mercoledì 15 marzo 2017

Cristo epifania della divina misericordia



Nel lezionario biennale per l’Officium lectionis preparato dall’Unione monastica per la liturgia (L’Ora dell’Ascolto, Piemme-Edizioni del Deserto, Casale Monferrato, 1989) come seconda lettura oggi viene proposto un brano tratto dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo (Discorso 61, 3-5: Opera omnia, 2, 150-151). Lo condivido con voi perché mi sembra utile per fare alcune riflessioni.

lunedì 13 marzo 2017

Due pesi e due misure



In questi giorni capita di leggere articoli dai toni un po’ apocalittici, riguardanti presunti progetti di riforma liturgica, che avrebbero come obiettivo la creazione di un nuovo rito eucaristico che permetta la partecipazione di fedeli appartenenti a diverse confessioni cristiane. Di fronte a tali annunci, sinceramente, si rimane alquanto perplessi, dal momento che non si riesce a vedere che fondamento abbiano: di solito un articolo cita l’altro, senza mai fornire una fonte attendibile, che non siano le solite “voci” (o forse, piú probabilmente, all’origine c’è l’errata interpretazione di alcune informazioni credibili, ma non ben comprese).

sabato 11 marzo 2017

Jesus alone



Just as the first Sunday of Lent is traditionally dedicated to the temptation of Jesus, so the second one is devoted to his transfiguration. As if to say: Lent is not only a time of desert, temptation and penance; it is also an invitation to go up the mountain to contemplate the shining face of Christ.

lunedì 6 marzo 2017

Papi usa e getta



Di norma, sono portato a non dare eccessivo credito ai rumors. Ritengo che la realtà di ogni giorno ci riservi già sufficienti preoccupazioni di suo, per permetterci il lusso di fasciarci la testa prima di essercela rotta: «A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6:34). Cosí, nella Chiesa attuale, ci sono già abbastanza problemi con i fatti che accadono, con i documenti che si scrivono, con i discorsi che vengono pronunciati; non mi sembra proprio il caso di correre anche dietro alle voci, a ciò che “si dice” a Santa Marta, a quello che il solito “pretino” rigorosamente anonimo confida al giornalista di turno, a quanto rivelano le “fonti riservate” di questo o quel vaticanista, di professione o da strapazzo.

sabato 4 marzo 2017

«Per unius oboeditionem»



With the beginning of Lent, we interrupt the continuous reading of the gospel of Matthew. We will resume it after the end of Eastertide. Lent has its own cycle of readings sanctioned by tradition.

domenica 26 febbraio 2017

«Non potestis Deo servire et mammonae»



This coming Wednesday is Ash Wednesday. So, today is the last Sunday before Lent. When, in June, after Pentecost, we resume Ordinary Time, we will read the second discourse of Jesus in Matthew’s gospel, the so-called “missionary discourse.” Therefore, today we conclude the reading of the sermon on the mount.

lunedì 20 febbraio 2017

Dato per letto



Venerdí scorso Papa Francesco si è recato all’Università Roma Tre, dove si è incontrato con gli studenti. A proposito della visita, il bollettino della Sala stampa della Santa Sede riportava la seguente informazione:
«Nel corso dell’incontro sul Piazzale antistante l’Università, introdotto dall’indirizzo di omaggio del Magnifico Rettore, Papa Francesco ha risposto a braccio alle domande poste da quattro studenti, dando per letto il testo preparato in precedenza e consegnato ai presenti».
Le domande degli studenti, ovviamente, erano state preparate in anticipo e il discorso che il Santo Padre avrebbe dovuto pronunciare conteneva appunto le risposte a quelle domande. Ciò nonostante, Papa Bergoglio ha preferito rispondere a braccio. Non è la prima volta che questo accade, né nell’attuale né in precedenti pontificati. Giovanni Paolo II, per esempio, specialmente negli ultimi anni, quando non era piú in grado di parlare fluentemente, era solito consegnare in una busta il discorso che era stato preparato. L’attuale Pontefice poi pare che avesse già adottato questo sistema nelle visite ad limina. Ha suscitato un certo clamore il discorso — non letto, ma solo consegnato — rivolto ai Vescovi tedeschi, del quale Papa Francesco si sarebbe successivamente scusato dicendo: «Non l’ho scritto io, non l’avevo letto, non tenetene conto» (vedi qui).

sabato 18 febbraio 2017

«Estote vos perfecti»


Up to now I used to prepare my homilies on Sunday, since both Masses I had to celebrate were on Sunday. Now that the Mass for the troops has been anticipated on the previous evening, I have to prepare my homily on Saturday. So I can post it in advance. Maybe, it can be helpful for some fellow priests.


In today’s gospel we find the continuation of the antitheses of the Sermon on the Mount. Last Sunday we read the first four antitheses; today, the last two. We were pointing out that, when Jesus quotes one of the commandments, he extends and deepens the meaning of that commandment; on the contrary, when he quotes subsequent adaptations of the law, he rejects them and goes back to the original intention of God. Well, we find this different attitude of Jesus even in the last two antitheses.

martedì 14 febbraio 2017

Quando la forma è sostanza



Fece un certo scalpore, nel novembre scorso, la dichiarazione rilasciata dal Presidente della Commissione per la famiglia della Conferenza episcopale polacca, Mons. Jan Wątroba, a proposito dei dubia dei quattro Cardinali circa l’esortazione apostolica Amoris laetitia. In quell’occasione il Vescovo di Rzeszów ebbe a dire: «Io personalmente — forse per abitudine, ma anche con profonda convinzione — preferisco un’interpretazione come era solito fare Giovanni Paolo II, dove non c’era bisogno di commenti o interpretazioni del magistero di Pietro» (qui).

