto che costringe a riflettere. Mi riferisco al numero delle vocazioni che, contrariamente a qualsiasi attuale &lt;i&gt;trend&lt;/i&gt; nella Chiesa, continua a caratterizzare la Legione. Checché ne dica Padre Gill, il 24 dicembre 2010 sono stati ordinati 61 (diconsi “sessantuno”!) nuovi sacerdoti (vedi &lt;a href="http://www.legionariesofchrist.org/italian/articulos/articulo2.phtml?lc=id-31803_se-243_ca-668_te-475_rx-&amp;amp;csearch=668&amp;amp;width=1024&amp;amp;height=600&amp;amp;width=1024&amp;amp;height=600"&gt;qui&lt;/a&gt;). Come si può spiegare un tale fenomeno? Che cos’è che spinge tanti giovani ad aderire alla Legione e, dopo tutto quel che è successo, a rimanervi? Ci sarà pure un “sistema di potere” che controlla le coscienze; ma possibile che siano tutti plagiati? Come mai questi giovani non vengono nelle nostre congregazioni e nelle nostre diocesi, dove potrebbero respirare un’atmosfera di piena libertà e potrebbero incontrare tanti esempi di dirittura morale e di santità? Perché mai andare a rinchiudersi in un ambiente asfissiante e oppressivo e per di più passare per seguaci di uno stupratore? Scusate, ma non riesco a capire; c’è qualcosa che non torna. Potrei capire che ci fossero 61 ordinazioni quando Padre Maciel veniva osannato in Piazza San Pietro ed elogiato dal Papa; ma adesso, stando a quanto afferma Padre Gill, ci si aspetterebbe che solo una manciata di messicani si ostini a rimanere nella Legione. E invece i 61 neo-ordinati provengono da ogni parte del mondo: Germania (1), Brasile (4), Canada (3), Corea del Sud (1), Spagna (7), USA (7), Italia (6), Messico (28), Nuova Zelanda (1), Venezuela (2) e Vietnam (1). Mah… decisamente meglio sospendere qualsiasi giudizio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-7286804635680060173?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7286804635680060173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7286804635680060173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/02/lalbero-e-i-frutti.html' title='L&apos;albero e i frutti'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-4980579200712900981</id><published>2011-02-02T17:38:00.001+01:00</published><updated>2011-02-02T17:47:18.098+01:00</updated><title type='text'>Parce sepulto!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Avrete notato che non parlo quasi mai del Padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Gli unici riferimenti alla sua vicenda li feci nei primi mesi di esistenza di questo blog: &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/02/non-praevalebunt.html"&gt;6 febbraio 2009&lt;/a&gt;; &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/03/esaminate-ogni-cosa-tenete-cio-che-e.html"&gt;31 marzo 2009&lt;/a&gt;; &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/04/blondet-e-il-papa.html"&gt;21 aprile 2009&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/06/la-santita-della-chiesa-e-le-debolezze.html"&gt;30 giugno 2009&lt;/a&gt;. In seguito ebbi l’impressione che si stesse praticando una sorta di accanimento contro di lui. A quel punto, nonostante le “prove inequivocabili” sul suo conto, preferii sospendere qualsiasi giudizio e rimanere fedele all’adagio virgiliano &lt;i&gt;Parce sepulto!&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Ero rimasto male quando, ancora vivente, il Papa lo aveva condannato senza processo; mi sembrava ancora piú grave che si continuasse a dare addosso a un morto, che non aveva piú alcuna possibilità di difendersi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se avevo deciso di tacere — vi chiederete — perché ora torno sulla questione? Perché ha fatto scalpore l’intervento della Direttrice del portale &lt;a href="http://es.catholic.net/escritoresactuales/825/2862/articulo.php?id=49358"&gt;Catholic.net&lt;/a&gt;, Lucrecia Rego de Planas, che ha scritto un articolo dal titolo «Marcial Maciel: “Una figura enigmática” para Benedicto XVI». La Signora, che fa parte del movimento laicale &lt;i&gt;Regnum Christi&lt;/i&gt;, rileva nel caso Maciel una sorta di dilemma: «&lt;i&gt;O Jesucristo fue un mentiroso o, si no, forzosamente hay algo que no se ha descubierto aún en los “testimonios inequívocos” que le mostraron al Papa&lt;/i&gt; (= O Gesú Cristo è stato un bugiardo, o, in caso contrario, ci deve necessariamente essere qualcosa che non si è ancora scoperto nelle “testimonianze inoppugnabili” che hanno mostrato al Papa)». Perché — direte voi — Gesú Cristo dovrebbe essere un bugiardo? Perché egli ci ha assicurato nel vangelo:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Cosí ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni&lt;/i&gt;» (Mt 7:16-18; il riferimento che appare nell’articolo della Signora Rego è errato).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tale principio, che si fonda sull’autorità del Salvatore, è stato sempre adottato dalla Chiesa come criterio infallibile di discernimento riguardo ai vari fenomeni mistici e apostolici che si sono manifestati in essa attraverso secoli. Nel caso in questione sembrerebbe non applicarsi, dal momento che ci troveremmo di fronte a un albero cattivo (Padre Maciel) che ha prodotto frutti buoni (la Legione da lui fondata). Si è cercato di superare la difficoltà — e io stesso l’ho fatto — dicendo che Dio può servirsi anche di strumenti imperfetti per compiere la sua opera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Vi dirò che l’articolo della Signora Rego non mi è piaciuto, soprattutto per il tono (per quanto sia possibile percepire il tono di un testo scritto in una lingua straniera), che mi sembra poco rispettoso nei confronti del Santo Padre. Devo però riconoscere che esso pone una questione reale: ci troviamo di fronte a un caso in cui emerge una patente contraddizione fra la parola del vangelo e la posizione della Chiesa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qualcuno (si veda il &lt;a href="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2011/02/01/maciel-il-papa-e-quel-tertium-non-datur/"&gt;post&lt;/a&gt; di Andrea Tornielli di ieri) sostiene che il problema sarebbe stato posto male: non è vero che ci sarebbero solo due alternative (o Cristo è bugiardo o Padre Maciel è innocente). Non si capisce però poi quale sia la terza possibilità, tanto è vero che alla fine Tornielli è costretto ad ammettere: «&lt;i&gt;A questo non si risponde con qualche battuta in un blog e di certo non è in grado di abbozzare risposte il sottoscritto&lt;/i&gt;». A me sembra invece che, se il problema esiste (e questo lo ammette anche Tornielli), esso sia stato posto, per quanto brutalmente, in maniera corretta. Il contrasto, volutamente estremizzato dalla Signora Rego, serve proprio per farci prendere coscienza dell’esistenza del problema. Non credo che si voglia, semplicisticamente, assolvere Padre Maciel dalle pesanti accuse che gravano sul suo conto; penso che si voglia dire: andiamoci piano a condannare una persona in maniera sbrigativa e senza appello, soltanto perché ci sarebbero “testimonianze inoppugnabili”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Personalmente, ho notato che finora si è sempre parlato di “testimonianze” e mai di “prove”. Chiedo: è sufficiente condannare una persona sulla base di semplici testimonianze? Tali testimonianze hanno poi trovato dei riscontri oggettivi, che permettano di considerarle credibili? Il fatto che si presenti qualcuno che si dichiara “figlio” di Padre Maciel è sufficiente a dimostrare che lo sia realmente? Chiedo ancora: è stato fatto il test del DNA per provare la reale paternità dei pretesi figli? Sia ben chiaro: non voglio fare polemica spicciola; pongo solo delle domande, dal momento che finora, nella valanga di &lt;i&gt;gossip&lt;/i&gt; da cui siamo stati travolti, nessuno ha mai sentito il bisogno di chiarire certe questioni, che a me, semplice “uomo della strada”, non appaiono di secondaria importanza. Si dirà: ma non sta a te giudicare Padre Maciel! Certo, ed è proprio per questo che preferirei che tutto fosse trattato nel piú assoluto riserbo; ma, visto che nel mondo in cui viviamo siamo tutti resi partecipi di certi processi mediatici, quasi fossimo membri di una grande giuria chiamata a emettere una sentenza, gradirei essere informato su certi dettagli non irrilevanti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In base alle informazioni che ci sono state fornite, che — si badi bene — indugiano finanche sui particolari piú scabrosi degli abusi che Padre Maciel avrebbe compiuto, ma tralasciano di riportare qualsiasi prova, non mi sembra che si possa emettere un giudizio definitivo. Se le uniche prove contro Maciel sono delle testimonianze, per quanto numerose e convergenti, potrebbe trattarsi di semplici calunnie (e ci sono tanti motivi che potrebbero giustificarle). Non sarebbe la prima volta che ciò avviene nella storia della Chiesa. È comunissimo che grandi santi siano stati ingiustamente calunniati. Gesú stesso è stato crocifisso come un bestemmiatore; ed era il Figlio di Dio. Giovanna d’Arco — ce lo ha ricordato il Papa la settimana scorsa — è stata condannata al rogo come una strega da un tribunale ecclesiastico; ed era una santa. E che dire delle accuse fatte a Padre Pio, a cui anche il Beato Giovanni XXIII dette credito?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sospetti infamanti circolavano anche alle origini del mio Ordine religioso e anche in quel caso ci fu una visita apostolica (1552), che “normalizzò” la situazione, imponendo la &lt;i&gt;damnatio memoriae&lt;/i&gt; dei fondatori (Battista Carioni da Crema, Antonio Maria Zaccaria, Paola Antonia Negri). Ci vollero 350 anni per giungere alla canonizzazione dello Zaccaria (1897); ma le accuse furono talmente invasive che ancora oggi non si sono completamente dissipate le ombre sulle figure del Carioni e della Negri. La storia dovrebbe insegnarci a essere estremamente cauti nell’emettere giudizi definitivi, soprattutto quando si tratta di morti, che non possono difendersi. Sono convinto che il commissariamento da parte della Santa Sede possa fare molto bene alla Legione (come fecero bene a noi gli interventi pontifici alle nostre origini); ma sulle persone defunte, molto meglio stendere un pietoso velo di silenzio. &lt;i&gt;Parce sepulto!&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-4980579200712900981?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4980579200712900981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4980579200712900981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/02/parce-sepulto.html' title='Parce sepulto!'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5876709474216076764</id><published>2011-01-22T16:20:00.004+01:00</published><updated>2011-01-22T16:30:00.058+01:00</updated><title type='text'>Ambiguità dove meno te le aspetti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una delle critiche piú ricorrenti che vengono rivolte al Vaticano II da parte tradizionalista è quella di ambiguità nel linguaggio adottato. Il Concilio avrebbe abbandonato la rigorosa terminologia del magistero precedente per utilizzare espressioni volutamente ambigue, che possono, certo, essere interpretate correttamente, senza che però se ne possa escludere una interpretazione scorretta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’esempio piú famoso di tale linguaggio ambiguo è l’affermazione contenuta in &lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt; 8:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Questa Chiesa&lt;/i&gt; [una, santa, cattolica e apostolica], &lt;i&gt;costituita e organizzata in questo mondo come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Giustamente si è fatto notare: che bisogno c’era di utilizzare il verbo “sussiste” (&lt;i&gt;subsistit in&lt;/i&gt;), quando sarebbe stato cosí semplice usare la copula “è”? Il Catechismo di San Pio X diceva senza alcuna ambiguità:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La Chiesa di Gesú Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, perché essa sola è una, santa, cattolica e apostolica, quale Egli la volle&lt;/i&gt;» (n. 107).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;C’è voluto un intervento della &lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20070629_responsa-quaestiones_it.html"&gt;Congregazione per la dottrina della fede&lt;/a&gt; per chiarire che l’uso di quella espressione non modificava la dottrina tradizionale, ma voleva solo mettere in luce la presenza di “numerosi elementi di santificazione e di verità” anche al di fuori della compagine della Chiesa cattolica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dalla chiarificazione del Sant’Uffizio risulta evidente il motivo che ha spinto il Concilio ad adottare un linguaggio diverso rispetto a quello tradizionale: mettere in risalto degli aspetti che il linguaggio tradizionale, cosí rigoroso, impediva che emergessero. Un intento in linea col carattere “pastorale” proprio del Vaticano II.