martedì 18 aprile 2017

Dottrina vs Discernimento



L’intervista rilasciata da Padre Arturo Sosa, Preposito generale della Compagnia di Gesú, al vaticanista Giuseppe Rusconi (pubblicata su Rossoporpora) ha fatto parlare di sé soprattutto per l’infelice battuta sull’assenza di registratori al tempo di Gesú. Connesse con quell’affermazione, però, Padre Sosa faceva alcune considerazioni sul discernimento, che sono state trascurate dai piú, ma sulle quali mi sembra opportuno soffermarsi, tenuto conto delle conseguenze che esse possono avere nella vita della Chiesa. I termini “discernere” e “discernimento” ricorrono nell’intervista 24 volte. Mi limiterò a riportare qui il passo dove si tratta del rapporto fra dottrina e discernimento:

domenica 9 aprile 2017

«Ave, Rex Judaeorum!»


Coptic Icon by Stephane Rene

There is an obvious contrast between the first and the second part of today’s liturgy. By the procession of palms, we have commemorated the triumphal entrance of Jesus into Jerusalem; at the Mass, we are celebrating the sorrowful passion of the Lord. We have abruptly passed from the “Hosanna” of the jubilant crowds welcoming Jesus to Jerusalem to the “Let him be crucified” of the people gathered in front of the praetorium. This unexpected U-turn is often used to emphasize the mental instability of the masses, ready to change their mind suddenly, according to the circumstances. More probably, they were not the same people. Or, at least, we hope so.

domenica 2 aprile 2017

«Ego sum resurrectio et vita»



On this Sunday, the third scrutiny of catechumens is celebrated, accompanied by the catechesis on Baptism from the gospel of John. The passage read today for this catechesis is the raising of Lazarus. In the gospel of John, Jesus performs seven miracles, called “signs.” This one is the last before the resurrection of Jesus himself. We could consider the raising of Lazarus as the climax of the previous signs. Jesus presents himself as “the resurrection and the life” (Ego sum resurrectio et vita). He is the one who conquers death and gives life: “Whoever believes in me, even if he dies, will live, and everyone who lives and believes in me will never die.”

lunedì 27 marzo 2017

Un progetto sbagliato



Un paio di settimane fa Aldo Maria Valli ha pubblicato sul suo blog un bel post, in cui, attraverso l’allegoria del sogno, esprime la nostalgia per una normalità che nella Chiesa odierna sembrerebbe divenuta cosí rara da essere costretti a sognarla. Si tratta di venti punti sui quali è difficile non trovarsi d’accordo: sono cose talmente ovvie (o, almeno, tali erano fino a pochi anni fa), che non ci dovrebbe essere bisogno di “sognarle”. Che i parroci debbano stare vicini alle coppie che decidono di sposarsi in chiesa; che le parole del vangelo siano chiare (e sicure) e vadano interpretate nel loro evidente significato; che la liturgia abbia la sua sacralità, e quindi tutti, dal Papa fino all’ultimo chierichetto, debbano assumere un atteggiamento consono; che le pontificie accademie debbano farsi promotrici dei piú autentici valori morali, ecc. ecc., sono cose scontate per ogni buon cattolico. Talmente scontate che non dovremmo star qui a parlarne. E invece, nel momento storico che ci troviamo a vivere, sono diventate oggetto di nostalgia, visto che la “normalità” è diventata un’altra, e coincide con l’opposto di tutte quelle ovvietà (che pertanto finiscono per essere considerate eccezioni, stravaganze, singolarità). Grazie, perciò, a Valli per averci ricordato che molto di ciò che oggi viene spacciato per normale, normale non lo è affatto.

domenica 26 marzo 2017

«Et abii, et lavi, et vidi, et credidi Deo»



We have covered a half of our Lenten journey. This fourth Sunday marks a kind of stop, as if we had to take refreshment. From the first word of the Entrance Antiphon, it is called Laetare, which means “Rejoice.” We are invited to be glad. The liturgical color is rose, precisely to emphasize this sense of joy.

domenica 19 marzo 2017

«Da mihi bibere»



As we were saying on Ash Wednesday, Lent, besides being for all the faithful a time of preparation for Easter, is also the last stage of the catechumens’ preparation for Baptism: for them, it is a “period of purification and enlightenment.” In the three central Sundays of Lent the so-called “scrutinies,” with their respective exorcisms, are celebrated. These scrutinies are accompanied by a catechesis on Baptism, done through the reading of three passages from the gospel of John. By means of these selections, Baptism is progressively presented as a kind of purification (today), and as an instrument of enlightenment and rebirth (on next Sundays).

mercoledì 15 marzo 2017

Cristo epifania della divina misericordia



Nel lezionario biennale per l’Officium lectionis preparato dall’Unione monastica per la liturgia (L’Ora dell’Ascolto, Piemme-Edizioni del Deserto, Casale Monferrato, 1989) come seconda lettura oggi viene proposto un brano tratto dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo (Discorso 61, 3-5: Opera omnia, 2, 150-151). Lo condivido con voi perché mi sembra utile per fare alcune riflessioni.