domenica 12 febbraio 2017

«Non veni solvere sed adimplere»



Sometimes we encounter in Scripture statements that may appear contradictory. Saint Paul, in his letter to the Ephesians, says: “[Christ abolished] the law with its commandments and legal claims” (Eph 2:15). Jesus, in today’s gospel, declares: “Do not think that I have come to abolish the law and the prophets. I have come not to abolish but to fulfill.” So, who is right, the gospel or Paul? Did Jesus actually abolish the law or not? It is not a question of little account, because our life depends on the answer to this question: if the law is still in force, we are obliged to observe it; if Jesus has abolished it, we can feel free to behave according to our will. Today’s liturgy helps us to answer this question.

venerdì 10 febbraio 2017

Auctoritates



Sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica (quaderno 3999) il Vicedirettore Padre Giancarlo Pani ha pubblicato un articolo su “La donna e il diaconato” (abstract; parzialmente citato dal blog Settimo cielo), nel quale si avventura su un terreno insidioso, in cui, a mio parere, avrebbe fatto meglio a non inoltrarsi: la questione del sacerdozio femminile, definitivamente risolta con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II del 22 maggio 1994.

martedì 7 febbraio 2017

Traduzioni e ideologia



Mi ero ripromesso di tornare sulla notizia della costituzione, presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS), di una commissione incaricata di rivedere Liturgiam authenticam, e cioè la “quinta istruzione per la retta applicazione della Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II sull’uso delle lingue volgari nella pubblicazione dei libri della liturgia romana” del 28 marzo 2001 (qui il testo originale latino; qui la traduzione inglese; qui il comunicato stampa in italiano). Ne aveva parlato per primo Sandro Magister sul blog Settimo Cielo, in un post dell’11 gennaio; successivamente, il 26 gennaio, la notizia era stata confermata da Gerard O’Connel sulla rivista dei gesuiti America.

domenica 5 febbraio 2017

«Sal terrae ... lux mundi»



Last week we were saying that the new law, promulgated by Jesus on the mountain, is a sui generis law: before being a code of precepts, it is a good news item. In the Beatitudes Jesus confines himself to declaring that the poor are blessed, that they are God’s favorites, regardless of their merits and holiness. If you remember, Saint Paul told us that God does not choose the best, the wise and the strong, but the foolish, the weak and the lowly, so that no one may boast before him. God’s election is totally free; it does not depend on our works. In the letter to the Galatians, Paul says: “By works of the law no one will be justified … if justification comes through the law, then Christ died for nothing” (Gal 2:16.21). For this reason, addressing the Corinthians—as we have heard in the second reading—he reminds them that “I resolved to know nothing while I was with you except Jesus Christ, and him crucified.”

giovedì 2 febbraio 2017

“Mutuo arricchimento”


Ieri mi sono imbattuto in questo articolo, che ho trovato estremamente interessante. È stato scritto dal Padre Peter M. J. Stravinskas, fondatore e superiore della Società sacerdotale del Beato John Henry Newman, fondatore e presidente della “St. Gregory Foundation for Latin Liturgy”, fondatore e direttore della rivista The Catholic Response. Mi sembra un articolo pieno di buon senso e immune da ogni sorta di prevenzioni ideologiche. Ritengo che le considerazioni in esso contenute dimostrino, se ce ne fosse bisogno, che:

a) se è vero che il Novus Ordo (la “forma ordinaria” del rito romano) può avere dei limiti, certamente anche il Vetus Ordo (la “forma straordinaria”) non ne è esente;
b) che il Vaticano II vide giusto quando individuò tali limiti e ne indicò la soluzione;
c) che i Padri conciliari non avevano intenzione di creare un nuovo rito della Messa, né da sostituire all’antico né da giustapporre ad esso, ma solo di restaurare l’antico rito (e forse bisogna ammettere che la successiva riforma andò, in qualche misura, oltre le indicazioni dei Padri);
d) che la Sacrosanctum Concilium dovrebbe essere il punto di riferimento per la ricostituzione di un unico rito romano (obiettivo a cui dovrebbe tendere la cosiddetta “riforma della riforma”).

Alcuni dei punti qui trattati (specialmente le questioni del lezionario e del calendario), li avevo già presi in considerazione in un post del 6 marzo 2009. Ovviamente qui ci troviamo di fronte a uno studio molto piú ampio e completo, fatto da uno che conosce bene, per esperienza diretta, la forma straordinaria. Su altri punti ritengo che si possa tranquillamente discutere (p. es., alcuni aspetti della forma ordinaria, come la preghiera dei fedeli, prima di essere fatti propri dalla forma straordinaria, andrebbero radicalmente ripensati nella stessa forma ordinaria). In ogni caso, si tratta di un testo utile dal mio punto di vista per avviare una approfondita riflessione in materia.