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A tale motivazione personalmente ne aggiungerei un altro paio. In primo luogo direi che il Concilio ha voluto recuperare una ricchezza di linguaggio che, col passare dei secoli, si era andata perdendo, proprio per la preoccupazione di precisare i concetti. Una preoccupazione legittima, dal momento che si trattava di definire il contenuto della fede di fronte alle deviazioni dell’eresia. Bisogna però serenamente riconoscere che tale processo aveva gradualmente portato a una certa aridità. Tanto per intenderci, molti teologi avevano sostituito la Bibbia col “Denzinger”. Ecco dunque il bisogno di tornare alle fonti della rivelazione, specialmente alla Scrittura e ai Santi Padri, per ridare vita a un linguaggio che si era progressivamente cristallizzato, se non addirittura fossilizzato. In un certo senso, il Vaticano II ha&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;percorso&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;un cammino a ritroso, per recuperare ciò che nel corso dei secoli si era potuto perdere lungo la strada. Il rischio, inevitabile, era quello di recuperare, insieme con la ricchezza del linguaggio, anche una certa ambiguità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un altro motivo, piú pratico, era quello di mettere d’accordo tante posizioni diverse. Il Concilio si è svolto nel momento forse meno opportuno per la Chiesa. Non è vero, come pensano i tradizionalisti, che fino al Vaticano II nella Chiesa tutto andava bene e che il Concilio avrebbe provocato in essa ogni sorta di disordine. La Chiesa in quel momento storico era in piena ebollizione. Come ho avuto già occasione di dire, il Concilio non ha provocato la crisi, ma è piuttosto frutto di una crisi già in corso. Durante le discussioni conciliari è emerso il malessere che serpeggiava nella Chiesa e si è creata una polarizzazione fra le posizioni piú innovative e quelle piú conservatrici. Solo una visione superficiale della realtà potrebbe pensare che fosse facile evitare o anche solo comporre quelle contrapposizioni. Fu un lavoro estremamente difficile riuscire a mettere insieme posizioni tanto radicalmente divergenti; ma, a poco a poco, si riuscí a giungere a delle soluzioni di compromesso (i documenti conciliari), sui quali la totalità dei Padri si trovò d’accordo. È ovvio che, per trovare un compromesso, fu inevitabile ricorrere a espressioni un tantino ambigue. Fu un compromesso accettato da tutti, anche da Mons. Lefebvre (che firmò tutti i documenti conciliari), il quale evidentemente pensava che si sarebbe potuta dare un’interpretazione ortodossa del Concilio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ai nostri giorni, dopo aver assistito a ciò che è avvenuto nel post-Concilio, durante il quale i passaggi ambigui sono stati per lo piú interpretati in senso innovativo, alcuni ritengono che sia giunto il momento di dare un’interpretazione “autentica” del Vaticano II, precisando, appunto, il senso esatto delle espressioni ambigue in esso contenute. Qualcuno è giunto al punto di auspicare la pubblicazione di un nuovo ”Sillabo”. Non voglio, almeno per il momento, entrare nel merito della questione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Desta piuttosto meraviglia che si trovino ambiguità dove meno te le aspetteresti. Proprio ieri il blog &lt;a href="http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2011/01/posizioni-contraddittorie-ed-ambigue.html"&gt;Disputationes theologicae&lt;/a&gt; ha pubblicato un post a proposito delle ambiguità esistenti all’interno della Fraternità sacerdotale di San Pio X. Da una parte si intraprendono colloqui per giungere a una piena comunione con la Chiesa cattolica e dall’altra si permette la pubblicazione di articoli che sono «&lt;i&gt;una magistrale dichiarazione di scisma&lt;/i&gt;». Bisognerà che chi denuncia le ambiguità attualmente presenti nella Chiesa cattolica provveda innanzi tutto a eliminare le ambiguità presenti in casa propria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5876709474216076764?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5876709474216076764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5876709474216076764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/01/ambiguita-dove-meno-te-le-aspetti.html' title='Ambiguità dove meno te le aspetti'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-3380378155883541860</id><published>2011-01-18T17:51:00.002+01:00</published><updated>2011-01-18T17:54:32.717+01:00</updated><title type='text'>Tutti i Papi da canonizzare?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Su questo blog mi sono già occupato piú volte del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II: rispettivamente il &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/06/santo-subito-non-ce-fretta.html"&gt;2 giugno 2009&lt;/a&gt;, il &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/01/rieccomi.html"&gt;2 gennaio 2010&lt;/a&gt; &amp;nbsp;e il &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/03/processi-mediatici.html"&gt;5 marzo 2010&lt;/a&gt;. Quanto dovevo dire, l’ho detto in tempi non sospetti, e pertanto ora potrei starmene tranquillo e limitarmi a constatare con piacere che alcune delle idee che esprimevo (allora controcorrente) vengono ora condivise da molti. In particolare, prendo atto con una certa soddisfazione che la distinzione fra “santità personale” e “scelte operative”, che in un primo momento sembrava dovesse essere applicata soltanto a Pio IX, Pio X e Pio XII, incomincia a essere usata anche nei confronti di Giovanni Paolo II.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Giunti a questo punto, però, con la firma del decreto di beatificazione da parte di Benedetto XVI, non ho alcuna difficoltà ad accettare il giudizio della Chiesa sulla santità di Giovanni Paolo II. Un giudizio che, oltre a fondarsi sui processi canonici (sul rigore dei quali è lecito nutrire qualche perplessità), trova secondo me una prova irrefutabile nel fatto che Wojtyla fu spiato per decenni dai servizi segreti comunisti, senza che essi riuscissero mai a incastrarlo in alcun modo: se solo ci fosse stata una seppur minima ombra nella sua vita personale, pensate che non ne avrebbero approfittato per distruggerne l’immagine?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mi pare però che non sia fuori luogo interrogarsi su una questione che è stata posta nei giorni scorsi da Étienne Fouilloux su &lt;a href="http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201101/110116fouillouxlebars.pdf"&gt;Le Monde&lt;/a&gt;. Lo storico francese fa una semplice constatazione storica: la tendenza a canonizzare i Papi è un fenomeno nuovo nella storia della Chiesa. Prima di Pio IX l’ultimo Papa divenuto santo era stato Pio V, che risale al Cinquecento. Dopo Pio IX sembrerebbe che tutti i Papi debbano essere canonizzati; solo di tre di loro non è in corso il processo di beatificazione: Leone XIII, Benedetto XV e Pio XI. E Fouilloux ne spiega i motivi (personalmente ritengo che Papa Ratti cadde in disgrazia non per aver sottoscritto i Patti Lateranensi, ma, al contrario, per aver rotto col regime fascista). Fouilloux dà una spiegazione “politica” del fenomeno: si tratterebbe di «&lt;i&gt;una forma di autogiustificazione del papato&lt;/i&gt;». Si può discutere su tale interpretazione, anche se mi sembra che non le manchi un fondo di verità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, al di là della validità o meno di tale interpretazione, rimane il fatto, sul quale mi pare piú che lecito interrogarsi: è davvero necessario procedere alla canonizzazione di tutti i Papi? Non metto in discussione la santità personale degli ultimi Papi, ma mi pongo alcune domande.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;1. Se, come pare, bisogna distinguere fra “santità personale” e “scelte operative”, e se non sono queste ultime a determinare la canonizzazione (visto che su di esse si può liberamente discutere), la santità personale degli ultimi Papi è cosí straordinaria da meritare il riconoscimento ufficiale della Chiesa? Non ci sono nella Chiesa persone piú sante di loro, che pure non arrivano (o non sono ancora arrivate) all’onore degli altari? Tanto per fare un paio di esempi, Mons. Giuseppe Canovai, un diplomatico come Roncalli, non potrebbe essere piú santo di quest’ultimo? E il Card. Stefan Wyszyński non potrebbe essere piú santo del suo figlio spirituale Wojtyla?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;2. Si direbbe dunque che gli ultimi Papi vengono canonizzati non perché erano piú santi di altri, ma semplicemente perché sono diventati Papi. Si ha l’impressione che il pontificato sia diventato una specie di “lasciapassare” verso la beatificazione. Si potrà contestare a Fouilloux che la decisione di canonizzare i Papi sia una decisione “politica”; ma non si può contestare che è “politica” la decisione di non introdurre il processo di beatificazione di alcuni di loro: che cosa impedisce di considerare santi Leone XIII, Benedetto XV e Pio XI? Non credo che basti dire che Papa Ratti aveva un caratteraccio (anche San Girolamo lo aveva). Sappiamo il giudizio che dànno di Pio XI Don Divo Barsotti e il Card. Giacomo Biffi: il Papa piú grande non solo del secolo ventesimo, ma di tutti gli ultimi secoli (G. Biffi, &lt;i&gt;Memorie e digressioni di un italiano cardinale&lt;/i&gt;, 1ª ed., p. 51).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;3. &lt;i&gt;Vox populi, vox Dei!&lt;/i&gt; Qualcuno obietterà che la Chiesa non fa che riconoscere la “fama di santità” goduta dai Papi. Personalmente avrei qualche perplessità. Stiamo attenti a non confondere la vera devozione (si pensi, solo per fare un esempio, a quella per Padre Pio) con le reazioni emotive passeggiere, provocate spesso, soprattutto ai nostri giorni, dai mezzi di comunicazione. Non ho l’impressione che i fedeli abbiano grande devozione per Pio IX; anche nei confronti di Giovanni XXIII non esiste piú la venerazione che c’era negli anni immediatamente successivi alla sua morte. Temo che fra qualche anno, una volta scomparsa la generazione che lo ha conosciuto, possa succedere lo stesso anche con Giovanni Paolo II.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;4. Proprio per il motivo appena espresso, non mi sembra fondato il timore di “papolatria” o di “culto della personalità”. Sta di fatto però che la tendenza attualmente presente nella Chiesa cattolica non aiuta certo lo sforzo ecumenico in corso. D’accordo che non dobbiamo rinunciare a nulla di quanto è autenticamente cattolico solo per “fare un piacere” ai fratelli separati; ma penso che sarebbe opportuno evitare quanto potrebbe provocare un loro rigetto, soprattutto se si tratta di fenomeni nuovi. Se è vero che il terreno piú adatto per l’ecumenismo è la tradizione, sarebbe opportuno ritornare, anche per quanto riguarda il papato, alla tradizione. Non c’è dubbio che il Papa svolga nella Chiesa un ruolo fondamentale; ma non è necessario, perché esso sia pubblicamente riconosciuto, ornarlo in tutti i casi col fastigio della canonizzazione. Questa dovrebbe rimanere, a mio modesto avviso, un’eccezione, da riservarsi solo ad alcuni casi straordinari, che per forza di cose non possono essere vagliati nel giro di sei anni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-3380378155883541860?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3380378155883541860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/3380378155883541860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/01/tutti-i-papi-da-canonizzare.html' title='Tutti i Papi da canonizzare?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-4940774703101828375</id><published>2011-01-13T22:10:00.000+01:00</published><updated>2011-01-13T22:10:22.102+01:00</updated><title type='text'>“La verità vi farà liberi”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Noto con soddisfazione che, finalmente, si incomincia a parlare delle persecuzioni contro i cristiani; che non solo il Papa, con grande coraggio, ha fatto sua l’espressione “cristianofobia”, ma che anche alcuni governi (fra cui, &lt;i&gt;in primis&lt;/i&gt;, quello italiano) si stanno adoperando perché l’Europa prenda posizione su tale questione. Era ora che si aprissero gli occhi sulla realtà: il cristianesimo è di fatto la religione piú perseguitata di tutti i tempi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, proprio perché dobbiamo aprirci alla realtà cosí come essa effettivamente è, mi pare quanto mai opportuno l’invito che Vittorio Messori ha rivolto una settimana fa dalle colonne del &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/07/Radici_dell_Odio_contro_Cristiani_co_9_110107030.shtml"&gt;Corriere della sera&lt;/a&gt;. Nel suo articolo, lo scrittore cattolico, onde evitare estremismi e spiriti di crociata, ci raccomandava lo studio della storia: «&lt;i&gt;La storia — ricordava Croce — non è mai in bianco e nero, non è la lotta dei cattivi contro i buoni, ma è un palcoscenico dove vittime e carnefici si scambiano i ruoli appena possono&lt;/i&gt;». Sí, ammetto che forse può apparire di cattivo gusto rammentare tale verità proprio di fronte al massacro di vittime innocenti; ma, siccome in questo momento si corre un grosso rischio, quello di credere inevitabile uno “scontro di civiltà”, non mi sembra fuori luogo che qualcuno ci ricordi di considerare la storia in tutti i suoi risvolti, anche in quelli meno piacevoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Messori ha richiamato brevemente la storia dei cristiani d’Egitto, i quali, nel VII secolo, stanchi del dominio bizantino (cristiano), non respinsero gli arabi come invasori, ma li accolsero come liberatori. Un fenomeno ricorrente nella storia: Messori menziona anche il caso della Spagna; aggiungo io quello della caduta di Costantinopoli, quando i bizantini preferirono il dominio turco a quello del Papa (la riunificazione della Chiesa ortodossa con quella cattolica era stata già decisa dal Concilio di Firenze). Sono fatti storici, dolorosi, ma reali: perché far finta che non siano mai avvenuti? Che cosa si guadagna a censurare la storia?