venerdì 18 novembre 2016

“Riforma della riforma”: un errore?



Nei giorni scorsi il sito della Santa Sede ha reso nota la nuova composizione della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (qui). Difficile esprimere un giudizio: come giustamente mi faceva notare l’officiale che mi aveva benevolmente ripreso (qui), bisognerebbe conoscere i Membri uno per uno, per poter stabilire quale sarà l’orientamento del Dicastero rinnovato. Tra i nomi di quelli che erano stati dati per “epurati”, di fatto risultano esclusi i Cardinali Raymond Leo Burke, Marc Ouellet, George Pell e Angelo Scola; mentre sono stati confermati i Cardinali Angelo Bagnasco, Mauro Piacenza e Malcom Ranjith. Staremo a vedere come si evolveranno le cose. In ogni caso, una cosa è certa: fossero anche i nuovi membri tutti di orientamento “benedettiano”, dopo l’ultimo pronunciamento del Papa sulla “riforma della riforma”, la rinnovata Congregazione di sicuro non metterà all’ordine del giorno la “riforma della riforma”. 

mercoledì 16 novembre 2016

Pericolosa polarizzazione



Lunedí scorso, 14 novembre, è stata resa nota la lettera con cui quattro Cardinali (Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner) chiedono a Papa Francesco di dirimere le incertezze sorte dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, dando risposta a cinque dubia allegati. In un paio di giorni sono stati versati fiumi di inchiostro sull’iniziativa dei quattro Porporati; inutile, quindi, ripetere cose che sono state già dette. Volevo solo evidenziare un aspetto che mi sembra sfuggito ai piú.

martedì 15 novembre 2016

Magistero non-convenzionale e ideologia



Venerdí scorso, 11 novembre, La Repubblica riportava l’ennesima intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco. Se devo essere sincero, la cosa mi ha lasciato del tutto indifferente: di quello che il fondatore di Repubblica mette sulle labbra del Papa non mi interessa proprio nulla. Il discorso si fa diverso quando l’intervista viene rilanciata da L’Osservatore Romano, che, fino a prova contraria, è il quotidiano ufficioso della Santa Sede. Per carità, anche qui, finché il Papa si limita a dire che il male peggiore che esiste nel mondo sono le diseguaglianze, dal mio punto di vista, non è un grosso problema: si tratta di opinioni personali su cui si può essere piú o meno d’accordo. Magari qualcuno potrebbe far notare — come di fatto è avvenuto — che da un leader religioso ci si aspetterebbe un’analisi meno sociologica e piú religiosa della realtà (il male peggiore, una volta, non era forse il peccato?); ma, ripeto, si può discutere. Cosí come non mi crea eccessivi problemi l’affermazione secondo cui «sono i comunisti che la pensano come i cristiani»: anche questa, un’affermazione discutibile quanto si vuole, ma pur sempre una battuta con un suo fondo di verità.

lunedì 14 novembre 2016

Un calendario liturgico italiano?



Giorni fa Don Andrea Caniato ha pubblicato, sul suo profilo Facebook, la lettera del Card. Angelo Bagnasco, con cui si comunica ai Vescovi italiani che d’ora in poi la ricorrenza di San Nicola (6 dicembre) sarà celebrata nelle diocesi italiane come “memoria obbligatoria”. La cosa non può che farmi piacere. Tale comunicazione però suscita in me anche alcune riflessioni.

domenica 13 novembre 2016

Providentia et misericordia



Today we have celebrated the solemnity of Our Lady of Divine Providence, Titular of the Mission Church and Patroness of the Mission, and have closed the Extraordinary Jubilee of Mercy. So, the homily is about these two special events.

Today we celebrate the patronal festival of Our Lady of Divine Providence. Today we are also going to close the Extraordinary Jubilee of Mercy. So, we are invited to fix our eyes on two important attributes of God: Providence and Mercy. Not only Christians believe in a provident and merciful God, but even believers of other religions do.

mercoledì 9 novembre 2016

Incomprensibile?