Per tutti questi motivi, ho pensato che l’articolo meritasse una grande diffusione e perciò ne metto a disposizione dei lettori la traduzione italiana.
Q

martedì 31 gennaio 2017

Ritorno al passato



Circa un anno fa, precisamente il 23 febbraio 2016, scrissi un post su quella che mi sembrava una tendenza serpeggiante nella Chiesa d’oggi: la nostalgia degli anni immediatamente successivi alla conclusione del Concilio Vaticano II (“Formidabili quegli anni”). Mi sono tornate in mente quelle riflessioni nei giorni scorsi per due o tre circostanze. La prima è stata la lettura di un articolo del Timone sull’esortazione apostolica Amoris laetitia, la quale non sarebbe altro che la riproposizione delle tesi sostenute negli anni Ottanta dal Padre Bernhard Häring. La seconda circostanza è stata l’attacco del Prof. Andrea Grillo al Card. Carlo Caffarra sulla rivista Munera, nel quale si rievoca la protesta di un gruppo di teologi italiani alla fine degli anni Ottanta (capeggiata, anche questa, da Padre Häring). In questi giorni, infine, la notizia, data da SandroMagister e confermata dalla rivista dei gesuiti America, della costituzione di una commissione deputata alla revisione dell’istruzione Liturgiam authenticam (28 marzo 2001). Potrebbero sembrare — e senz’altro sono — fatti slegati fra loro; c’è però un filo rosso che li accomuna: lo sguardo rivolto al passato.

domenica 29 gennaio 2017

«Quaerite Dominum, omnes mansueti terrae»



Matthew most probably wrote his gospel for a Jewish-Christian community. This explains why we so often encounter in this gospel expressions like “All this took place to fulfill what the Lord had said through the prophet.” We saw it also last Sunday, when Matthew considered the return of Jesus to Galilee as the fulfillment of Isaiah’s prophecy. What Matthew is very keen on is to show that Jesus is the expected Messiah of Israel.

giovedì 26 gennaio 2017

«Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne»


1 O Dio, perché ci respingi per sempre,
fumante di collera contro il gregge del tuo pascolo?
 2 Ricòrdati della comunità
che ti sei acquistata nei tempi antichi.
 Hai riscattato la tribú che è tua proprietà,
il monte Sion, dove hai preso dimora.
 3 Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
il nemico ha devastato tutto nel santuario.
 4 Ruggirono i tuoi avversari nella tua assemblea,
issarono le loro bandiere come insegna.
 5 Come gente che s’apre un varco verso l’alto
con la scure nel folto della selva,
6 con l’ascia e con le mazze
frantumavano le sue porte.
 7 Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;
8 pensavano: «Distruggiamoli tutti».
Hanno incendiato nel paese tutte le dimore di Dio.
 9 Non vediamo piú le nostre bandiere,
non ci sono piú profeti
e tra noi nessuno sa fino a quando.
 10 Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario?
Il nemico disprezzerà per sempre il tuo nome?
 11 Perché ritiri la tua mano
e trattieni in seno la tua destra?
 12 Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,
ha operato la salvezza nella nostra terra.
 13 Tu con potenza hai diviso il mare,
hai spezzato la testa dei draghi sulle acque.
 14 Tu hai frantumato le teste di Leviatàn,
lo hai dato in pasto a un branco di belve.
 15 Tu hai fatto scaturire fonti e torrenti,
tu hai inaridito fiumi perenni.
 16 Tuo è il giorno e tua è la notte,
tu hai fissato la luna e il sole;
17 tu hai stabilito i confini della terra,
l’estate e l’inverno tu li hai plasmati.
 18 Ricòrdati di questo:
il nemico ha insultato il Signore,
un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.
 19 Non abbandonare ai rapaci la vita della tua tortora,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
 20 Volgi lo sguardo alla tua alleanza;
gli angoli della terra sono covi di violenza.
 21 L’oppresso non ritorni confuso,
il povero e il misero lodino il tuo nome.
 22 Àlzati, o Dio, difendi la mia causa,
ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.
 23 Non dimenticare il clamore dei tuoi nemici;
il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.


Salmo 73 (74)

domenica 22 gennaio 2017

«Lux orta est»



On this Sunday, we start the reading of Matthew’s gospel that will accompany us during the present liturgical year. Since the gospels are four and we read them in pieces, in a discontinuous way, it is difficult for us to have a comprehensive view of them. Today’s passage can help us to assemble the different details we have about Jesus’ movements. We know that Mary and Joseph were from Nazareth in Galilee; but Jesus was born at Bethlehem in Judea, because of a census. After the visit of the magi, his family was forced to take refuge in Egypt, to avoid the persecution of Herod. After Herod’s death, they came back to the land of Israel and settled down in Nazareth, where Jesus grew up and lived until he was thirty (that is why he was known as Jesus of Nazareth or the Nazarene). The baptism, with which he began his public life, and the following temptations in the desert took place in Judea. Today’s gospel tells us that, since John the Baptist had been arrested, Jesus prudently preferred to withdraw to his homeland, Galilee. Then Matthew states that Jesus “left Nazareth and went to live in Capernaum.” He does not tell us why; but we know from Luke that he was forced to leave his hometown after visiting the synagogue there, when he said: “No prophet is accepted in his own native place” (Lk 4:16-30). Therefore, he took up his residence in Capernaum, a town on the northern shore of the Sea of Galilee, around thirty kilometers from Nazareth, and made it his headquarters. There he started his ministry, which was not confined to Capernaum, but covered the whole Galilee.

mercoledì 18 gennaio 2017

Ancora sulla FSSPX



Un lettore, che dichiara di trovarsi in genere in sintonia con quanto vado sostenendo in questo blog, mi ha scritto per esprimere il suo dissenso a proposito delle idee da me espresse nel post del 4 gennaio scorso (“Modi diversi di vivere la tradizione”). E mi sottopone una serie di domande piuttosto impegnative:

domenica 15 gennaio 2017

«Ecce Agnus Dei»



This second Sunday in Ordinary Time still reflects Christmastide that we left behind last week. Today’s gospel is connected with the baptism of Jesus. The protagonist of this liturgy is John the Baptist, who accompanied us through Advent and Christmas up to last Sunday. In today’s gospel, he bears his witness to Jesus. Maybe this is the most important moment in his life. Admittedly, he had started to testify to Jesus even from his mother’s womb: when Mary expecting Jesus visited Elizabeth pregnant with John, this one leaped for joy, feeling the presence of Jesus. One of the prefaces of Advent depicts the scene as follows: “John the Baptist sang of his coming;” and immediately afterwards, referring to his adult testimony, it adds: “and proclaimed his presence when he came.” This is the great merit of John the Baptist: to recognize Jesus and to show his presence in the world.