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Eppure a qualcuno l’intervento di Messori ha dato fastidio: “Ma Messori sta col Papa o col Grande Imam?” si è chiesto Antonio Socci nell’articolo pubblicato all’indomani su &lt;a href="http://www.antoniosocci.com/2011/01/ma-messori-sta-col-papa-o-col-grande-imam/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Capisco che si possano dare spiegazioni diverse di quanto sta accadendo ai cristiani in Medio Oriente; ammetto che alcune valutazioni di Messori si possano legittimamente discutere. Ciò che non comprendo è la reazione scomposta di Socci, che sembrerebbe contestare a Messori il diritto stesso di fare certe riflessioni: «&lt;i&gt;Perché scrivere editoriali di quel genere?&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Che cosa rimprovera Socci a Messori? Non solo di averci rammentato la complessità della storia, ma anche — e si direbbe soprattutto — di aver accennato, fra i motivi che hanno rotto l’equilibrio che esisteva nel mondo arabo, all’«&lt;i&gt;intrusione violenta del sionismo&lt;/i&gt;» in Medio Oriente. Che anche quest’affermazione sia opinabile, è fuori discussione; ma perché stracciarsi le vesti se qualcuno aggiunge anche questo elemento alla riflessione? Sembrerebbe quasi che la grande preoccupazione di Socci, piú che quella di difendere i cristiani, sia quella di difendere il sionismo («&lt;i&gt;che non c’entra assolutamente niente con l’attentato alla cattedrale cristiana di Alessandria&lt;/i&gt;»). Mi chiedo poi come possa dirsi fautore degli incontri di Assisi uno che, per spiegare la storia, fa riferimento a Samuel Huntington, il politologo che ha teorizzato lo “scontro di civiltà”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Chissà che cosa avrebbe da ridire Socci se leggesse il commento di Franco Cardini, “Cristiani perseguitati”, pubblicato ieri sul suo &lt;a href="http://www.francocardini.net/"&gt;sito&lt;/a&gt;. Altro che Messori! Cardini, nel suo scritto, è ancor piú brutale nel rammentarci le pagine piú buie della nostra storia. Eppure, è giusto che qualcuno ce le ricordi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La verità vi farà liberi&lt;/i&gt;» (Gv 8:32), ci ha ripetuto piú volte il Santo Padre nei mesi scorsi, durante la bufera provocata dagli abusi del clero. La verità ci farà liberi anche in questo caso. Non possiamo ignorare le colpe che abbiamo come cristiani e come occidentali. Se vogliamo vivere in pace con tutti, se vogliamo che i nostri fratelli siano rispettati, è necessario che, per primi, riconosciamo le nostre responsabilità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-4940774703101828375?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4940774703101828375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4940774703101828375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/01/la-verita-vi-fara-liberi.html' title='“La verità vi farà liberi”'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-1417840735803451390</id><published>2011-01-03T17:31:00.000+01:00</published><updated>2011-01-03T17:31:56.720+01:00</updated><title type='text'>Ancora su parola di Dio e liturgia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Signor Paolo Gobbini, dopo aver letto i miei post del 27 e del 28 dicembre, mi ha inviato alcune riflessioni, che mi sembrano meritevoli di attenzione:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Ho letto il post del 28 dicembre dedicato alla manomissione del Salterio. A mio avviso la censura del Salterio è molto grave, è un vulnus che al piú presto deve essere sanato. Viceversa bisogna riabilitare Marcione. A tal proposito le invio l’appello che ho rivolto a Sua Santità Benedetto XVI e al mio Vescovo Luciano (Monari) in occasione della sua recente visita a Brescia.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Alle brevi riflessioni che ho svolto nell’appello, e dopo aver letto di René Girard &lt;/i&gt;Vedo Satana cadere come la folgore&lt;i&gt; (pp. 157s), aggiungerei il seguente motivo per reintrodurre quanto prima i tre Salmi e i sessanta versetti deprecatori censurati: essi sono la voce delle vittime innocenti che protestano contro la violenza ingiusta cui sono sottoposte. Voce che spesso è zittita perché non la si vuole ascoltare. Essa scuote le fragili coscienze dei loro assassini, è la voce del sangue di Abele che grida a Dio dalla terra e invoca giustizia! Non possiamo farlo tacere, ma dobbiamo urlarlo, implorando a Dio la giustizia come la vedova importuna lodata da Gesú e presa a modello della preghiera perseverante. Quante vittime innocenti nel secolo XX sono state uccise e tragicamente la Chiesa ha anche rinunciato a dar loro voce nella sua preghiera! Milioni di uomini eliminati nei genocidi armeno, ebraico, kulaco, cambogiano, hutu-tutsi, jugoslavo, nel Darfur e soprattutto i bambini non nati uccisi ancora nel grembo materno.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Riguardo al tema del rapporto tra Parola di Dio e Liturgia da cui è scaturito il post, mi permetto di aggiungere un’altra osservazione allegandole l’appello rivolto al Papa e al mio Vescovo per rivedere i criteri di scelta della seconda lettura che spesso è slegata da ogni connessione con il Vangelo e quindi con la prima lettura&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I problemi dunque sono due: uno, la reintroduzione dei salmi imprecatori; l’altro, la revisione del Lezionario. Affrontiamoli separatamente. Per ciascuno dei due il Signor Gobbini ha allegato un “appello”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;1. Salmi imprecatori&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Nel Salterio pregato durante l’Ufficio Divino “sono stati omessi alcuni salmi e versetti dall’espressione alquanto dura, tenendo presenti specialmente le difficoltà che potrebbero nascere dalla loro celebrazione in una lingua moderna”&lt;/i&gt; (Costituzione apostolica &lt;i&gt;Laudis canticum&lt;/i&gt;, n. 4). &lt;i&gt;I Salmi sono tre: 58(57); 83(82); 109(108); ed i versetti sono sessantuno: 5,11; 21(20),9-13; 28(27),4-5; 31(30),18-19; 35(34),3ab.4-8.20-21.24-26; 40(39),15-16; 54(53),7; 55(54),16; 56(55),8; 59(58),6-9.12-16; 63(62),10-12; 69(68),23-29; 79(78),6-7.12; 110(109),6; 137(136),7-9; 139(138),19-22; 140(139),10-12; 141(140),10; 143(142),12.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;La Costituzione Apostolica &lt;/i&gt;Laudis Canticum&lt;i&gt; afferma che il salmista adopera “espressioni alquanto dure”, espressioni che, se da un lato sembrano contraddire il comando evangelico: “Benedite e non maledite”&lt;/i&gt; (Lc 6,28), &lt;i&gt;d’altro canto sono perfettamente coerenti con le durissime parole pronunciate da Gesú stesso per scuotere i cuori piú duri, ad esempio: Mt 11,21-24; 15,24-26; 18,6.32-35; 21,18-19.44; 23,13-36; 25,41-46.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;I Principi e Norme per la Liturgia delle Ore giustificano cosí la scelta di omettere i salmi imprecatori: “L’omissione di questi testi è dovuta unicamente ad una certa qual difficoltà psicologica. Infatti questi stessi salmi imprecatori si trovano nella pietà del NT&lt;/i&gt; […] &lt;i&gt;ed in nessun modo intendono indurre a maledire”&lt;/i&gt; (n. 131). &lt;i&gt;Difficoltà psicologica che è facilmente superabile con la spiegazione dei testi, spiegazione che gli stessi Principi e Norme già presuppongono, dato che offrono due suggerimenti. Il primo suggerimento: “Questi stessi salmi imprecatori si trovano nella pietà del NT”, per esempio in Ap 6,10, &amp;nbsp;vuole evitare l’errore marcionita dell’anti-ebraicità, errore che, giudicando superati i duri testi imprecatori, contrappone l’AT al NT. Il secondo suggerimento: “In nessun modo intendono indurre a maledire”, afferma che cosa non vuole il bimillenario uso cristiano dei Salmi imprecatori; il problema è caso mai di spiegare che cosa vuole l’uso cristiano, per esempio: scuotere la coscienza addormentata a convertirsi dagli idoli al Dio vivente, che è fuoco divorante.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;La Scrittura va letta e pregata nella sua integrità, senza pretendere di giudicarla, ma lasciandosi giudicare da essa. Il veggente dell’Apocalisse deve mangiare un rotolo che in bocca è dolce e poi nelle viscere risulta amaro&lt;/i&gt; (Ap 10,10), &lt;i&gt;cosí è la Parola di Dio: non è solo fonte di gioia, ma anche urticante. Dolce per consolare, dura per scuotere. Eliminando dalla preghiera ufficiale della Chiesa una parte del libro dei Salmi, quella meno sopportabile al nostro gusto moderno, a mio avviso, si è compiuto un duplice peccato. Innanzitutto, un atto di superbia contro Dio, pretendendo di dire a Dio cosa vogliamo ascoltare e cosa Egli dovrebbe dirci, cadendo nella tentazione diabolica già subita da Pietro e dai discepoli&lt;/i&gt; (Mt 16,22-23; Gv 6,60). &lt;i&gt;Questo fu l’errore di Marcione, quando rifiutò l’unità della Bibbia e selezionò in base alle sue preferenze i libri sacri. Marcione però, fu almeno piú coerente, mentre noi risultiamo un poco vigliacchetti; non potendo eliminare i salmi imprecatori dalla sacra Scrittura, li escludiamo dall’uso liturgico, ottenendo con meno fatica lo stesso risultato. Inoltre tale censura della Scrittura manifesta un peccato di omissione da parte dei pastori della Chiesa che rinunciano a spiegare il significato dei Salmi imprecatori: il loro senso storico ed il senso teologico, poiché: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”&lt;/i&gt; (2 Tm 3,16). &lt;i&gt;La preghiera rivela sempre, nel bene e nel male, cosa c’è nel cuore di chi prega, e con la conoscenza di quel che si è in verità, il Signore dona anche la forza di cambiare, ovvero lo spirito, a chi persevera umilmente nella preghiera, infatti: “Il Padre cerca tali adoratori”&lt;/i&gt; (Gv 4,23).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Perciò rivolgo un umile appello a Sua Santità di reintrodurre i testi imprecatori nel Salterio pregato&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non ho molto da aggiungere a queste considerazioni, che condivido. Non posso che fare mio l’auspicio che i salmi imprecatori siano ripristinati quanto prima nella liturgia della Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;2. Il Lezionario&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;L’&lt;/i&gt;Ordo Lectionum Missae&lt;i&gt; utilizza due criteri nella scelta delle letture della s. Messa:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;1. la &lt;/i&gt;lectio continua&lt;i&gt; di un libro&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;2. in funzione del brano evangelico (&lt;/i&gt;lectio evangelica&lt;i&gt;)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Il criterio della &lt;/i&gt;lectio continua&lt;i&gt; guida la scelta del brano Evangelico, della seconda lettura e, durante il tempo pasquale, anche della prima lettura (Atti). Il criterio della &lt;/i&gt;lectio evangelica&lt;i&gt; presiede quasi sempre alla scelta della prima lettura che, fatta salva l’eccezione del tempo pasquale, è preso dall’Antico Testamento, brano scelto in funzione del Vangelo. Il legame tra queste due letture è importantissimo. Domenica dopo domenica viene dispiegata l’unità inscindibile di tutta la Scrittura, affermando la necessità di tutta la Scrittura per confessare che Gesú morto in croce è veramente risorto e come tale è il Signore della Chiesa, della storia umana e del cosmo. Ciò avvenne per la prima volta lungo la strada di Emmaus, quando Gesú “cominciando da Mosé e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”&lt;/i&gt; (Lc 24,27) &lt;i&gt;e continua ad avvenire nella Liturgia della Parola e nella confessione della fede “secondo le scritture”&lt;/i&gt; (1 Cor 15,3s).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Purtroppo la seconda lettura solo talvolta è legata al binomio Vangelo-prima lettura. Ciò avviene nelle undici domeniche di Avvento, Natale e Quaresima, durante la Settimana Santa e nelle Solennità. Ma piú spesso l’epistola è slegata dal binomio Vangelo-prima lettura, come accade nelle sette domeniche del tempo pasquale e nelle trentatré del tempo ordinario, quando secondo il criterio della &lt;/i&gt;lectio continua&lt;i&gt; vengono lette le epistole apostoliche. Cosicché l’unità delle Scritture appena affermata dal legame reciproco AT-Vangelo, è contraddetta dal brano della seconda lettura slegato dal binomio prima lettura-Vangelo.