lunedì 13 marzo 2017

Due pesi e due misure



In questi giorni capita di leggere articoli dai toni un po’ apocalittici, riguardanti presunti progetti di riforma liturgica, che avrebbero come obiettivo la creazione di un nuovo rito eucaristico che permetta la partecipazione di fedeli appartenenti a diverse confessioni cristiane. Di fronte a tali annunci, sinceramente, si rimane alquanto perplessi, dal momento che non si riesce a vedere che fondamento abbiano: di solito un articolo cita l’altro, senza mai fornire una fonte attendibile, che non siano le solite “voci” (o forse, piú probabilmente, all’origine c’è l’errata interpretazione di alcune informazioni credibili, ma non ben comprese).

sabato 11 marzo 2017

Jesus alone



Just as the first Sunday of Lent is traditionally dedicated to the temptation of Jesus, so the second one is devoted to his transfiguration. As if to say: Lent is not only a time of desert, temptation and penance; it is also an invitation to go up the mountain to contemplate the shining face of Christ.

lunedì 6 marzo 2017

Papi usa e getta



Di norma, sono portato a non dare eccessivo credito ai rumors. Ritengo che la realtà di ogni giorno ci riservi già sufficienti preoccupazioni di suo, per permetterci il lusso di fasciarci la testa prima di essercela rotta: «A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6:34). Cosí, nella Chiesa attuale, ci sono già abbastanza problemi con i fatti che accadono, con i documenti che si scrivono, con i discorsi che vengono pronunciati; non mi sembra proprio il caso di correre anche dietro alle voci, a ciò che “si dice” a Santa Marta, a quello che il solito “pretino” rigorosamente anonimo confida al giornalista di turno, a quanto rivelano le “fonti riservate” di questo o quel vaticanista, di professione o da strapazzo.

sabato 4 marzo 2017

«Per unius oboeditionem»



With the beginning of Lent, we interrupt the continuous reading of the gospel of Matthew. We will resume it after the end of Eastertide. Lent has its own cycle of readings sanctioned by tradition.

domenica 26 febbraio 2017

«Non potestis Deo servire et mammonae»



This coming Wednesday is Ash Wednesday. So, today is the last Sunday before Lent. When, in June, after Pentecost, we resume Ordinary Time, we will read the second discourse of Jesus in Matthew’s gospel, the so-called “missionary discourse.” Therefore, today we conclude the reading of the sermon on the mount.

lunedì 20 febbraio 2017

Dato per letto



Venerdí scorso Papa Francesco si è recato all’Università Roma Tre, dove si è incontrato con gli studenti. A proposito della visita, il bollettino della Sala stampa della Santa Sede riportava la seguente informazione:
«Nel corso dell’incontro sul Piazzale antistante l’Università, introdotto dall’indirizzo di omaggio del Magnifico Rettore, Papa Francesco ha risposto a braccio alle domande poste da quattro studenti, dando per letto il testo preparato in precedenza e consegnato ai presenti».
Le domande degli studenti, ovviamente, erano state preparate in anticipo e il discorso che il Santo Padre avrebbe dovuto pronunciare conteneva appunto le risposte a quelle domande. Ciò nonostante, Papa Bergoglio ha preferito rispondere a braccio. Non è la prima volta che questo accade, né nell’attuale né in precedenti pontificati. Giovanni Paolo II, per esempio, specialmente negli ultimi anni, quando non era piú in grado di parlare fluentemente, era solito consegnare in una busta il discorso che era stato preparato. L’attuale Pontefice poi pare che avesse già adottato questo sistema nelle visite ad limina. Ha suscitato un certo clamore il discorso — non letto, ma solo consegnato — rivolto ai Vescovi tedeschi, del quale Papa Francesco si sarebbe successivamente scusato dicendo: «Non l’ho scritto io, non l’avevo letto, non tenetene conto» (vedi qui).

sabato 18 febbraio 2017

«Estote vos perfecti»


Up to now I used to prepare my homilies on Sunday, since both Masses I had to celebrate were on Sunday. Now that the Mass for the troops has been anticipated on the previous evening, I have to prepare my homily on Saturday. So I can post it in advance. Maybe, it can be helpful for some fellow priests.


In today’s gospel we find the continuation of the antitheses of the Sermon on the Mount. Last Sunday we read the first four antitheses; today, the last two. We were pointing out that, when Jesus quotes one of the commandments, he extends and deepens the meaning of that commandment; on the contrary, when he quotes subsequent adaptations of the law, he rejects them and goes back to the original intention of God. Well, we find this different attitude of Jesus even in the last two antitheses.

martedì 14 febbraio 2017

Quando la forma è sostanza



Fece un certo scalpore, nel novembre scorso, la dichiarazione rilasciata dal Presidente della Commissione per la famiglia della Conferenza episcopale polacca, Mons. Jan Wątroba, a proposito dei dubia dei quattro Cardinali circa l’esortazione apostolica Amoris laetitia. In quell’occasione il Vescovo di Rzeszów ebbe a dire: «Io personalmente — forse per abitudine, ma anche con profonda convinzione — preferisco un’interpretazione come era solito fare Giovanni Paolo II, dove non c’era bisogno di commenti o interpretazioni del magistero di Pietro» (qui).