giovedì 12 gennaio 2017

A proposito di proselitismo



Domenica scorsa, festa del Battesimo del Signore, Papa Francesco, durante l’Angelus, è tornato sul tema del proselitismo. Dopo aver citato alcuni versetti della prima lettura del giorno (il “primo canto del Servo del Signore”) — «Non griderà, né alzerà il tono … non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità» (Is 42,2-3) — il Santo Padre ha proseguito:
Ecco lo stile di Gesú, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fa questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesú presente nel piú piccolo dei fratelli. A imitazione di Gesú, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore.

domenica 8 gennaio 2017

«Unxit eum Deus Spiritu Sancto et virtute»



Maybe the oldest testimony to the baptism of Jesus is that of Peter, which we have heard in the second reading. Speaking in the house of Cornelius, Peter said: “You know … what has happened all over Judea, beginning in Galilee after the baptism that John preached, how God anointed Jesus of Nazareth with the Holy Spirit and power (unxit eum Deus Spiritu Sancto et virtute).” This is the point of the event we celebrate today: more than the baptism in itself—Jesus did not need to be baptized—his anointing with the Holy Spirit and power. Jesus is consecrated by God as the Messiah, thus starting his public ministry.

venerdì 6 gennaio 2017

«Quae stella sole pulchrior coruscat?»




We could say that the leading actor of the Epiphany is a star. Not in the figurative sense we give to this term in the show business, but in the literal meaning of the word. Not only in the gospel is a mysterious star mentioned, which leads the magi from the east to Bethlehem; but all today’s liturgy is full of references to that star.

mercoledì 4 gennaio 2017

Modi diversi di vivere la tradizione




Questo blog (nato col titolo Senza peli sulla lingua e trasformatosi dal giugno scorso in Antiquo robore) ha avuto tre fasi: la prima, la piú lunga e la piú prolifica (359 post), va dalla sua nascita (gennaio 2009) fino al luglio 2011; la seconda è stata la piú breve (si è limitata a pochi mesi del 2013, tra marzo e maggio, con un occasionale sconfinamento nel mese di ottobre) e la meno feconda (8 post); la terza è quella attuale: iniziata un anno fa (gennaio 2016), ha finora prodotto 100 post (c’è però da dire che piú della metà di essi è costituito dalle mie omelie domenicali).

domenica 1 gennaio 2017

Theotokos



In the liturgy, as renewed after the Second Vatican Council, there are only two octaves left, for the two main solemnities of the liturgical year, that is, Christmas and Easter. Which means that these two solemnities continue to be celebrated for eight days: it is as if on each day of the octave it were Christmas or Easter. In the liturgy of an octave you can find texts which say that “today” that mystery has been accomplished: for instance, if you check your missal, you will see that one of the entrance antiphons of this Mass precisely begins by saying: “Today a light will shine upon us, for the Lod is born for us…” Even the gospel takes up again the story of the shepherds. It is the same gospel as at the Mass at Christmas dawn. But today’s selection adds a verse, to let us know what happened on the eighth day: “When eight days were completed for his circumcision, he was named Jesus, the name given him by the angel before he was conceived in the womb.” The events we specifically commemorate today are the circumcision of the Lord, according to the law, and the conferral of the Holy Name of Jesus.

martedì 27 dicembre 2016

Una Curia Romana “semper reformanda”?



Giovedí scorso, 22 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto i Prelati della Curia Romana per il tradizionale scambio degli auguri natalizi. Quest’anno il discorso, che il Pontefice è solito rivolgere ai presenti per l’occasione, si è incentrato sulla riforma della Curia Romana. I media si sono praticamente limitati a riportare il passaggio riguardante le resistenze all’opera di riforma, nelle quali si è voluto vedere un riferimento ai quattro Cardinali che hanno sottoposto al Papa alcuni dubia a proposito dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia:
In questo percorso risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà, che, nel caso della riforma, si potrebbero presentare in diverse tipologie di resistenze: le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero; le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano delle parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima; esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione.

Papa Francesco ci ha ormai abituati a questo stile e a questo linguaggio, per cui, a mio parere, non mette conto disquisire sull’opportunità per un Pontefice di esprimersi in tali termini: Papa Bergoglio è cosí; dobbiamo farcene una ragione. Mons. Georg Gänswein, nell’intervista rilasciata l’estate scorsa alla Schwäbische Zeitung, aveva giustamente rilevato: «Che nei discorsi, rispetto ai suoi predecessori, di tanto in tanto sia un po’ impreciso, e addirittura irrispettoso, si deve solo accettare. Ogni Papa ha il suo stile personale».

domenica 25 dicembre 2016

«Et Verbum caro factum est»


Nativity scene, Mission Church, Kabul, 2016

The Mass of Christmas Day, unlike that celebrated during the night, instead of presenting the story of the birth of Jesus, proposes the prologue of John’s gospel, thus inviting us to reflect upon the mystery we celebrate today.

sabato 24 dicembre 2016

«Orietur stella»



This year I have sent my Christmas greetings with a card saying in Latin: Orietur stella—“A star shall rise.” It is a prophecy we find in the book of Numbers, which reports four oracles of Balaam, a pagan soothsayer, to whom the king of Moab Balak had ordered to curse the Israelites headed for the promised land. But Balaam, instead of cursing the Israelites, inspired by God against his will, was forced to bless them. In his fourth oracle Balaam foretells what is going to happen many years later: “I see him, though not now; I behold him, though not near: A star shall rise out of Jacob, and a scepter shall spring up from Israel” (24:17 NAB/DR). The Jews saw in this oracle a reference to king David, who was a descendant of Jacob; Christians have always understood it as a messianic prophecy: the star and the scepter are symbols of Christ.