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Quest’appello ripropone e rilancia la proposta fatta originariamente dal grande liturgista Adrien Nocent&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;Les deuxiemes lectures des dimanches ordinaires&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Ecclesia Orans&lt;/i&gt; 2 [1991], pp. 125-136), &lt;i&gt;proposta cui aderisce anche la Comunità di Bose&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;La preghiera dei giorni&lt;/i&gt;, a cura della Comunità di Bose, Presentazione p. XV, Gribaudi, Torino 1993), &lt;i&gt;e che consiste nell’utilizzare il solo criterio della &lt;/i&gt;lectio evangelica&lt;i&gt; anche nella scelta del brano della seconda lettura, limitando il criterio della &lt;/i&gt;lectio continua&lt;i&gt; alla scelta del brano Evangelico&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A proposito di questa proposta di revisione del Lezionario, penso che ci sia da aggiungere qualcosa. Va innanzi tutto ricordato che una delle proposizioni finali del Sinodo riguardava proprio questo problema:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Si raccomanda che si dia avvio ad un esame del Lezionario romano per vedere se l’attuale selezione e ordinamento delle letture è veramente adeguato alla missione della Chiesa in questo momento storico. In particolare, il legame della lettura dell’Antico Testamento con la pericope evangelica dovrebbe essere riconsiderato, in modo che non implichi una lettura troppo restrittiva dell’Antico Testamento o un’esclusione di alcuni brani importanti&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;[…]» (n. 16).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il n. 57 dell’esortazione apostolica post-sinodale &lt;i&gt;Verbum Domini&lt;/i&gt; risponde, negativamente, a tale proposta:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La riforma voluta dal Concilio Vaticano II&lt;/i&gt; (SC 107-108) &lt;i&gt;ha mostrato i suoi frutti arricchendo l’accesso alla sacra Scrittura che viene offerta in abbondanza, soprattutto nelle liturgie domenicali. L’attuale struttura, oltre a presentare frequentemente i testi piú importanti della Scrittura, favorisce la comprensione dell’unità del piano divino, mediante la correlazione tra le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, “incentrata in Cristo e nel suo mistero pasquale”&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;Ordinamento delle letture della Messa&lt;/i&gt;, n. 66). &lt;i&gt;Talune difficoltà che permangono nel cogliere le relazioni tra le letture dei due Testamenti devono essere considerate alla luce della lettura canonica, ossia dell’unità intrinseca di tutta la Bibbia. Là dove se ne riscontra la necessità, gli organi competenti possono provvedere alla pubblicazione di sussidi che facilitino a comprendere il nesso tra le letture proposte dal Lezionario, le quali devono essere tutte proclamate all’assemblea liturgica, come previste dalla liturgia del giorno. Eventuali altri problemi e difficoltà vengano segnalati alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Personalmente, io non vedo l’urgenza di una revisione del Lezionario, che per me va bene cosí com’è. Non voglio dire che sia perfetto; ma penso che un qualsiasi intervento sia opera estremamente rischiosa. Ritengo che, prima di por mano a eventuali riforme, dovremmo sforzarci di sfruttare le ricchezze dell’attuale Lezionario. È vero che non sempre c’è armonia fra le letture; ma… perché dovrebbe esserci? Lasciamo che la parola di Dio ci parli nella sua infinita varietà.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non è necessario che il sacerdote, nella sua omelia, metta sempre d’accordo tutte e tre le letture che sono state annunciate. Talvolta può essere sufficiente soffermarsi anche solo su un punto di una di esse. Normalmente io commento unicamente il vangelo; se capita, faccio qualche riferimento agli altri testi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Molti anni fa, ricordo, dovendo celebrare la Messa vespertina sia il sabato sia la domenica, adottai questo criterio: il sabato commentavo la seconda lettura e la domenica il vangelo. Negli anni in cui ero responsabile della formazione dei seminaristi nelle Filippine, invece, per non lasciar cadere nel vuoto la seconda lettura (in genere tratta da san Paolo, nostro patrono), decisi di riprenderla durante la celebrazione dei Vespri, affidando ogni domenica a uno dei seminaristi il compito di preparare una riflessione sul testo (il che doveva naturalmente servire anche come allenamento alla predicazione). Allo stesso modo, penso che si possano trovare altre soluzioni per valorizzare l’abbondanza della parola di Dio che abbiamo a disposizione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ciò che conta è non aver la pretesa di capire tutto subito. Molto sapientemente ci ammonisce sant’Efrem:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non contristarti per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, potrai riceverlo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere la pretesa di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a piú riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Commenti al Diatesseron&lt;/i&gt;, 1).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-1417840735803451390?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1417840735803451390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/1417840735803451390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/01/ancora-su-parola-di-dio-e-liturgia.html' title='Ancora su parola di Dio e liturgia'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-605466325828344074</id><published>2011-01-02T22:08:00.000+01:00</published><updated>2011-01-02T22:08:31.257+01:00</updated><title type='text'>Come non detto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Due giorni fa ho pubblicato l’articolo &lt;i&gt;Il “cortile dei gentili”&lt;/i&gt; (che era stato scritto nel mese di ottobre per l’&lt;i&gt;Eco dei Barnabiti&lt;/i&gt;), nel quale facevo riferimento anche al dialogo interreligioso e allo “spirito di Assisi”, sottolineando le differenze tra il pontificato di Benedetto XVI e quello di Giovanni Paolo II. Fra l’altro, affermavo: «&lt;i&gt;Il 19 aprile 2005 Joseph Ratzinger è diventato Papa Benedetto XVI; e da allora non ci sono state, come era prevedibile, nuove giornate di Assisi&lt;/i&gt;». Era sottinteso: Non ci sono state — e non ci saranno piú! — nuove giornate di Assisi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E invece ieri sono stato smentito: il Papa, durante l’&lt;i&gt;Angelus&lt;/i&gt; di Capodanno, ha annunciato che a ottobre si recherà ad Assisi per una nuova Giornata mondiale di preghiera per la pace, in occasione del 25° anniversario della prima, nel 1986. Se devo essere sincero, ci sono rimasto male. Non perché consideri “eretiche” questo tipo di iniziative: è ovvio che i Pontefici, nell’intraprenderle, lo fanno con le migliori intenzioni e mettendo bene in chiaro lo spirito che le deve animare. Ma non è questo il punto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il problema è un altro (ed è ricorrente, purtroppo): che cosa “passa” al grande pubblico, di queste iniziative? che cosa rimane nell’immaginario collettivo? L’idea che una religione vale l’altra. Ovviamente il Papa non vuole che passi questo messaggio; ma di fatto è ciò che succede. L’uomo non comunica solo con le parole, ma anche con i gesti. E i gesti, il piú delle volte, sono ambigui. È per questo che vanno spiegati; ma molto spesso anche la spiegazione piú precisa non è sufficiente: talvolta sono necessari gesti di segno opposto per far passare il messaggio giusto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mi spiego. Quando la Chiesa, nel Concilio di Trento, si oppose all’uso della lingua volgare nella liturgia o alla comunione sotto le due specie, non lo fece perché tali cose, in sé stesse, fossero cattive (tanto è vero che attualmente noi le pratichiamo senza problemi); ma semplicemente perché esse avrebbero veicolato il messaggio sbagliato: la Messa vale solo se i fedeli capiscono ciò che si dice (agisce &lt;i&gt;ex opere operantis&lt;/i&gt;); la comunione sotto una sola specie non è completa. E allora che fece la Chiesa? Spiegò, certo, la retta dottrina (i sacramenti sono efficaci di per sé, agiscono &lt;i&gt;ex opere operato;&lt;/i&gt; Cristo è presente nella sua pienezza sotto ciascuna delle specie eucaristiche); ma a ciò aggiunse l’obbligo di celebrare la Messa in latino e di ricevere la comunione sotto la sola specie del pane. A quell’epoca non si parlava di pastorale, ma si aveva un senso pastorale che noi ci sogniamo. Oggi ci riempiamo la bocca di pastorale, ma poi non ci rendiamo conto di quanta confusione possono provocare certe iniziative.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qualcosa del genere è accaduto anche con il libro-intervista &lt;i&gt;Luce del mondo&lt;/i&gt;. Soprattutto dopo la precisazione della Congregazione per la dottrina della fede, si può difficilmente affermare che la risposta del Papa a proposito del preservativo fosse moralmente erronea. Il problema è ancora una volta: qual è il messaggio che è passato alla gente? Che l’uso del profilattico, almeno in certe situazioni, è giustificato. In barba alle reali parole pronunciate dal Papa, alle precisazioni di Padre Lombardi e alle note dottrinali del Sant’Uffizio!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma mi veniva da fare anche un’altra considerazione. C’è qualcuno che si chiede se Benedetto XVI e il Card. Ratzinger siano la stessa persona. Talvolta, confesso, me lo sono chiesto anch’io. Ma poi ho allargato la riflessione al passato (ormai comincio a non essere piú tanto giovane), e mi sono accorto che quanto sta accadendo al pontificato di Benedetto XVI è, piú o meno, lo stesso che accadde anche al pontificato di Giovanni Paolo II. Anche allora, quante attese, quante speranze all’inizio del pontificato! E poi, a poco a poco, quel pontificato si appiattí sull’ortodossia del “politicamente corretto”. Ho l’impressione che stia succedendo la stessa cosa anche oggi. Non nascondo di essere stato fra i “tifosi” del Card. Ratzinger durante il conclave (nonostante che molti escludessero in maniera categorica la sua elezione). Non potete immaginare la gioia di vederlo alla loggia di San Pietro quel 19 aprile 2005. Ancora una volta tante attese, tante speranze… E ancora una volta mi pare che si stia compiendo il progressivo adeguamento al “politicamente corretto”. Non vorrei essere frainteso: non sto muovendo accuse né a Giovanni Paolo II né a Benedetto XVI; sto semplicemente facendo una constatazione e cercando di comprendere il motivo che può spiegarla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una risposta abbastanza semplice potrebbe essere: beh, man mano che si sale in alto, si ha una visione sempre piú ampia della realtà; certe cose che non si possono capire da soldati semplici, si riescono a capire una volta divenuti ufficiali. Può darsi che sia cosí.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non escluderei però che ci possa essere anche una spiegazione d’altro genere, diciamo di carattere “cospirativo” (sono un inguaribile complottista). Nessuno mi toglierà di mente che il Potere cerchi di attuare, nei confronti di ciascun pontificato, una sorta di “normalizzazione”. Che cos’è stato, in fondo, l’attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981? Con Benedetto XVI non si è fatto ricorso alle armi da fuoco, ma ad armi non meno lesive (i processi mediatici): i primi cinque anni di pontificato sono stati un attacco continuo, che non può essere considerato casuale; è ovvio che dietro c’era una regia ben organizzata.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A un certo punto, sia nel caso di Papa Wojtyla, sia nel caso di Papa Ratzinger, tutto è cambiato. Nel primo caso, la seconda parte del pontificato è stata una continua apoteosi, culminata nel “Santo subito!” dei funerali. Ora, non so se ve ne siate accorti, da qualche tempo le cose stanno cambiando anche per Benedetto XVI: gli attacchi sono improvvisamente cessati; il &lt;i&gt;Corriere della sera&lt;/i&gt; sembra diventato un’edizione locale dell’&lt;i&gt;Osservatore Romano&lt;/i&gt; e la BBC una sezione staccata della Radio Vaticana. Che cosa è successo? Il Papa sta semplicemente recitando lo stesso copione che era stato scritto per il suo predecessore (visita alle sinagoghe e alle moschee, visita ad Auschwitz e allo Yad Vashem, giornate di preghiera con le altre religioni, ecc.). Cosí va bene: questo è il Papa che piace a chi ha in mano le sorti dell’umanità. A questo punto Benedetto XVI può anche permettersi il lusso di fare il tradizionalista in campo liturgico: un po’ di folclore non guasta...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Che dire? Cosí va il mondo. E forse dobbiamo farci il callo. Dopo tutto, la Chiesa è sopravvissuta a due Giornate di Assisi; volete che non sopravviva alla terza?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-605466325828344074?