Ieri, durante la preparazione alla Messa, mi sono caduti gli occhi sul breve commento alle letture del giorno (Tt 2:1-8.11-14; Lc 17:7-10) nel Saint Paul Daily Missal delle Paoline (le “Figlie di San Paolo”) americane:
The Letter to Titus advises living “temperately, justly and devoutly.” In the Gospel, Jesus tells me to consider myself an unprofitable servant. I don’t find either picture particularly exciting—but who said life has to be exciting? Lord, teach me how to be holy in the humdrum [= la lettera a Tito raccomanda di vivere “con sobrietà, con giustizia e con pietà”. Nel vangelo Gesú mi dice di considerarmi un servo inutile. Non trovo le due immagini particolarmente eccitanti. Ma chi ha detto che la vita deve essere eccitante? Signore, insegnami a essere santo nella monotonia].

martedì 8 novembre 2016

Parola di Dio


Dal Secondo libro dei Maccabei, c. 6, vv. 12-17 (prima lettura dell’odierno Officium lectionis, ciclo biennale, anno II):
Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di pensare che i castighi non vengono per la distruzione, ma per la correzione del nostro popolo. Quindi è veramente segno di grande benevolenza il fatto che agli empi non è data libertà per molto tempo, ma subito incappano nei castighi. Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con le altre nazioni, attendendo pazientemente il tempo di punirle, quando siano giunte al colmo dei loro peccati; e questo per non doverci punire alla fine, quando fossimo giunti all’estremo delle nostre colpe. Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo. Ciò sia detto da noi solo per ricordare questa verità.
Si tratta di un “interludio” teologico del sunteggiatore (il secondo libro dei Maccabei è il riassunto di un’opera in cinque libri di Giasone di Cirene) nel bel mezzo della narrazione storica. Un testo pre-cristiano, ma non pagano; un testo veterotestamentario, ma confermato dalla rivelazione del Nuovo Testamento («È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre?», Eb 12:7); un testo deuterocanonico (“apocrifo”, direbbero i protestanti), ma pur sempre canonico e ispirato. In breve, PAROLA DI DIO!
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lunedì 7 novembre 2016

Una importante (e gradita) precisazione



Non so se, con la riorganizzazione dei suoi servizi d’informazione, la Santa Sede si sia dotata di un ufficio incaricato di scandagliare la blogosfera e di compilare una specie di “rassegna stampa” destinata ai collaboratori (o semplicemente di segnalare agli interessati i post che li riguardano), o se tutto avvenga piú banalmente, attraverso il tradizionale passa-parola: “Ehi, hai letto che ha scritto Tizio sul suo blog?”. A ogni modo, constato che i miei post, almeno quelli direttamente riguardanti i dicasteri vaticani, vengono letti da chi di dovere. Non è la prima volta che ho dei riscontri: era già avvenuto con il post del 12 agosto 2016 concernente la nuova costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile. Allora era stato uno dei consultori della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica a scrivermi; ma non avevo ritenuto opportuno dar seguito alla cosa, avendo avuto l’impressione che si trattasse piú che altro dello sfogo di chi si era sentito punto sul vivo dalle mie valutazioni. Ora è uno degli officiali della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS) che mi scrive, dopo aver letto il post della settimana scorsa “Revanscismi ecclesiastici”. Questa volta non posso ignorare il messaggio, non solo per il garbo che lo contraddistingue, ma anche e soprattutto perché vi si trovano delle precisazioni che inevitabilmente provocano, se non proprio una retractatio (le preoccupazioni di fondo rimangono immutate), perlomeno una parziale revisione dei giudizi ivi espressi.

domenica 6 novembre 2016

Et exspecto resurrectionem mortuorum



Our faith is not founded on human ideas but on divine revelation. God revealed himself to us not all at once, but gradually, little by little. Belief in the resurrection, which is one of the main points of Christian faith, got established just around two centuries before Christ. We find it set out in the last books of the Old Testament, like Daniel and the second book of Maccabees. In Jesus’ time, not all accepted that belief: for instance, the Pharisees believed in the resurrection, while the Sadducees—that is the priestly aristocratic and conservative party—denied it. 