mercoledì 21 dicembre 2016

“Mother and Teacher”




On August 16, 2016 the website Cooperatores Veritatis published, under the title “The Church has to offer to man the truth, which is Christ,” a large-scale interview of mine about the current events of the Church. An American priest (who wishes to remain anonymous), having found it interesting, decided to translate it, so that it might have a higher spread, not only among the increasingly numerous readers of this blog in his country, but also among other people in the rest of the world, who do not know Italian, but understand English, which has become by now the lingua franca of the present day. We warmly thank the anonymous translator for his hard work, and willingly share the interview with all our readers.
Q

domenica 18 dicembre 2016

«Ex semine David secundum carnem ... Filius Dei secundum Spiritum»



On the fourth Sunday of Advent we are invited to consider the preliminaries to Christmas, that is to say, what happened before the birth of Christ. The most important event preceding a person’s birth is his conception, which ordinarily comes about nine months before one’s birth. Actually, we celebrate Jesus’ conception exactly nine months before Christmas, namely on March 25, by the solemnity of the Annunciation. But the Church wants us to take up again this event also in the proximity of Christmas, precisely on this last Sunday of Advent, which therefore could be named the “Incarnation Sunday.”

domenica 11 dicembre 2016

«Et beatus est, qui non fuerit scandalizatus in me»



We are halfway through Advent. This third Sunday is traditionally named Gaudete after the first word of the Entrance Antiphon. It is a quotation from the letter to the Philippians (4:4-5), where Saint Paul invites us to rejoice in the Lord. Why? Because “the Lord is near.” Yes, the coming of the Lord is drawing near; and so, we should be happy. Even the liturgical color the priest wears today is not the gloomy purple used during Advent and Lent, but the more cheerful rose. Our heart should really be overflowing with joy for the imminent coming of the Lord.

sabato 10 dicembre 2016

Renzi, massoneria e scautismo



Un lettore, facendo riferimento al mio post del 6 dicembre, mi ha segnalato due articoli, uno di Giacinto Butindaro e l’altro di Angela Pellicciari, riguardanti la “propinquità dello scautismo con la massoneria”, chiedendomi: «Non crede che questa sia tutta la verità?».

giovedì 8 dicembre 2016

«In principio dilexit eam»


Bartolomé Esteban Murillo, El triunfo de la Inmaculada

We have prepared for this solemnity praying, for twelve days, the “Crown of twelve stars.” It is a chaplet—so named after the crown with which in the book of Revelation the woman clothed with the sun was crowned—whereby we consider the twelve main privileges of the Blessed Virgin Mary. What is a privilege? The dictionary defines it as “a special right or advantage that a particular person or group of people has.” Among human beings, Mary is undoubtedly the most privileged person. Why? Because she had been chosen by God to become the mother of his Son. Therefore, he filled her with a lot of graces, so that she could worthily accomplish the mission she had received.

martedì 6 dicembre 2016

Referendum e... accompagnamento pastorale



Bisogna riconoscere che La nuova bussola quotidiana costituisce, nell’attuale momento di crisi, uno dei pochi punti di riferimento rimasti — una “bussola”, appunto — per i cattolici italiani. I commenti pubblicati a seguito della vittoria del NO al referendum costituzionale di domenica scorsa ne sono, se mai ce ne fosse stato bisogno, una ulteriore prova: il commento a caldo di Alfredo Mantovano, l’editoriale di Riccardo Cascioli, il “focus” di Marco Berchi.

domenica 4 dicembre 2016

«Parate viam Domini»



On the second Sunday of Advent one of the leading figures of this liturgical season appears, John the Baptist. The Catechism of the Catholic Church portrays him as follows: “[He] is the Lord’s immediate precursor or forerunner, sent to prepare his way … Going before Jesus ‘in the spirit and power of Elijah,’ John bears witness to Christ in his preaching, by his Baptism of conversion, and through his martyrdom” (#523).

martedì 29 novembre 2016

Il “cambio di paradigma”



Si direbbe che Paradigmenwechsel (“cambiamento del paradigma”) sia un’espressione particolarmente cara al Card. Walter Kasper. L’aveva usata nella relazione con cui aveva introdotto i lavori del Concistoro straordinario sulla famiglia il 14 febbraio 2014 (qui il testo completo; qui una sintesi). In quell’occasione, l’aveva cosí illustrata:
Se si pensa all’importanza delle famiglie per il futuro della Chiesa, il numero in rapida crescita delle famiglie disgregate appare una tragedia ancora piú grande. C’è molta sofferenza. Non basta considerare il problema solo dal punto di vista e dalla prospettiva della Chiesa come istituzione sacramentale; abbiamo bisogno di un cambiamento del paradigma e dobbiamo — come lo ha fatto il buon Samaritano (Lc 10:29-37) — considerare la situazione anche dalla prospettiva di chi soffre e chiede aiuto.
Il cambio di paradigma consisterebbe dunque in un mutamento di prospettiva: occorre considerare i problemi della famiglia non piú solo dal punto di vista della Chiesa, intesa come istituzione sacramentale, ma anche da quello “di chi soffre e chiede aiuto”. Viene proposta anche un’icona del nuovo paradigma: la Chiesa deve diventare come il buon Samaritano, deve cioè “farsi prossimo” di chi si trova in una situazione di disagio.