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/605466325828344074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/605466325828344074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2011/01/come-non-detto.html' title='Come non detto'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-4321401331160924341</id><published>2010-12-31T09:36:00.001+01:00</published><updated>2010-12-31T09:42:15.442+01:00</updated><title type='text'>Il “cortile dei gentili”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Articolo pubblicato sul n. 4/2010 (ottobre-dicembre 2010) dell’&lt;/i&gt;Eco dei Barnabiti&lt;i&gt;, pp. 11-12, per la rubrica “Osservatorio ecclesiale”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uno degli aspetti che ha maggiormente caratterizzato il pontificato di Giovanni Paolo II sono state, senza dubbio, le due giornate di preghiera per la pace organizzate ad Assisi rispettivamente nel 1986 e nel 2002. Sembrava che quegli incontri avessero inaugurato una nuova epoca nella storia della Chiesa. Si parlava dello “spirito di Assisi” come di un nuovo modo di essere, che avrebbe dovuto contrassegnare da allora in poi il cammino della Chiesa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A quegli incontri era assente uno dei prelati più influenti della Curia Romana, nientepopodimeno che il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il Card. Joseph Ratzinger. Egli non nascose le sue perplessità sull’opportunità di quella iniziativa, che avrebbe potuto costituire una sorta di legittimazione della visione relativistica secondo cui tutte le religioni si equivalgono. Nel caso della seconda giornata era perlomeno riuscito a ottenere che gli appartenenti alle diverse religioni non pregassero insieme, ma ciascun gruppo lo facesse separatamente. Il 19 aprile 2005 Joseph Ratzinger è diventato Papa Benedetto XVI; e da allora non ci sono state, come era prevedibile, nuove giornate di Assisi. Incontri similari, che pure si sono svolti negli ultimi anni, sono stati promossi da qualche gruppo ecclesiale di base (p. es. la Comunità di Sant’Egidio).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Card. Ratzinger aveva espresso alcune riserve anche a proposito del dialogo interreligioso, riserve da lui confermate anche dopo l’elezione al supremo pontificato. Lo ha fatto non in un documento ufficiale, ma in una lettera privata, indirizzata al Senatore Marcello Pera, il quale l’ha pubblicata in apertura del suo libro &lt;i&gt;Perché dobbiamo dirci cristiani&lt;/i&gt; (Mondatori, Milano, 2008). In essa il Pontefice con grande lucidità afferma:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A rigor di termini, dunque, secondo Benedetto XVI, un dialogo interreligioso che avesse pretese teologiche non è praticabile, perché condannato alla sterilità: su che cosa ci si può mettere d’accordo, quando sul piano teologico non si ha nulla in comune? È diverso il caso del dialogo ecumenico con i fratelli cristiani non cattolici: in quel caso abbiamo qualcosa che ci accomuna (la stessa fede), sebbene ci possano essere molteplici punti, anche di un certo rilievo, che ci separano. Con le altre religioni non possiamo dire che abbiamo in comune lo stesso Dio (questione problematica anche nel rapporto con le cosiddette religioni “monoteistiche”; figuriamoci quando si tratta di dialogare con le religioni orientali); non basta essere contro l’ateismo o l’indifferentismo contemporanei per trovare un punto comune con le altre tradizioni religiose.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il fatto che non sia possibile un dialogo teologico con le religioni, non significa però che non si possa stabilire con loro alcun tipo di dialogo. È per questo che Benedetto XVI parla di “dialogo interculturale”: è proprio sul piano &lt;i&gt;culturale&lt;/i&gt; o, se vogliamo, &lt;i&gt;razionale&lt;/i&gt; che è possibile incontrarsi con coloro che non condividono la nostra stessa fede. Nella sua lettera al Sen. Pera il Papa auspica un “confronto pubblico” sulle “conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo”: ciascuna religione dà origine a una cultura; ogni popolo possiede una sua cultura; ebbene, il dialogo fra tali culture è non solo possibile, ma necessario, perché da esso possono derivare “una mutua correzione e un arricchimento vicendevole”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quali sono le premesse “ideologiche” (in senso positivo) di questo atteggiamento di Benedetto XVI? Probabilmente l’esperienza del cristianesimo delle origini. Il cristianesimo nacque all’interno di una determinata cultura, quella giudaica; ma ben presto, pur conservando alcuni tratti caratteristici di quella matrice, se ne distaccò confrontandosi con una nuova cultura, quella ellenistica. Si noti: il cristianesimo non intraprese un dialogo con le religioni pagane allora diffuse; ma non si fece scrupolo di confrontarsi con l’ellenismo, al punto di assumerne le categorie culturali e utilizzarle per esprimere la propria fede. Oggi parleremmo di un processo di “inculturazione” perfettamente riuscito (sull’incontro fra cristianesimo ed ellenismo si veda il magistrale discorso di Benedetto XVI a Ratisbona del 12 settembre 2006).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Uno sforzo più o meno simile fu tentato nei secoli successivi, anche se non con lo stesso successo. Quando, nel XIII secolo, san Tommaso d’Aquino si trovò di fronte ai musulmani e ai pagani del suo tempo, al fine di dare una fondazione razionale alle verità della fede cristiana, scrisse la &lt;i&gt;Summa contra gentiles&lt;/i&gt;. Quando, nel Seicento, Matteo Ricci si recò in Cina, non teorizzò un dialogo con tutte le religioni ivi esistenti (per esempio, si oppose risolutamente al taoismo e al buddismo); ma si rese conto che con il confucianesimo, forse per il suo carattere più etico-civile che religioso, era non solo possibile ma necessario stabilire un confronto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È ovvio che tutti gli uomini, al di là delle differenze culturali e religiose, possiedono una stessa natura, possono ritrovarsi su un terreno comune, che è quello della ragione; ed è a questo livello che possono e debbono dialogare per “una mutua correzione e un arricchimento vicendevole”. Oltre a ciò gli uomini appartenenti alle diverse religioni potranno accordarsi per perseguire obiettivi concreti in vari campi, quali la difesa della vita, la salvaguardia del creato, la lotta per la giustizia, lo sviluppo della società civile, la promozione della pace, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Proprio perché il terreno di incontro è quello della ragione, comune non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini, tale tipo di dialogo è esteso anche a coloro che affermano di non professare alcuna religione. Nel passato ci si compiaceva di presentarsi come “atei”; oggi si preferisce piuttosto definirsi “agnostici”; ma il risultato non cambia. Quale deve essere l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei non-credenti? Solitamente oggi parliamo, a questo proposito, di “nuova evangelizzazione” (a proposito, è stato appena costituito un “Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione”). Ma giustamente Benedetto XVI faceva notare un anno fa:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Considero importante soprattutto il fatto che anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti. Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono credere al carattere concreto della sua attenzione per noi … Dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli&lt;/i&gt; (cf Is 56:7; Mc 11:17). &lt;i&gt;Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio … Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto&lt;/i&gt;» (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2009).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il “nuovo corso” inaugurato da Benedetto XVI dunque non ci invita, come qualcuno potrebbe credere, a sottrarci al confronto con l’esterno e a chiuderci in una specie di “torre d’avorio”. Esso piuttosto ci stimola ad aprici ancora di più verso chi cristiano non è. Il Papa addirittura auspica che si apra un “cortile dei gentili”, vale a dire uno spazio d’incontro, all’interno della stessa Chiesa. Ciò che gli sta a cuore è che il dialogo, per essere autentico, deve rispettare alcune regole fondamentali:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;— esso deve, innanzi tutto, avvenire nella chiarezza, senza confusioni o falsi irenismi;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;— non deve nascondere, ma semmai sottolineare l’identità specifica di ciascuno dei dialoganti;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;— deve svolgersi sull’unico terreno dove tutti si possono ritrovare, quello della comune umanità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-4321401331160924341?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4321401331160924341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/4321401331160924341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/il-cortile-dei-gentili.html' title='Il “cortile dei gentili”'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-6098133053333712534</id><published>2010-12-28T19:22:00.000+01:00</published><updated>2010-12-28T19:22:40.335+01:00</updated><title type='text'>Manomissione del salterio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’amico sacerdote don Andrea, dopo aver letto il post di ieri, mi ha scritto:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Alle osservazioni che hai fatto, ne aggiungo un’altra, anche se mi consta purtroppo che nessun padre sinodale abbia sollevato la questione: mi riferisco al tema dei salmi deprecatori che sono stati totalmente censurati dalla liturgia, e spesso gli stessi salmi vengono mutilati al loro interno. Esiste un criterio scientifico, teologico o pastorale per censurare la parola di Dio? È vero che forse certe espressioni possono destare meraviglia, ma la meraviglia può diventare una buona occasione per una catechesi e una riflessione. Non trovi che l’operazione sia una vera e propria edulcorazione del salterio? Di questi salmi e versetti si poteva studiare al limite una veste grafica diversa, ma trovo assai problematica la loro completa scomparsa&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Don Andrea tocca un problema serio: lui lo chiama, garbatamente, “edulcorazione del salterio”; io lo chiamerei piuttosto vera e propria “manomissione”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È innegabile che la Chiesa abbia sempre operato una selezione delle pagine bibliche da proporre ai fedeli: non tutti i passi della Scrittura sono sempre “edificanti”. Una delle obiezioni che viene fatta da alcuni al nuovo lezionario è proprio quella che esso propone talvolta letture che potrebbero scandalizzare i piú semplici (al punto che alcuni sacerdoti preferiscono, non appena se ne presenti l’occasione, sostituire le letture feriali con quelle proprie dei santi). In passato la selezione, soprattutto per quanto riguarda il Vecchio Testamento, era ancora piú ristretta, onde evitare qualsiasi imbarazzo. Si tratta di una preoccupazione pastorale della Chiesa, che nessuno può ragionevolmente contestare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma non era mai avvenuto che si procedesse a una “censura” del salterio. Siccome l’Ufficio divino era un tempo recitato esclusivamente dal clero (e in latino), non si poneva il problema dei salmi o dei loro passi imprecatori. Ora invece che viene raccomandata a tutti la celebrazione della Liturgia delle Ore, la Chiesa si è posto il problema — pastorale — dell’opportunità di leggere quel tipo di salmi. L’&lt;i&gt;Institutio generalis de Liturgia Horarum&lt;/i&gt; (IGLH) afferma in proposito:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;I tre salmi 57, 82 e 108, nei quali prevale il carattere imprecatorio, vengono esclusi dal salterio corrente. Cosí pure alcuni versetti di qualche salmo sono stati omessi come viene indicato all’inizio del salmo. L’omissione di questi testi è dovuta unicamente a una certa qual difficoltà psicologica. Infatti questi stessi salmi imprecatori si trovano nella pietà del Nuovo Testamento, per esempio nell'Apocalisse al cap. 6, 10, e in nessun modo intendono indurre a maledire&lt;/i&gt;» (n. 131).