mercoledì 2 novembre 2016

Revanscismi ecclesiastici



Venerdí scorso, 28 ottobre, il bollettino quotidiano della Sala stampa della Santa Sede riportava la notizia della nomina dei nuovi membri della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS). Gli osservatori hanno fatto notare che si è trattato di un caso piú unico che raro di completo azzeramento di un dicastero della Curia Romana. Praticamente, della vecchia guardia è rimasto soltanto il Prefetto, il Card. Robert Sarah. Qualcuno è arrivato al punto di parlare di “purga”, come quelle di staliniana memoria. Ora è ovvio che ciascun Papa si circonda dei collaboratori che preferisce; non è la prima volta che nelle congregazioni romane avvengono avvicendamenti in base alla sensibilità del Pontefice pro-tempore. Era stato Benedetto XVI che nel 2005 aveva sostituito Mons. Domenico Sorrentino con Mons. Malcolm Ranjith nella carica di Segretario della CCDDS, e nel 2007 aveva rimosso Mons. Piero Marini come Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, mettendo al suo posto Mons. Guido Marini. Non si vede perché Papa Francesco non dovrebbe godere della stessa libertà di intervento sui dicasteri vaticani, avendo oltretutto ricevuto, nelle riunioni pre-conclave, una specie di “mandato” dal Collegio cardinalizio di riformare la Curia (si veda il significativo accenno a questo proposito fatto da Papa Francesco nell’intervista rilasciata alla Civiltà Cattolica nel numero del 28 ottobre 2016, p. 5). Il problema, a mio avviso, non è la legittimità dell’intervento (che nessuno contesta), ma le sue modalità di attuazione.

martedì 1 novembre 2016

«Fragilitati nostrae adiumenta et exempla»



I usually linger in my homilies almost exclusively over the gospel of the day; but that is not the only way of delivering a sermon. Liturgical regulations state on this point: “[The homily] should be an explanation of some aspect of the readings from Sacred Scripture or of another text from the Ordinary or the Proper of the Mass of the day” (General Instruction of the Roman Missal, #65). Especially in case of solemnities, in my opinion it can be useful to linger over some liturgical text to grasp the meaning of the mystery that we celebrate.

domenica 30 ottobre 2016

«Hodie salus domui huic facta est»



Not many days ago, on October 18, we celebrated the feast of Saint Luke. The prayer for that day says that God chose the evangelist to reveal the mystery of his love for the poor. Actually, no gospel writer is more concerned than Luke for the poor and no one shows himself so severe with the rich. Just to give a couple of examples, in the chapters immediately prior to today’s gospel we find the parable of the Dives and Lazarus and the episode of the Rich Young Man; in both cases, it would seem that for the wealthy there is no possibility of salvation: Dives, once dead, goes to hell; the rich young man, when Jesus asks him to renounce all his goods and to follow him, becomes sad because of his reaches. And yet, even the wealthy can be saved. Last Sunday, seized as we were with admiration for the humility of the tax collector as opposed to the pride of the Pharisee, we did not realize that that tax collector was not poor, but rich; and yet he was saved. At the beginning of the gospel we find the call of Levi (or Matthew): he also was a tax collector; and yet Jesus chose him as one of his apostles. Very similar to the call of Levi is the incident narrated in today’s gospel. Zacchaeus was a chief tax collector. Luke points out that he was also a wealthy man. And even Zacchaeus is saved. So, salvation is not only for the poor, but for all. Jesus, at the beginning of his ministry, in the synagogue of Nazareth reads the passage from the prophet Isaiah: “The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to bring glad tiding to the poor” (Lk 4:18); but, when he calls Matthew, he adds: “Those who are healthy do not need a physician, but the sick do. I have not come to call the righteous to repentance but sinners” (Lk 5:31-32). And now Jesus says: “The Son of Man has come to seek and to save what was lost.” Jesus reinterprets his own mission in the light of the parable of the Lost Sheep: Jesus, like the Good Shepherd, leaves the ninety-nine sheep in the desert and goes after the lost one until he finds it.