domenica 27 novembre 2016

«Vigilate ergo»



Today the Advent Season starts and, with it, the new liturgical year. This year we also resume from the beginning the three-year cycle of readings with the Year A, during which we are going to read the gospel of Matthew.

giovedì 24 novembre 2016

Dalla sapienza all’ideologia



Domenica scorsa, 20 novembre, in concomitanza con la chiusura del Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco ha firmato la lettera apostolica Misericordia et misera. Ciò che di questo documento ha destato maggiore scalpore è stata la concessione a tutti i sacerdoti della «facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto» (n. 12), facoltà che era stata già concessa all’inizio del Giubileo, limitatamente alla durata dello stesso (qui). Nessuno vuole mettere in discussione la legittimità di tale disposizione, che rientra senz’alcun dubbio tra le facoltà della suprema autorità della Chiesa e che anzi può portare un po’ di uniformità e semplificazione nella “giungla” normativa finora esistente (disposizioni diverse da una diocesi all’altra; sacerdoti autorizzati e sacerdoti non autorizzati ad assolvere; religiosi col privilegio di rimettere le censure; ecc.), che poteva creare solo confusione nei fedeli. Mi siano però permesse un paio di osservazioni.

lunedì 21 novembre 2016

La “rivoluzione della tenerezza”


Chi porta attacchi come questo non è un “scontento” o un “oppositore” ma qualcuno che punta a “dividere” la chiesa. Il che nel diritto canonico è un crimine, punibile.
All’inizio del giubileo Francesco aveva chiesto alle autorità gesti di clemenza verso i detenuti: clemenza che lui per primo non ha mai applicato ai suoi imputati del processo detto Vatileaks. A fine giubileo si capisce il perché: lui non vedeva in quel processo una procedura penale, ma un gesto pedagogico verso gli avversari.
Quelli che stanno cercando di ridurlo a un santo testimone, che si immedesima nella vita del povero e nel destino dei vinti. E che hanno fatto un altro passo allo scoperto. Rischiando molto.
(Alberto Melloni, La Repubblica, 20 novembre 2016)

I frutti del giubileo della misericordia e della rivoluzione della tenerezza…

domenica 20 novembre 2016

«Hic est rex Iudaeorum»



This is the last Sunday of the liturgical year. At the end of the celebration of the mystery of redemption, the Church invites us to make a kind of synthesis of what we have celebrated during the past year. And she does it showing us the figure of Christ the King, a title our Redeemer gained by performing the work of our salvation, namely suffering and dying for us.

venerdì 18 novembre 2016

“Riforma della riforma”: un errore?



Nei giorni scorsi il sito della Santa Sede ha reso nota la nuova composizione della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (qui). Difficile esprimere un giudizio: come giustamente mi faceva notare l’officiale che mi aveva benevolmente ripreso (qui), bisognerebbe conoscere i Membri uno per uno, per poter stabilire quale sarà l’orientamento del Dicastero rinnovato. Tra i nomi di quelli che erano stati dati per “epurati”, di fatto risultano esclusi i Cardinali Raymond Leo Burke, Marc Ouellet, George Pell e Angelo Scola; mentre sono stati confermati i Cardinali Angelo Bagnasco, Mauro Piacenza e Malcom Ranjith. Staremo a vedere come si evolveranno le cose. In ogni caso, una cosa è certa: fossero anche i nuovi membri tutti di orientamento “benedettiano”, dopo l’ultimo pronunciamento del Papa sulla “riforma della riforma”, la rinnovata Congregazione di sicuro non metterà all’ordine del giorno la “riforma della riforma”. 

mercoledì 16 novembre 2016

Pericolosa polarizzazione



Lunedí scorso, 14 novembre, è stata resa nota la lettera con cui quattro Cardinali (Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner) chiedono a Papa Francesco di dirimere le incertezze sorte dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, dando risposta a cinque dubia allegati. In un paio di giorni sono stati versati fiumi di inchiostro sull’iniziativa dei quattro Porporati; inutile, quindi, ripetere cose che sono state già dette. Volevo solo evidenziare un aspetto che mi sembra sfuggito ai piú.

martedì 15 novembre 2016

Magistero non-convenzionale e ideologia



Venerdí scorso, 11 novembre, La Repubblica riportava l’ennesima intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco. Se devo essere sincero, la cosa mi ha lasciato del tutto indifferente: di quello che il fondatore di Repubblica mette sulle labbra del Papa non mi interessa proprio nulla. Il discorso si fa diverso quando l’intervista viene rilanciata da L’Osservatore Romano, che, fino a prova contraria, è il quotidiano ufficioso della Santa Sede. Per carità, anche qui, finché il Papa si limita a dire che il male peggiore che esiste nel mondo sono le diseguaglianze, dal mio punto di vista, non è un grosso problema: si tratta di opinioni personali su cui si può essere piú o meno d’accordo. Magari qualcuno potrebbe far notare — come di fatto è avvenuto — che da un leader religioso ci si aspetterebbe un’analisi meno sociologica e piú religiosa della realtà (il male peggiore, una volta, non era forse il peccato?); ma, ripeto, si può discutere. Cosí come non mi crea eccessivi problemi l’affermazione secondo cui «sono i comunisti che la pensano come i cristiani»: anche questa, un’affermazione discutibile quanto si vuole, ma pur sempre una battuta con un suo fondo di verità.

lunedì 14 novembre 2016

Un calendario liturgico italiano?