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dunque, tre salmi non vengono mai recitati nell’attuale Liturgia delle Ore e altri salmi sono stati “emendati”. Due soli esempi, fra quelli che recitiamo piú frequentemente: il salmo 62 (63), che preghiamo alle Lodi mattutine della domenica della prima settimana, non termina, come potremmo pensare, con: «&lt;i&gt;A te si stringe l’anima mia. La forza della tua destra mi sostiene&lt;/i&gt;»; ma continua con le seguenti parole:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Ma quelli che attentano alla mia vita scenderanno nel profondo della terra, saranno dati in potere alla spada, diventeranno preda di sciacalli. Il re gioirà in Dio, si glorierà chi giura per lui, perché ai mentitori verrà chiusa la bocca&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il salmo 109 (110), che recitiamo tutte le domeniche ai Vespri, è ancora piú crudo. Il v. 6, che nella Liturgia delle Ore viene omesso, afferma: «&lt;i&gt;Giudicherà i popoli: in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Probabilmente i lettori, leggendo tali testi, non proveranno alcun dispiacere per la loro estromissione dalla liturgia. Eppure l’IGLH precisa che si tratta di un’omissione motivata esclusivamente da «&lt;i&gt;una certa qual difficoltà psicologica&lt;/i&gt;». Non si tratta dunque di una “censura” o, peggio, di una “correzione” del salterio. Non esistono motivi teologici di sorta che possano in alcun modo giustificare una “revisione” della Bibbia. Se è vero che la Scrittura contiene la parola di Dio, che autorità abbiamo noi di “emendare” la parola di Dio? Al massimo, potremo, anzi dovremo sforzarci di interpretarla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Eppure nella &lt;i&gt;Liturgia Horarum&lt;/i&gt;, cosí come essa si presenta oggi a noi, una censura di fatto esiste, perché se uno volesse pregare il salterio nella sua interezza e i singoli salmi nel loro testo integrale, non può farlo: se vuol farlo, deve far ricorso alla Bibbia. Il che non sembra molto corretto. Ricordo che il compianto Padre Luis Alonso Schökel diceva giustamente che sarebbe stato piú corretto procedere come si era fatto nel caso del Canone Romano, dove i nomi dei santi non erano stati omessi, ma semplicemente racchiusi fra parentesi, lasciando al celebrante la libertà di leggerli o meno. Soluzione, questa, che è stata successivamente adottata nel volumetto&amp;nbsp;&lt;i&gt;Psalmi et cantici iuxta Novae Vulgatae editionis textum&lt;/i&gt;, Libreria Editrice Vaticana, 1999, che riporta l’intero salterio (piú i cantici dell’Antico e Nuovo Testamento usati nell’Ufficio) con l’apparato per l’uso corale (l’asterisco «*» per la &lt;i&gt;mediana&lt;/i&gt; e l’obelisco «†» per la &lt;i&gt;flexa&lt;/i&gt;): i testi imprecatori sono, appunto, riportati fra parentesi quadre (senza apparato). Il &lt;i&gt;Salterio corale&lt;/i&gt; del Padre Paolino Beltrame-Quattrocchi, invece, ha adottato un diverso sistema: i testi imprecatori sono riportati (col rispettivo apparato) in corsivo, compresi i salmi 57, 82 e 108. Ciò si spiega perché i monaci seguono una diversa distribuzione del salterio, comprendente tutti i salmi senza eccezioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una o l’altra delle soluzioni citate avrebbe potuto essere adottata, a mio parere, senza difficoltà anche dalla Liturgia delle Ore secondo il Rito Romano. Si sarebbe cosí lasciata a tutti la libertà di leggere o tralasciare i passi imprecatori. Se non altro, almeno in alcune occasioni, l’imbattersi in certe espressioni, avrebbe potuto diventare, come giustamente ricorda don Andrea, «&lt;i&gt;una buona occasione per una catechesi e una riflessione&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-6098133053333712534?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6098133053333712534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/6098133053333712534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/manomissione-del-salterio.html' title='Manomissione del salterio'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-7036569124347291421</id><published>2010-12-27T10:33:00.001+01:00</published><updated>2010-12-27T10:34:15.397+01:00</updated><title type='text'>“Verbum Domini” et... verba hominum</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Finalmente sono riuscito a leggere l’esortazione apostolica postsinodale &lt;i&gt;Verbum Domini&lt;/i&gt;. A giudicare dalle reazioni e dai commenti, praticamente inesistenti, sembrerebbe già caduta nell’oblio. Mi sono chiesto il perché. In fondo è fatta bene, è completa e ricca di spunti. Come mai dunque nessuno ne parla? Butto là qualche possibile spiegazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forse è passato troppo tempo tra la celebrazione del Sinodo (5-26 ottobre 2008) e la pubblicazione dell’esortazione apostolica (11 novembre 2010): non sono un tantino eccessivi due anni per rielaborare le conclusioni di un Sinodo e stenderne una sintesi?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forse la pubblicazione di &lt;i&gt;Verbum Domini&lt;/i&gt; è stata troppo presto “oscurata”, una decina di giorni dopo, da quella del libro-intervista &lt;i&gt;Luce del mondo&lt;/i&gt;, che ha avuto una notevole risonanza sui media, per i motivi che conosciamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forse il “monopolio” della Libreria Editrice Vaticana ha ritardato la distribuzione dell’esortazione apostolica nelle librerie: quando il documento è uscito, se uno, preso dalla curiosità, andava a cercarlo in libreria, non lo trovava; quando è arrivato (con un mesetto di ritardo), l’interesse era già scemato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forse la mole del documento (232 pagine) ha scoraggiato qualcuno: d’accordo che c’erano tante cose da dire; ma possibile che non si potesse essere un po’ piú sintetici?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Qualcun altro forse è stato scoraggiato dal prezzo: non sono pochi 6 euro per un opuscolo che, una volta aperto, si trasforma in un raccoglitore di foglietti volanti. Possibile che non si riuscisse a fare un’edizione piú agile ed economica? In fondo, gli Orientamenti pastorali della CEI &lt;i&gt;Educare alla vita buona del Vangelo&lt;/i&gt;, pubblicati dalle Paoline, costano un quarto dell’esortazione apostolica (€ 1,50).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La lettura di &lt;i&gt;Verbum Domini&lt;/i&gt; non ha dissipato le perplessità che avevo espresso in un recente &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2010/11/sinodo-o-concistoro.html"&gt;post&lt;/a&gt;, a proposito delle esortazioni apostoliche e del sistema sinodale in genere. Mi chiedo se valga la spesa mettere in moto una macchina cosí complessa come il Sinodo dei Vescovi, per avere poi dei documenti che saranno anche belli, ma, con la pretesa di dire un po’ tutto, finiscono per essere verbosi e ripetitivi. Per parlare della parola di Dio, è proprio necessario metterla in rapporto con tutto lo scibile teologico (liturgia, sacramenti, catechesi, vocazioni, ministri ordinati, vita consacrata, laici, famiglia, evangelizzazione, giustizia, pace, giovani, migranti, poveri, ecologia, cultura, mezzi di comunicazione, ecumenismo, dialogo interreligioso, ecc. ecc.)? Non stiamo esagerando un pochino? Sarà anche vero che al Sinodo sono stati toccati tutti questi aspetti; ma... a che serve? Non vorrei apparire iconoclasta, ma a me sembra che il sommergere la parola di Dio in un profluvio di parole umane non giovi molto alla sua causa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Oltre tutto, in qualche caso, quando si trattava di affrontare problemi specifici, si è preferito sorvolare. Tanto per fare un esempio, il Sinodo aveva avanzato una proposta, discutibile quanto si vuole, ma concreta: l’apertura del ministero del lettorato alle donne (&lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20081025_elenco-prop-finali_it.html#Ministero_della_Parola_e_donne_"&gt;proposizione 17&lt;/a&gt;). Ebbene, nell’esortazione apostolica... &lt;i&gt;ne verbum quidem &lt;/i&gt;(cf n. 58). Capisco che talvolta, su certi argomenti, sia meglio glissare. Ma perché non dare una spiegazione della mancata accoglienza della proposta dei Vescovi? A che serve continuare a ripetere certe frasi fatte (“genio femminile”, n. 85), che rischiano di ridursi a semplici slogan? Non sarebbe stato piú semplice dire: “Sebbene non ci siano motivi teologici che lo impediscano, almeno per il momento si preferisce rimanere fedele alla secolare tradizione della Chiesa, che ha sempre riservato i ministeri istituiti ai soli uomini” (cf Paolo VI, motu proprio &lt;i&gt;Ministeria quaedam&lt;/i&gt;, 15 agosto 1972, norma VII).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Da parte mia, vorrei soffermarmi su due aspetti, certamente secondari, ma ai quali sono particolarmente interessato. Il primo riguarda il rapporto fra la parola di Dio e la liturgia. L’esortazione apostolica gli dedica uno spazio non indifferente (dal n. 52 al n. 71). Personalmente, ho trovato molto stimolante la connessione fra “lettura orante” della Bibbia e liturgia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;In un certo senso la lettura orante, personale e comunitaria, deve essere sempre vissuta in relazione alla celebrazione eucaristica. Come l’adorazione eucaristica prepara, accompagna e prosegue la liturgia eucaristica, cosí la lettura orante personale e comunitaria prepara, accompagna e approfondisce quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito liturgico&lt;/i&gt;» (n. 86).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;C’è però, secondo me un altro aspetto che è stato completamente trascurato: è vero che la &lt;i&gt;lectio divina&lt;/i&gt; dovrebbe far riferimento alla parola di Dio letta durante la Messa; ma è altrettanto vero che la riforma liturgica ha, in qualche modo, assunto la &lt;i&gt;lectio divina&lt;/i&gt; all’interno della liturgia stessa, e precisamente nella Liturgia delle Ore, con un’Ora specifica detta, appunto, &lt;i&gt;Officium lectionis&lt;/i&gt;. In italiano quest’Ora viene chiamata, piuttosto banalmente, “Ufficio delle letture”, senza rendersi conto che si tratta, invece, dell’Ufficio della &lt;i&gt;lectio&lt;/i&gt;. Ebbene, che dice a questo proposito il Sinodo? Nulla. C’è — è vero — un numero dedicato a “Parola di Dio e Liturgia delle Ore”, che non aggiunge però nulla di nuovo: si limita a ripetere cose che già sapevamo. Si afferma che «&lt;i&gt;il Sinodo ha espresso il desiderio che si diffonda maggiormente nel Popolo di Dio questo tipo di preghiera&lt;/i&gt; [= la Liturgia delle Ore], &lt;i&gt;specialmente la recita delle Lodi e dei Vespri&lt;/i&gt;». Sí, benissimo; ma che c’entra in questo contesto? Perché non promuovere piuttosto la celebrazione, privata e pubblica, dell’&lt;i&gt;Officium lectionis?&lt;/i&gt; E perché non raccomandare l’uso del ciclo biennale delle letture, previsto nella &lt;i&gt;Institutio generalis Liturgiae Horarum&lt;/i&gt; (nel breviario attualmente in uso è contenuto il ciclo unico, che tralascia buona parte dei libri della Bibbia) e, già che c’eravamo, sollecitare la pubblicazione del “Supplemento” atteso da quarant’anni (&lt;i&gt;ibid&lt;/i&gt;., n. 145)?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un altro aspetto che mi sta a cuore è quello delle traduzioni della Bibbia. &lt;i&gt;Verbum Domini&lt;/i&gt; ne parla al n. 115. Giustamente l’esortazione apostolica lamenta che «&lt;i&gt;varie Chiese locali non dispongono ancora di una traduzione integrale della Bibbia nelle proprie lingue&lt;/i&gt;». Purtroppo è vero. Ma, accanto a tale problema, esiste anche quello delle traduzioni scadenti. È mai possibile che nelle Filippine (unico paese cristiano dell’Asia, con oltre l’80% di cattolici) per la liturgia si debba usare una modestissima traduzione della Bibbia in tagalog di origine protestante? (l’unica preoccupazione è stata quella di sostituire gli spagnolismi con termini indigeni, p. es. &lt;i&gt;bautismo&lt;/i&gt; è stato rimpiazzato da&amp;nbsp;&lt;i&gt;binyagan&lt;/i&gt;). In barba alla raccomandazione conciliare di tradurre la Bibbia dai testi originali (&lt;i&gt;Dei Verbum&lt;/i&gt;, n. 22), spesso viene il dubbio che certe traduzioni nelle lingue locali siano in realtà “ritraduzioni” dalle lingue europee...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Giustamente l’esortazione apostolica, citando un precedente documento della Pontificia Commissione Biblica, rammenta che «&lt;i&gt;una traduzione ... è sempre qualcosa di piú di una semplice trascrizione del testo originale&lt;/i&gt;». Ma non sarebbe stato opportuno accennare almeno a qualche criterio di traduzione? Visto che si discute se si debba adottare la “corrispondenza letterale o formale” o la “equivalenza letteraria o dinamica” (vedi &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/04/traduzioni-corrispondenza-formale-o.html"&gt;qui&lt;/a&gt;), non sarebbe stato il caso di suggerire qualche orientamento? In campo liturgico, si è intervenuti in maniera categorica, con l’istruzione &lt;i&gt;Liturgiam authenticam&lt;/i&gt; (28 marzo 2001). Le traduzioni bibliche, a prescindere dal loro uso liturgico, non meritavano un’analoga attenzione?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-7036569124347291421?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7036569124347291421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/7036569124347291421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/verbum-domini-et-verba-hominum.html' title='“Verbum Domini” et... verba hominum'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-618163638605026751</id><published>2010-12-25T09:42:00.001+01:00</published><updated>2010-12-25T09:45:21.895+01:00</updated><title type='text'>In Nativitate Domini</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/TRWsWVj2FeI/AAAAAAAAAss/q8hriNOiGdw/s1600/nativity2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/TRWsWVj2FeI/AAAAAAAAAss/q8hriNOiGdw/s1600/nativity2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/TRWsWVj2FeI/AAAAAAAAAss/q8hriNOiGdw/s400/nativity2.jpg" width="265" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;Buon Natale a tutti i lettori!&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-618163638605026751?