domenica 12 febbraio 2017

«Non veni solvere sed adimplere»



Sometimes we encounter in Scripture statements that may appear contradictory. Saint Paul, in his letter to the Ephesians, says: “[Christ abolished] the law with its commandments and legal claims” (Eph 2:15). Jesus, in today’s gospel, declares: “Do not think that I have come to abolish the law and the prophets. I have come not to abolish but to fulfill.” So, who is right, the gospel or Paul? Did Jesus actually abolish the law or not? It is not a question of little account, because our life depends on the answer to this question: if the law is still in force, we are obliged to observe it; if Jesus has abolished it, we can feel free to behave according to our will. Today’s liturgy helps us to answer this question.

venerdì 10 febbraio 2017

Auctoritates



Sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica (quaderno 3999) il Vicedirettore Padre Giancarlo Pani ha pubblicato un articolo su “La donna e il diaconato” (abstract; parzialmente citato dal blog Settimo cielo), nel quale si avventura su un terreno insidioso, in cui, a mio parere, avrebbe fatto meglio a non inoltrarsi: la questione del sacerdozio femminile, definitivamente risolta con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II del 22 maggio 1994.

martedì 7 febbraio 2017

Traduzioni e ideologia



Mi ero ripromesso di tornare sulla notizia della costituzione, presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS), di una commissione incaricata di rivedere Liturgiam authenticam, e cioè la “quinta istruzione per la retta applicazione della Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II sull’uso delle lingue volgari nella pubblicazione dei libri della liturgia romana” del 28 marzo 2001 (qui il testo originale latino; qui la traduzione inglese; qui il comunicato stampa in italiano). Ne aveva parlato per primo Sandro Magister sul blog Settimo Cielo, in un post dell’11 gennaio; successivamente, il 26 gennaio, la notizia era stata confermata da Gerard O’Connel sulla rivista dei gesuiti America.

domenica 5 febbraio 2017

«Sal terrae ... lux mundi»



Last week we were saying that the new law, promulgated by Jesus on the mountain, is a sui generis law: before being a code of precepts, it is a good news item. In the Beatitudes Jesus confines himself to declaring that the poor are blessed, that they are God’s favorites, regardless of their merits and holiness. If you remember, Saint Paul told us that God does not choose the best, the wise and the strong, but the foolish, the weak and the lowly, so that no one may boast before him. God’s election is totally free; it does not depend on our works. In the letter to the Galatians, Paul says: “By works of the law no one will be justified … if justification comes through the law, then Christ died for nothing” (Gal 2:16.21). For this reason, addressing the Corinthians—as we have heard in the second reading—he reminds them that “I resolved to know nothing while I was with you except Jesus Christ, and him crucified.”

giovedì 2 febbraio 2017

“Mutuo arricchimento”


Ieri mi sono imbattuto in questo articolo, che ho trovato estremamente interessante. È stato scritto dal Padre Peter M. J. Stravinskas, fondatore e superiore della Società sacerdotale del Beato John Henry Newman, fondatore e presidente della “St. Gregory Foundation for Latin Liturgy”, fondatore e direttore della rivista The Catholic Response. Mi sembra un articolo pieno di buon senso e immune da ogni sorta di prevenzioni ideologiche. Ritengo che le considerazioni in esso contenute dimostrino, se ce ne fosse bisogno, che:

a) se è vero che il Novus Ordo (la “forma ordinaria” del rito romano) può avere dei limiti, certamente anche il Vetus Ordo (la “forma straordinaria”) non ne è esente;
b) che il Vaticano II vide giusto quando individuò tali limiti e ne indicò la soluzione;
c) che i Padri conciliari non avevano intenzione di creare un nuovo rito della Messa, né da sostituire all’antico né da giustapporre ad esso, ma solo di restaurare l’antico rito (e forse bisogna ammettere che la successiva riforma andò, in qualche misura, oltre le indicazioni dei Padri);
d) che la Sacrosanctum Concilium dovrebbe essere il punto di riferimento per la ricostituzione di un unico rito romano (obiettivo a cui dovrebbe tendere la cosiddetta “riforma della riforma”).

Alcuni dei punti qui trattati (specialmente le questioni del lezionario e del calendario), li avevo già presi in considerazione in un post del 6 marzo 2009. Ovviamente qui ci troviamo di fronte a uno studio molto piú ampio e completo, fatto da uno che conosce bene, per esperienza diretta, la forma straordinaria. Su altri punti ritengo che si possa tranquillamente discutere (p. es., alcuni aspetti della forma ordinaria, come la preghiera dei fedeli, prima di essere fatti propri dalla forma straordinaria, andrebbero radicalmente ripensati nella stessa forma ordinaria). In ogni caso, si tratta di un testo utile dal mio punto di vista per avviare una approfondita riflessione in materia.

Per tutti questi motivi, ho pensato che l’articolo meritasse una grande diffusione e perciò ne metto a disposizione dei lettori la traduzione italiana.
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