Giorni fa Don Andrea Caniato ha pubblicato, sul suo profilo Facebook, la lettera del Card. Angelo Bagnasco, con cui si comunica ai Vescovi italiani che d’ora in poi la ricorrenza di San Nicola (6 dicembre) sarà celebrata nelle diocesi italiane come “memoria obbligatoria”. La cosa non può che farmi piacere. Tale comunicazione però suscita in me anche alcune riflessioni.

domenica 13 novembre 2016

Providentia et misericordia



Today we have celebrated the solemnity of Our Lady of Divine Providence, Titular of the Mission Church and Patroness of the Mission, and have closed the Extraordinary Jubilee of Mercy. So, the homily is about these two special events.

Today we celebrate the patronal festival of Our Lady of Divine Providence. Today we are also going to close the Extraordinary Jubilee of Mercy. So, we are invited to fix our eyes on two important attributes of God: Providence and Mercy. Not only Christians believe in a provident and merciful God, but even believers of other religions do.

mercoledì 9 novembre 2016

Incomprensibile?



Ieri, durante la preparazione alla Messa, mi sono caduti gli occhi sul breve commento alle letture del giorno (Tt 2:1-8.11-14; Lc 17:7-10) nel Saint Paul Daily Missal delle Paoline (le “Figlie di San Paolo”) americane:
The Letter to Titus advises living “temperately, justly and devoutly.” In the Gospel, Jesus tells me to consider myself an unprofitable servant. I don’t find either picture particularly exciting—but who said life has to be exciting? Lord, teach me how to be holy in the humdrum [= la lettera a Tito raccomanda di vivere “con sobrietà, con giustizia e con pietà”. Nel vangelo Gesú mi dice di considerarmi un servo inutile. Non trovo le due immagini particolarmente eccitanti. Ma chi ha detto che la vita deve essere eccitante? Signore, insegnami a essere santo nella monotonia].

martedì 8 novembre 2016

Parola di Dio


Dal Secondo libro dei Maccabei, c. 6, vv. 12-17 (prima lettura dell’odierno Officium lectionis, ciclo biennale, anno II):
Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di pensare che i castighi non vengono per la distruzione, ma per la correzione del nostro popolo. Quindi è veramente segno di grande benevolenza il fatto che agli empi non è data libertà per molto tempo, ma subito incappano nei castighi. Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con le altre nazioni, attendendo pazientemente il tempo di punirle, quando siano giunte al colmo dei loro peccati; e questo per non doverci punire alla fine, quando fossimo giunti all’estremo delle nostre colpe. Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo. Ciò sia detto da noi solo per ricordare questa verità.
Si tratta di un “interludio” teologico del sunteggiatore (il secondo libro dei Maccabei è il riassunto di un’opera in cinque libri di Giasone di Cirene) nel bel mezzo della narrazione storica. Un testo pre-cristiano, ma non pagano; un testo veterotestamentario, ma confermato dalla rivelazione del Nuovo Testamento («È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre?», Eb 12:7); un testo deuterocanonico (“apocrifo”, direbbero i protestanti), ma pur sempre canonico e ispirato. In breve, PAROLA DI DIO!
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lunedì 7 novembre 2016

Una importante (e gradita) precisazione



Non so se, con la riorganizzazione dei suoi servizi d’informazione, la Santa Sede si sia dotata di un ufficio incaricato di scandagliare la blogosfera e di compilare una specie di “rassegna stampa” destinata ai collaboratori (o semplicemente di segnalare agli interessati i post che li riguardano), o se tutto avvenga piú banalmente, attraverso il tradizionale passa-parola: “Ehi, hai letto che ha scritto Tizio sul suo blog?”. A ogni modo, constato che i miei post, almeno quelli direttamente riguardanti i dicasteri vaticani, vengono letti da chi di dovere. Non è la prima volta che ho dei riscontri: era già avvenuto con il post del 12 agosto 2016 concernente la nuova costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile. Allora era stato uno dei consultori della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica a scrivermi; ma non avevo ritenuto opportuno dar seguito alla cosa, avendo avuto l’impressione che si trattasse piú che altro dello sfogo di chi si era sentito punto sul vivo dalle mie valutazioni. Ora è uno degli officiali della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS) che mi scrive, dopo aver letto il post della settimana scorsa “Revanscismi ecclesiastici”. Questa volta non posso ignorare il messaggio, non solo per il garbo che lo contraddistingue, ma anche e soprattutto perché vi si trovano delle precisazioni che inevitabilmente provocano, se non proprio una retractatio (le preoccupazioni di fondo rimangono immutate), perlomeno una parziale revisione dei giudizi ivi espressi.

domenica 6 novembre 2016

Et exspecto resurrectionem mortuorum



Our faith is not founded on human ideas but on divine revelation. God revealed himself to us not all at once, but gradually, little by little. Belief in the resurrection, which is one of the main points of Christian faith, got established just around two centuries before Christ. We find it set out in the last books of the Old Testament, like Daniel and the second book of Maccabees. In Jesus’ time, not all accepted that belief: for instance, the Pharisees believed in the resurrection, while the Sadducees—that is the priestly aristocratic and conservative party—denied it. 