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/618163638605026751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/618163638605026751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/in-nativitate-domini.html' title='In Nativitate Domini'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/TRWsWVj2FeI/AAAAAAAAAss/q8hriNOiGdw/s72-c/nativity2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-2252415632285640735</id><published>2010-12-21T18:01:00.001+01:00</published><updated>2010-12-21T18:02:46.970+01:00</updated><title type='text'>Continuità e sviluppo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un lettore mi ha segnalato la lettera del Padre Giovanni Cavalcoli al Prof. Corrado Gnerre, pubblicata l’altro giorno su &lt;a href="http://blog.messainlatino.it/2010/12/il-dibattito-sul-vaticano-ii-sempre-piu.html"&gt;Messainlatino.it&lt;/a&gt;, esprimendo l’auspicio di un mio intervento sull’oggetto della controversia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Avevo già letto la lettera, come tutti gli interventi precedenti sull’argomento. Come sanno i miei lettori, il problema dell’interpretazione del Concilio rientra tra i miei maggiori interessi. Questo blog è nato con la pubblicazione di una riflessione proprio su &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/01/il-concilio-la-scomunica-e-lolocausto.html"&gt;Concilio e “spirito del Concilio”&lt;/a&gt; in tempi non sospetti (lo studio era del giugno 2008 e fu pubblicato a fine gennaio 2009). Come spiegavo in quel post, avevo inviato le mie considerazioni a un paio di siti web (uno dei quali aveva sollecitato una mia collaborazione), senza però vederle pubblicate. Erano passati già quattro anni dal discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana sulle due ermeneutiche del Concilio, ma fino ad allora quel discorso non aveva provocato alcun dibattito. Sembrava quasi che le mie riflessioni non potessero interessare nessuno. Una volta pubblicate, esse ebbero una discreta risonanza, soprattutto sui siti tradizionalisti. In questi ultimi due anni sembrerebbe che tutti si siano d’un tratto svegliati: ciascuno vuol dire la sua. La cosa non può che farmi piacere. Non vorrei essere frainteso: non sono cosí sciocco da pensare che l’interesse sul Concilio sia stato risvegliato dal mio post; voglio solo dire che avevo visto giusto dicendo che, trascorsi quarant’anni dal Vaticano II, fosse «&lt;i&gt;non solo legittimo, ma in certa misura doveroso procedere a un ripensamento del Concilio&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Successivamente sono tornato a piú riprese nei miei post sull’argomento, non soltanto per confermare quanto da me espresso in quel primo studio, ma spesso per precisare, completare, rivedere e correggere le mie posizioni. L’argomento, secondo me, è ancora aperto, per cui leggo con grande interesse tutti i contributi che vengono pubblicati. Ciò che non prendo in considerazione sono le prese di posizione preconcette, ispirate dall’ideologia e che non ammettono discussione, come quando si presenta il Concilio come “nuovo inizio” o, al contrario, come “rovina” della Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In questi ultimi tempi, è vero, non sono piú intervenuto in materia, nonostante l’intensificarsi del dibattito. Come mai? Mi sembra che questo debba essere per me un momento di ascolto e di riflessione prima che di proposta di soluzioni. Vedo che sono stati pubblicati recentemente contributi di un certo spessore: penso che prima di pronunciarsi sia doveroso leggerseli. E io confesso di non aver avuto ancora tempo e modo di leggere né il libro di Mons. Brunero Gherardini (fra l’altro, non reperibile nelle comuni librerie cattoliche) né, tanto meno, quello appena uscito del Prof. Roberto De Mattei. Non vorrei prendere una cantonata simile a quella che presi quando scrissi un &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/07/che-cosa-e-andato-storto.html"&gt;post&lt;/a&gt; sul libro di Ralph McInerny, &lt;i&gt;Vaticano II. Che cosa è andato storto?&lt;/i&gt; senza averlo ancora letto (per forza, a quell’epoca ero in India; eppure ci fu chi si indignò perché mi ero permesso di fare delle riflessioni basate su una recensione): quando poi lo lessi, mi accorsi che non rivestiva l’importanza, che sembrava attribuirgli Introvigne nella prefazione. Attualmente sto leggendo un testo fondamentale nel settore: lo &lt;i&gt;Iota unum&lt;/i&gt; di Romano Amerio, al quale molti interventi successivi fanno riferimento. Per ora preferisco non pronunciarmi, dal momento che non ne ho ancora concluso la lettura, anche se mi sto già facendo un’idea.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto alla lettera di Padre Cavalcoli (che ho avuto modo di conoscere al convegno su Amerio, tenuto a San Marino il 12 giugno scorso), non posso che condividerla &lt;i&gt;in toto&lt;/i&gt;. Sarà che quando si ha la stessa formazione, si finisce sempre per ritrovarsi piú o meno d’accordo; ma a me quello di Padre Cavalcoli sembra un contributo notevole, che meriterebbe ben piú di una lettera. Mi sembrano quanto mai pertinenti le sue precisazioni sulla natura “pastorale” del Concilio. Questa non esclude affatto una sua innegabile dimensione “dottrinale”: «&lt;i&gt;Il Concilio&lt;/i&gt; [contiene] &lt;i&gt;pronunciati dottrinali in materia di fede o prossima alla fede, sviluppando dottrine precedentemente definite&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Agli esempi portati da Padre Cavalcoli (l’essenza della Chiesa, della collegialità episcopale, della divina rivelazione, della sacra tradizione o dell’ecumenismo o della libertà religiosa) mi permetto di aggiungerne un altro, che rende bene l’idea del valore dogmatico del Concilio: la definizione della sacramentalità dell’episcopato, una verità che fino ad allora era non era stata ancora sufficientemente messa in luce (si pensava che l’episcopato aggiungesse al sacerdozio solo la &lt;i&gt;potestas jurisdictionis&lt;/i&gt;):&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Insegna il Sacro Concilio che con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei Santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice del sacro ministero&lt;/i&gt;» (&lt;i&gt;Lumen gentium&lt;/i&gt;, 21).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sfido chiunque a considerare tale testo un intervento “pastorale”; il suo carattere dottrinale è indiscutibile («&lt;i&gt;Insegna il Sacro Concilio&lt;/i&gt;...»). Semmai, si potrà discutere sulla sua “nota teologica” (= il suo carattere vincolante).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un tale pronunciamento illustra bene anche il vero senso da dare all’idea di “continuità”, ripreso da Padre Cavalcoli:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;La continuità dottrinale va intesa bene. Essa non si limita al fatto di ripetere sempre le stesse formule dogmatiche ... ma essa, senza venir meno come continuità, comporta nel contempo uno sviluppo o un progresso nella conoscenza di quelle medesime immutabili verità che Cristo ha consegnato alla sua Chiesa da trasmettere agli uomini (ecco la Tradizione) fino alla fine dei secoli&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Alcuni avrebbero voluto che il Concilio si limitasse a riproporre, tali e quali, le formule già elaborate nei secoli precedenti; siccome non lo ha fatto, ciò sarebbe prova della sua “rottura” con la tradizione. Come spiega bene Padre Cavalcoli, “continuità” non è sinonimo di “ripetizione”, ma implica l’idea di “sviluppo” e di “progresso”, come nel caso della sacramentalità dell’episcopato, una “novità” ben radicata nella tradizione. Non per voler citare me stesso, ma solo per evitare di ripetere cose già dette, mi permetto di rinviare, a questo proposito, al mio post &lt;a href="http://querculanus.blogspot.com/2009/03/tradizione-e-tradizione.html"&gt;Tradizione e tradizione&lt;/a&gt;. Di solito, se si vuole difendere la tradizione, bisogna accettarne lo sviluppo; talvolta l’attaccamento acritico al passato e la riproposizione materiale delle vecchie formule possono rivelarsi come il peggior tradimento della tradizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-2252415632285640735?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2252415632285640735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2252415632285640735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/un-lettore-mi-ha-segnalato-la-lettera.html' title='Continuità e sviluppo'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-2934689897857156471</id><published>2010-12-15T16:16:00.002+01:00</published><updated>2010-12-15T16:18:18.520+01:00</updated><title type='text'>Tradizionalista o liberale?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ho l’impressione che la pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI &lt;i&gt;Luce del mondo&lt;/i&gt; abbia provocato, nelle file del tradizionalismo, una certa delusione. E non soltanto per via del pronunciamento — obiettivamente inedito (nonostante i tentativi di interpretazione alla luce della dottrina morale tradizionale) — a proposito dell’uso del profilattico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I tradizionalisti pensavano che Benedetto XVI fosse uno dei loro. Effettivamente, prima di diventare Papa, il Card. Ratzinger passava per il maggior rappresentante dell’ala conservatrice della Curia Romana: i suoi interventi come Prefetto del Sant’Uffizio erano sempre stati in difesa dell’ortodossia (ma si dimentica forse che tali interventi erano il piú delle volte “commissionati” da Giovanni Paolo II). Una volta divenuto Papa, Benedetto XVI aveva attirato le simpatie dei tradizionalisti per l’atteggiamento di apertura verso i lefebvriani e, soprattutto, per i suoi interventi in campo liturgico (&lt;i&gt;in primis&lt;/i&gt;, la liberalizzazione del rito romano antico). È vero che c’erano stati altri atteggiamenti che lasciavano perplessi; ma solitamente o li si riconduceva a manovre di corte (la resistenza dei settori piú progressisti della Curia Romana) o a motivi di opportunità “politica” (la dovuta considerazione delle posizioni talvolta radicali di alcuni episcopati).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La pubblicazione di &lt;i&gt;Luce del mondo&lt;/i&gt; ha in qualche modo segnato la fine delle illusioni: Benedetto XVI non è il Papa tradizionalista che veniva dipinto sia da destra che da sinistra, ma continua a essere il teologo progressista che ha preso parte attiva al Concilio Vaticano II. Certo, da allora ne è passata di acqua sotto i ponti; le posizioni di Ratzinger si sono progressivamente evolute, ma senza mai mettere in discussione l’atteggiamento liberale di fondo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se si vuole descrivere a grandi linee tale evoluzione, penso che si possano individuare tre o quattro “svolte” nella sua vita. La prima è quella del Sessantotto, che, secondo Hans Küng, avrebbe notevolmente impressionato Ratzinger, portandolo su posizioni piú moderate. La seconda svolta è stata il suo trasferimento a Roma, che gli ha permesso di vedere le cose in una prospettiva diversa, sia perché Roma è un osservatorio piú universale, sia perché il compito svolto lo costringeva ad assumere posizioni piú rigide. La terza svolta è stata costituita dal contatto, per motivi istituzionali, con i movimenti tradizionalisti (fu lui a gestire lo “scisma” lefebvriano), che lo obbligò a riconoscere almeno in parte le loro ragioni. L’ultima svolta è consistita nell’elezione al pontificato: fra i suoi obiettivi programmatici è apparso fin dall’inizio l’ecumenismo; ed è in tale contesto che va considerata la ricomposizione della frattura con la FSSPX, che ha comportato la liberalizzazione della liturgia romana antica e la remissione delle scomuniche ai quattro vescovi lefebvriani. Tutto ciò non ha mai significato un rinnegamento delle posizioni di partenza, anzi va letto alla luce di quelle: l’apertura al movimento di Mons. Lefebvre non può essere considerata come un’approvazione del tradizionalismo &lt;i&gt;qua talis&lt;/i&gt;, ma come una delle tante attuazioni dell’ecumenismo voluto dal Concilio. Penso che un giudizio sintetico, che fotografa bene la personalità di Benedetto XVI, sia quello espresso da Mons. Bernard Fellay in una conferenza tenuta a Bahia il 9 luglio 2010: «&lt;i&gt;Il Papa è un uomo con la testa progressista, ma col cuore cattolico, amante della tradizione&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Probabilmente è un bene che ci sia stata questa disillusione. I tradizionalisti sembravano volersi in qualche modo “annettere” il Papa, rendendolo quasi il &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; di un partito e dimenticando che egli non può che essere il padre di tutti. Allo stesso tempo però penso che sia un bene anche rendersi conto che non bisogna mai riporre le proprie speranze esclusivamente in un uomo, fosse pure il Papa. Il Papa è certamente un punto di riferimento fondamentale nella Chiesa, ma non può essere, neppure lui, assolutizzato: ciò che conta è la fede in Cristo, l’amore alla Chiesa, la fedeltà alla tradizione (quella vera!). In tutto ciò il Papa ci è di guida; ma non deve scandalizzarci se a un certo punto scopriamo che anche lui ha le sue idee, che non collimano in tutto con le nostre. Certo, sarebbe meglio, come scrivevo in un mio post precedente, che, per evitare disorientamenti, il Papa in qualche modo si spogliasse di sé e si limitasse a fare il Papa; ma questo forse è diventato impossibile ai nostri giorni (pensate che cosa direbbero se si rifiutasse di rispondere alle domande dei giornalisti!). Quel che conta è rimanergli fedeli non quando rilascia interviste (nel qual caso si può tranquillamente dissentire), ma nel momento in cui egli esercita la sua autorità apostolica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-2934689897857156471?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2934689897857156471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/2934689897857156471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/tradizionalista-o-liberale.html' title='Tradizionalista o liberale?