giovedì 27 ottobre 2016

Principiis obsta



Martedí scorso è stata resa nota, con una conferenza stampa del Card. Gerhard Müller, l’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, che reca la data del 15 agosto 2016. Il documento è stato presentato dai media e — va detto — è stato accolto anche da molti cattolici come se introducesse delle novità nella prassi della Chiesa in materia. In realtà l’istruzione non modifica in alcun modo l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della cremazione. Se una novità c’è stata in questo campo, essa fu introdotta dall’istruzione del Sant’Uffizio Piam et constantem del 5 luglio 1963, con la quale si disponeva che non fossero piú negati i sacramenti e le esequie a coloro che avessero chiesto la cremazione, a condizione che tale scelta non fosse voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa» (posizione successivamente recepita dal nuovo Codice di diritto canonico del 1983). Un intervento, quello del 1963, che non cambiava nulla sul piano dottrinale, ma si limitava a modificare la prassi pastorale. Si tratta, se vogliamo, del primo segnale di una tendenza che avrebbe poi dilagato nella Chiesa. Può essere quindi utile riflettere, a posteriori, sulle conseguenze, talvolta devastanti, che possono avere certe scelte a torto considerate puramente pastorali e quindi dogmaticamente innocue.

domenica 23 ottobre 2016

Fides humilis



Last Sunday we were saying that the Catechism of the Catholic Church mentions three parables on prayer from Luke’s gospel, showing for each of them its main point: persistence in prayer for the parable of the importunate friend; patience of faith for the parable of the importunate widow; and humility of heart for the parable of the Pharisee and the tax collector, which we have just read. So, one of the conditions for being heard in prayer is to be humble. “The prayer of the lowly pierces the clouds,” says the book of Sirach. “The Lord hears the cry of the poor,” we have repeated in the responsorial Psalm. Instead, God does not listen to the prayer of the Pharisee, even because it is not a real prayer. I do not know if you have noticed what the gospel says: “The Pharisee took up his position and spoke this prayer to himself.” Even though his prayer begins with the invocation of God, in reality he is speaking to himself; he does not need God. Actually, he asks him for nothing; he just thanks him for all his virtues, comparing himself to sinners, who do not possess those virtues. It is true that gratitude should always be present in our prayer: we saw that in the story of the healing of the ten lepers two weeks ago. But thankfulness should never be separated from the humble request for God’s help, because only in this way we can show our real condition of people begging for mercy.

mercoledì 19 ottobre 2016

Nova et vetera



Nella conferenza stampa tenuta durante il volo di ritorno dall’Azerbaigian (2 ottobre 2016), Papa Francesco ha enunciato i criteri per risolvere i problemi della famiglia in base all’esortazione apostolica Amoris laetitia: «Si risolvono con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare, rifare». E piú avanti, dopo aver riferito il caso del transessuale spagnolo («lui, che era lei, ma è lui»), ha concluso: «Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesú oggi». Dal confronto dei due passaggi, appare chiaro che i quattro criteri consistono nell’accoglienza, nell’accompagnamento, nel discernimento e nell’integrazione. Non si tratta certo di novità: Papa Bergoglio, fin dall’inizio del suo pontificato, ha fatto sempre riferimento a tali atteggiamenti come espressioni di quella “conversione pastorale” da lui auspicata nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (n. 25). Solo che, finora, si era sempre parlato di essi in maniera sparsa, senza metterli in successione come momenti di un unico processo. Per esempio, nell’intervista rilasciata al Padre Spadaro nell’estate del 2013 (La Civiltà Cattolica, n. 3918, pp. 449-477) e nell’Evangelii gaudium (24 novembre 2013) si dava grande spazio ai temi del discernimento e dell’accompagnamento; meno, a quelli dell’accoglienza e dell’integrazione. In Amoris laetitia (19 marzo 2016) troviamo tutti e quattro questi elementi, ma anche qui essi non sono enunciati nella scansione adottata nella conferenza stampa del 2 ottobre. Il capitolo ottavo è intitolato “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”; ma manca il primo elemento (“accogliere”), che pure è ricorrente nello stesso capitolo e nel resto del documento. Si direbbe che si stia a poco a poco definendo una sorta di nuovo metodo pastorale, che si sviluppa nei quattro momenti dell’accoglienza, dell’accompagnamento, del discernimento e dell’integrazione.