mercoledì 2 novembre 2016

Revanscismi ecclesiastici



Venerdí scorso, 28 ottobre, il bollettino quotidiano della Sala stampa della Santa Sede riportava la notizia della nomina dei nuovi membri della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS). Gli osservatori hanno fatto notare che si è trattato di un caso piú unico che raro di completo azzeramento di un dicastero della Curia Romana. Praticamente, della vecchia guardia è rimasto soltanto il Prefetto, il Card. Robert Sarah. Qualcuno è arrivato al punto di parlare di “purga”, come quelle di staliniana memoria. Ora è ovvio che ciascun Papa si circonda dei collaboratori che preferisce; non è la prima volta che nelle congregazioni romane avvengono avvicendamenti in base alla sensibilità del Pontefice pro-tempore. Era stato Benedetto XVI che nel 2005 aveva sostituito Mons. Domenico Sorrentino con Mons. Malcolm Ranjith nella carica di Segretario della CCDDS, e nel 2007 aveva rimosso Mons. Piero Marini come Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, mettendo al suo posto Mons. Guido Marini. Non si vede perché Papa Francesco non dovrebbe godere della stessa libertà di intervento sui dicasteri vaticani, avendo oltretutto ricevuto, nelle riunioni pre-conclave, una specie di “mandato” dal Collegio cardinalizio di riformare la Curia (si veda il significativo accenno a questo proposito fatto da Papa Francesco nell’intervista rilasciata alla Civiltà Cattolica nel numero del 28 ottobre 2016, p. 5). Il problema, a mio avviso, non è la legittimità dell’intervento (che nessuno contesta), ma le sue modalità di attuazione.

martedì 1 novembre 2016

«Fragilitati nostrae adiumenta et exempla»



I usually linger in my homilies almost exclusively over the gospel of the day; but that is not the only way of delivering a sermon. Liturgical regulations state on this point: “[The homily] should be an explanation of some aspect of the readings from Sacred Scripture or of another text from the Ordinary or the Proper of the Mass of the day” (General Instruction of the Roman Missal, #65). Especially in case of solemnities, in my opinion it can be useful to linger over some liturgical text to grasp the meaning of the mystery that we celebrate.

domenica 30 ottobre 2016

«Hodie salus domui huic facta est»



Not many days ago, on October 18, we celebrated the feast of Saint Luke. The prayer for that day says that God chose the evangelist to reveal the mystery of his love for the poor. Actually, no gospel writer is more concerned than Luke for the poor and no one shows himself so severe with the rich. Just to give a couple of examples, in the chapters immediately prior to today’s gospel we find the parable of the Dives and Lazarus and the episode of the Rich Young Man; in both cases, it would seem that for the wealthy there is no possibility of salvation: Dives, once dead, goes to hell; the rich young man, when Jesus asks him to renounce all his goods and to follow him, becomes sad because of his reaches. And yet, even the wealthy can be saved. Last Sunday, seized as we were with admiration for the humility of the tax collector as opposed to the pride of the Pharisee, we did not realize that that tax collector was not poor, but rich; and yet he was saved. At the beginning of the gospel we find the call of Levi (or Matthew): he also was a tax collector; and yet Jesus chose him as one of his apostles. Very similar to the call of Levi is the incident narrated in today’s gospel. Zacchaeus was a chief tax collector. Luke points out that he was also a wealthy man. And even Zacchaeus is saved. So, salvation is not only for the poor, but for all. Jesus, at the beginning of his ministry, in the synagogue of Nazareth reads the passage from the prophet Isaiah: “The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to bring glad tiding to the poor” (Lk 4:18); but, when he calls Matthew, he adds: “Those who are healthy do not need a physician, but the sick do. I have not come to call the righteous to repentance but sinners” (Lk 5:31-32). And now Jesus says: “The Son of Man has come to seek and to save what was lost.” Jesus reinterprets his own mission in the light of the parable of the Lost Sheep: Jesus, like the Good Shepherd, leaves the ninety-nine sheep in the desert and goes after the lost one until he finds it.

giovedì 27 ottobre 2016

Principiis obsta



Martedí scorso è stata resa nota, con una conferenza stampa del Card. Gerhard Müller, l’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, che reca la data del 15 agosto 2016. Il documento è stato presentato dai media e — va detto — è stato accolto anche da molti cattolici come se introducesse delle novità nella prassi della Chiesa in materia. In realtà l’istruzione non modifica in alcun modo l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della cremazione. Se una novità c’è stata in questo campo, essa fu introdotta dall’istruzione del Sant’Uffizio Piam et constantem del 5 luglio 1963, con la quale si disponeva che non fossero piú negati i sacramenti e le esequie a coloro che avessero chiesto la cremazione, a condizione che tale scelta non fosse voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa» (posizione successivamente recepita dal nuovo Codice di diritto canonico del 1983). Un intervento, quello del 1963, che non cambiava nulla sul piano dottrinale, ma si limitava a modificare la prassi pastorale. Si tratta, se vogliamo, del primo segnale di una tendenza che avrebbe poi dilagato nella Chiesa. Può essere quindi utile riflettere, a posteriori, sulle conseguenze, talvolta devastanti, che possono avere certe scelte a torto considerate puramente pastorali e quindi dogmaticamente innocue.

domenica 23 ottobre 2016

Fides humilis



Last Sunday we were saying that the Catechism of the Catholic Church mentions three parables on prayer from Luke’s gospel, showing for each of them its main point: persistence in prayer for the parable of the importunate friend; patience of faith for the parable of the importunate widow; and humility of heart for the parable of the Pharisee and the tax collector, which we have just read. So, one of the conditions for being heard in prayer is to be humble. “The prayer of the lowly pierces the clouds,” says the book of Sirach. “The Lord hears the cry of the poor,” we have repeated in the responsorial Psalm. Instead, God does not listen to the prayer of the Pharisee, even because it is not a real prayer. I do not know if you have noticed what the gospel says: “The Pharisee took up his position and spoke this prayer to himself.” Even though his prayer begins with the invocation of God, in reality he is speaking to himself; he does not need God. Actually, he asks him for nothing; he just thanks him for all his virtues, comparing himself to sinners, who do not possess those virtues. It is true that gratitude should always be present in our prayer: we saw that in the story of the healing of the ten lepers two weeks ago. But thankfulness should never be separated from the humble request for God’s help, because only in this way we can show our real condition of people begging for mercy.