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-5606129468130116048</id><published>2010-12-07T12:48:00.000+01:00</published><updated>2010-12-07T12:48:26.192+01:00</updated><title type='text'>Il segreto dell'indefettibilità della Chiesa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ripensavo al mio post di ieri questa mattina, mentre leggevo la seconda lettura dell’&lt;i&gt;Officium lectionis&lt;/i&gt;, tratta dalle lettere di Sant’Ambrogio:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Non senza motivo, fra le tante correnti del mondo, la Chiesa resta immobile, costruita sulla pietra apostolica, e rimane sul suo fondamento incrollabile contro l’infuriare del mare in tempesta. È battuta dalle onde ma non è scossa e, sebbene di frequente gli elementi di questo mondo infrangendosi echeggino con grande fragore, essa ha tuttavia un porto sicurissimo di salvezza dove accogliere chi è affaticato&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La mia attenzione si è fermata in particolare sulla frase che in italiano è stata tradotta: «&lt;i&gt;È battuta dalle onde ma non è scossa&lt;/i&gt;». Se ci riflettete, cosí formulata, essa risulta contraddittoria: ciò che è battuto è per ciò stesso scosso. E infatti Ambrogio non dice questo; il testo originale suona: «&lt;i&gt;Abluitur undis, non quatitur&lt;/i&gt;», che significa: «&lt;i&gt;È lavata dalle onde, non scossa&lt;/i&gt;». Il che è ben diverso!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mi veniva allora di pensare all’esperienza che la Chiesa sta attualmente vivendo con lo scandalo degli abusi. La campagna mediatica ingaggiata contro la pedofilia sembrerebbe una tempesta che sta scuotendo la Chiesa, col rischio di farla affondare. In realtà, ci ammonisce il Santo Vescovo di Milano, quelle onde che colpiscono la Chiesa, nonché squassarla, servono per lavarla. Come non si stanca di ricordarci il Santo Padre, invece di lamentarci contro i media che mettono in piazza il male presente nella Chiesa, dovremmo ringraziare il Signore che ci dà, con ciò, un’occasione di purificazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un monaco del VI secolo, San Doroteo di Gaza, in una delle sue istruzioni (&lt;i&gt;De accusatione sui ipsius&lt;/i&gt;), arriva al punto di dire che, anziché irritarci, dovremmo essere grati a quanti ci attaccano:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Se vuole ottenere misericordia, &lt;/i&gt;[chi viene accusato] &lt;i&gt;faccia penitenza, si purifichi, cerchi di migliorare, e vedrà che a quel fratello&lt;/i&gt; [che lo accusa] &lt;i&gt;invece di un oltraggio doveva piuttosto rivolgere un ringraziamento, essendo stato messo da lui in un’occasione di progresso spirituale&lt;/i&gt;» (PG 88, 1699).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ecco il segreto dell’indefettibilità della Chiesa: ciò che, secondo i suoi nemici, dovrebbe servire per affondarla, si trasforma inspiegabilmente in uno strumento di purificazione e di salvezza. &lt;i&gt;Abluitur undis, non quatitur.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-5606129468130116048?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5606129468130116048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/5606129468130116048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/il-segreto-dellindefettibilita-della.html' title='Il segreto dell&apos;indefettibilità della Chiesa'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-8725926693233726445</id><published>2010-12-06T18:24:00.000+01:00</published><updated>2010-12-06T18:24:09.943+01:00</updated><title type='text'>Una Chiesa irrilevante?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Signor Benedetto Serra mi chiede un parere sull’articolo di Giuseppe de Rita pubblicato ieri sul &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/05/Cultura_cattolica_Rischio_del_Declino_co_9_101205003.shtml"&gt;Corriere della sera&lt;/a&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Oggi sul &lt;/i&gt;Corriere&lt;i&gt; c’è un commento di Giuseppe De Rita, intitolato “Perché deve riprendere il dialogo tra la Chiesa, la società e la politica”. Il sottotitolo è “Cultura cattolica, il rischio del declino”. L’attacco del pezzo è il seguente:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;“Nulla disturba la psiche di noi mortali quanto la sensazione di essere irrilevanti. E si può presumere che il disturbo sia ancora piú spiacevole per le istituzioni collettive e per chi le abita e le governa. Mi incuriosisce in questa fase, e in parte mi coinvolge, la realtà attuale della Chiesa cattolica che, malgrado la sua persistenza millenaria, è da piú parti indicata come grande icona dell’irrilevanza rispetto alla convulsa attualità delle dinamiche culturali e dei dibattiti politici.”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Secondo me, il tono dell’articolo è un po’ ambiguo. È vero che la società attuale e la sua cultura emargina la Chiesa (le Chiese), ma la frustrazione di De Rita sulla “irrilevanza” della Chiesa mi lascia un po’ perplesso.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Nostro Signore non è stato “un Ebreo marginale”? E che rilevanza ha avuto mai Gesú Cristo per l’Impero Romano? E, mi chiedo ancora, se la Chiesa proclama “valori non negoziabili”, come potrebbe cercare un dialogo su questo con la società moderna? Certo, c’è il rischio di essere (o di sembrare) “autoreferenziali”, ma Nostro Signore non è “autoreferenziale” per eccellenza? Se la Chiesa non conta niente per i giornaloni laici e per le società secolarizzate del Nord Europa (e non solo), bisogna forse cercare a tutti i costi un dialogo che non trova né interesse né interlocutori?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Del resto, dei quattro “campi” di dialogo che De Rita indica, tutti e quattro vengono definiti dallo stesso De Rita “delicati” e, soprattutto, “ambigui”. Il rapporto fra dimensione ecclesiale e potere sociopolitico, il rapporto con la modernità e la post-modernità, il nuovo “statuto” antropologico dell’uomo e, infine, il “ruolo” della Chiesa nel mondo.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Mi chiedo, ma ha davvero tutta questa importanza il dialogo con il “mondo” in questo quattro campi? È vero che la Chiesa non conta niente, ma agli inizi dell’800, ai tempi del Santo Curato d’Ars, era forse diverso? E che cosa contava la Chiesa per Stalin? E cosa contavano il fondatore del Suo Ordine, o Madre Teresa di Calcutta? E che rilevanza ha Benedetto XVI?&lt;/i&gt; (…)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Va bene il dialogo, è importantissimo, ma se il “mondo” non lo vuole, deve la Chiesa preoccuparsi piú di tanto di inseguire la cultura moderna? Conclude De Rita: “E siccome i pericoli maggiori li corre oggi la cultura cattolica, è forse opportuno che i primi passi del confronto vengano proprio da quella parte”. Lei che ne pensa?&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Bisogna dire che l’articolo di De Rita è interessante (anche se non è sempre facile seguire il filo del ragionamento). Sull’analisi della situazione della Chiesa non si può non concordare:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«&lt;i&gt;Troppi documenti ad alta genericità, troppi appelli di puro volontarismo, troppi sconfinamenti su argomenti su cui non si ha molto da dire, troppe rivendicazioni valoriali e di principio, troppi eventi che non riescono a farsi notare fuori dei propri recinti&lt;/i&gt;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quello che non mi convince affatto è questa eccessiva preoccupazione della irrilevanza della Chiesa. Se poi andiamo a vedere bene, di che irrilevanza si tratta? Dell’irrilevanza della Chiesa nel mondo della comunicazione e in quello della politica o, se volete, presso quell’inafferrabile realtà che oggi siamo abituati a chiamare (senza sapere che cosa precisamente sia) “opinione pubblica”. Beh, se proprio devo essere sincero, la cosa non è che mi angusti piú di tanto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Bisogna dare atto a De Rita di rappresentare fedelmente il battibecco attualmente in corso fra gli uomini di Chiesa e i media: «&lt;i&gt;Le cose che diciamo non sono adeguatamente valorizzate&lt;/i&gt;» — «&lt;i&gt;Non ci dicono niente di significativo&lt;/i&gt;». Anche a me dà noia quando al telegiornale, dopo aver dedicato decine di minuti a Berlusconi e Fini o al delitto di Avetrana, riservano solo un paio di minuti a qualche evento ecclesiale pure di una certa importanza. Anche a me dà noia quando la TV ignora 100.000 ragazzi dell’Azione cattolica in Piazza San Pietro, ma dà spazio a qualche decina di esponenti delle “vittime” degli abusi riuniti di fronte a Castel Sant’Angelo. Ma mi chiedo anche che bisogno ci sia che Padre Lombardi vada a “esprimere solidarietà”… Certe volte sembra quasi che ce l’andiamo a cercare (come quando la sera stessa del Concistoro, l’&lt;i&gt;Osservatore Romano&lt;/i&gt; fa le anticipazioni sul libro-intervista del Papa: possiamo poi lamentarci che i media non hanno dato spazio al Concistoro?).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dunque, irrita anche me l’atteggiamento dei media verso la Chiesa (e ammiro chi, come l’Arcivescovo di New York gliele canta chiare, senza complessi d’inferiorità). Ma non è che questo provochi in me alcun senso di frustrazione. Semmai, mi convinco sempre di piú che chi è maggiormente in crisi in questo momento non è, come crede De Rita, la “cultura cattolica”, quanto piuttosto proprio quella “modernità” con cui la Chiesa dovrebbe riallacciare il dialogo. Se c’è qualcuno che in questo momento sta agonizzando, questo è proprio la modernità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Personalmente sono d’accordo che la Chiesa debba dialogare con la modernità, ma non certo per poter essere piú “rilevante” (leggi: per poter apparire di piú sui &lt;i&gt;mass media&lt;/i&gt;); bensí per salvare qualcosa della modernità irrimediabilmente destinata a morire. Certamente in essa sono presenti valori degni di essere preservati. Esattamente ciò che la Chiesa fece al crollo dell’antichità classica: furono i cristiani a salvare ciò che di meglio quella civiltà aveva saputo esprimere (filosofia, letteratura, arte, diritto, ecc.).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per il resto, sono perfettamente d’accordo col Signor Serra. A parte forse l’epoca di Innocenzo III, la Chiesa è stata sempre irrilevante. Eppure, c’è ancora. Dove sono finite tutte quelle civiltà, culture, ideologie, regimi politici, che di volta in volta si presentavano come il nuovo che avrebbe presto rimpiazzato l’antico? Dov’è oggi l’impero romano, dove sono i vari regimi rivoluzionari, dove sono Napoleone, Hitler e Stalin? Siamo proprio convinti che i potenti di oggi siano migliori di quanti li hanno preceduti?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Si dirà: ma il problema è che oggi è la Chiesa stessa a essere in crisi. Ingenui… La Chiesa in passato non era forse in crisi? era forse tutta d’un pezzo? Basta studiare un po’ di storia per accorgersi che la Chiesa in passato ha attraversato crisi, non solo esterne, ma anche interne, molto peggiori di quella attuale. Il problema è che non si tiene conto della natura vera della Chiesa: essa non è una istituzione semplicemente umana, ma divina. Umanamente parlando, essa farà pure acqua da tutte le parti; ma non è questo che ne determina il destino. Ciò che la rende imperitura è la presenza in essa di Cristo risorto, il quale «&lt;i&gt;sacrificato sulla croce piú non muore, e con i segni della passione vive immortale&lt;/i&gt;» (prefazio pasquale III).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/935553083273932780-8725926693233726445?l=querculanus.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8725926693233726445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/935553083273932780/posts/default/8725926693233726445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://querculanus.blogspot.com/2010/12/una-chiesa-irrilevante.html' title='Una Chiesa irrilevante?'/><author><name>Querculanus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17481619198591329626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_0Vw7jysGYPk/SYJcRPd0AcI/AAAAAAAAAgk/nwP-I0nC7_I/S220/Scalese.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-935553083273932780.post-1685454279681816735</id><published>2010-12-02T22:50:00.001+01:00</published><updated>2010-12-02T22:59:09.162+01:00</updated><title type='text'>La crisi (ecclesiale) irlandese</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Giorni fa l’Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin ha presieduto la celebrazione del 30° anniversario della morte del Servo di Dio Frank Duff, fondatore della Legione di Maria. Durante la Santa Messa ha tenuto un’omelia che costituisce un’approfondita riflessione sullo stato della Chiesa irlandese. Potete trovare il testo completo dell’intervento sul sito dell’&lt;a href="http://www.dublindiocese.ie/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=2165&amp;amp;Itemid=372"&gt;Arcidiocesi di Dublino&lt;/a&gt;; &lt;a href="http://www.zenit.org/article-24761?l=italian"&gt;ZENIT&lt;/a&gt; ne ha riportato ampi stralci in italiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align
