giovedì 30 agosto 2018

Autocensure ecclesiastiche



Non si sa se ridere o piangere: in Belgio, domenica scorsa, il Ministro della cultura, Sven Gatz, dopo essersi casualmente imbattuto in TV nella trasmissione della Santa Messa festiva e aver ascoltato la seconda lettura, che riportava il passo della lettera agli Efesini dove Paolo invita le donne a essere sottomesse ai mariti, ha pensato bene di twittare:
Se un imam avesse detto la stessa cosa in televisione, sarebbe scoppiato un putiferio. Va bene la libertà di culto, va bene la libertà di opinione, ma un simile discorso retrogrado e sessista a spese del servizio pubblico, non va bene.

E, come se non bastasse, ha chiesto che la Messa non sia piú trasmessa dalla televisione pubblica. La rivista Tempi ironizza, giustamente, sull’accaduto: «Il Belgio scopre l’esistenza delle lettere di san Paolo. E si indigna». Questo fatterello mostra chiaramente come sia ridotto il Belgio. Ma probabilmente il discorso potrebbe essere esteso all’Europa intera.

Se Atene piange, Sparta non ride. Noi ci meravigliamo dell’Europa, ma in America, a quanto pare, le cose non vanno poi molto meglio. Anzi, direi che la situazione è ancor piú preoccupante. Sí, perché per lo meno in Europa è un Ministro laico che si scandalizza delle parole di San Paolo; in America invece è la Chiesa stessa a mostrarsi imbarazzata di fronte a quelle parole. Come? — direte voi.

Domenica scorsa ho notato una differenza fra il lezionario italiano, dove veniva riportato, come unica possibilità per la seconda lettura, il brano Ef 5:21-32, e il lezionario americano, dove invece venivano proposte due opzioni: o la forma lunga (Ef 5:21-32) o la forma breve (Ef 5:2a.25-32). Lí per lí, non ci avevo badato, dal momento che spesso, nel lezionario rinnovato, vengono proposte una forma lunga e una forma breve della medesima lettura. Ciò che ha attirato la mia attenzione è stata, nella forma breve, l’aggiunta — inusuale — di quel versetto 5:2a, assente nella forma lunga. La cosa mi ha incuriosito e mi ha spinto a fare un veloce controllo, grazie al quale ho potuto appurare che né nel testo italiano né in quello latino c’era una forma breve della seconda lettura.

Ebbene, quali versetti sono stati tralasciati nella forma breve? C’è bisogno di chiederlo? Naturalmente i vv. 21-24:
Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, cosí come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, cosí anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.

Non basta che Paolo inviti tutti — tutti! mogli e mariti — a essere sottomessi gli uni agli altri; a quanto pare, è proprio il concetto di sottomissione che deve scomparire (tanto è vero che nella forma breve esso viene sostituito da quello, piú rassicurante, di amore, ripreso dal v. 2a).

Si dirà: si tratta solo di una possibilità; la lettura intera è rimasta, e chi vuole può leggerla liberamente. Sí, è vero; ma il fatto stesso che si dia la possibilità — ovviamente per “motivi pastorali” — di censurare la parola di Dio, mi fa rabbrividire. È il segno che ormai fra criteri delle scelte pastorali c’è anche il politicamente corretto.

Se si vuole, questo caso è piú grave di quello del Ministro belga. Lí si tratta, in fondo, di un uomo politico che dimostra solo la sua ignoranza; qui si tratta invece della Chiesa stessa che si autocensura, quando capisce che il suo messaggio può apparire problematico per la mentalità dominante.

Non so come ciò sia potuto accadere. È vero che il lezionario festivo americano è stato pubblicato nel 1998, quando ancora l’istruzione Liturgiam authenticam non era stata approvata (e infatti nel lezionario feriale, uscito nel 2002, dopo la pubblicazione di quell’istruzione, nel martedí della 30ª settimana del T. O. il brano viene riportato integralmente). In ogni caso, si tratta di un fatto, a mio parere, grave. Esso costituisce una prova in piú, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’opportunità di quell’istruzione, ormai rottamata. Ecco dove porta il lasciare la liturgia (e non solo quella…) nelle mani delle conferenze episcopali.

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