domenica 16 ottobre 2016

Fides patiens



The Catechism of the Catholic Church, talking of Jesus’ teaching on prayer, mentions the three principal parables on this issue transmitted to us by Saint Luke, namely “the importunate friend” (Lk 11:5-13), “the importunate widow” (Lk 18:1-8), and “the Pharisee and the tax collector” (Lk 18:9-14). We heard the first of these parables some months ago, today we have read the second one, and next Sunday we will listen to the story of the Pharisee and the tax collector. Speaking of today’s parable, the Catechism says: it “is centered on one of the qualities of prayer: it is necessary to pray always without ceasing and with the patience of faith” (#2613). The Catechism explains the parable with the words of the gospel itself: “Jesus told his disciples a parable about the necessity for them to pray always without becoming weary.” Luke is drawing an expression dear to Saint Paul: “Pray without ceasing” (2Thess 5:17; cf Eph 6:18). A monk of the IV century, Evagrius Ponticus, pointed out: “We have not been commanded to work, to keep watch and to fast constantly, but it has been laid down that we are to pray without ceasing.” 

lunedì 10 ottobre 2016

Quando si dice il tempo superiore allo spazio


«Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi piú che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci»
(Evangelii gaudium, n. 223)
Niente, mi tornavano in mente queste parole mentre leggevo la lista dei nuovi Cardinali.
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domenica 9 ottobre 2016

Fides grata



The first thing that strikes us in today’s gospel is the observance of the Mosaic Law. The ten lepers show themselves law-abiding when they stand at a distance from Jesus. The book of Leviticus (13:46) stated that a leper should dwell apart, separated from others. We cannot blame that rule: in a time, when medicine was still primitive, it was the only way to guard the rest of the community against the spread of infection. Jesus also urges the observance of the Law, when he tells the lepers to go show themselves to the priests. The same book of Leviticus (14:2-9) entrusted the priests with the task of checking if a leper was really healed. Even in this case it was a kind of guarantee before readmitting the leper to the community.

mercoledì 5 ottobre 2016

«Io sono con voi tutti i giorni»


Qualcuno dei “miei venticinque lettori” si sarà chiesto che cosa sia successo al Padre Scalese durante il mese di settembre. È ben vero che, al termine dell’ultimo pezzo di agosto, avevo aggiunto un post scriptum che annunciava l’imminente assenza («The Sunday homilist takes his holiday. He will be back, God willing, on the first Sunday of October. God bless!»), ma capisco che, trattandosi dell’omelia domenicale in inglese, a molti possa essere sfuggito quell’avviso. Come preannunciato, dunque, nel mese di settembre ho preso le mie vacanze in Italia, durante le quali non ho avuto né tempo né voglia di aggiornare il blog. Ora però vorrei condividere, con quelli a cui la cosa può interessare, alcuni momenti di una vacanza che quest’anno si è rivelata particolarmente piacevole e interessante.

domenica 2 ottobre 2016

«Adauge nobis fidem!»



It is rather clear that at the center of today’s liturgy there is the theme of faith. The first reading ends with the sentence “The just one, because of his faith, shall live.” A very important statement, on which Saint Paul will develop his doctrine about justification: “Man is not justified by works of the law but through faith in Jesus Christ” (Gal 2:16 RSV; cf Rm 3:28). At the beginning of the gospel the apostles ask the Lord: “Increase our faith” (Adauge nobis fidem!) At the end of the second reading, Paul urges Timothy to “guard this rich trust.” The Apostle is referring to the “heritage of faith” (the depositum fidei, that is the “sacred deposit of the faith”): faith is the most precious treasure we possess; it has been entrusted to us as a trust that we have to keep intact and hand down to our descendants.